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30 gen. - Siamo un paese immobile, privo di idee e progetti: un paese popolato di litigiosi aspiranti ingegneri o architetti che non hanno interesse a che i lavori partano e si concludano nel segno del cambiamento necessario. Questi sono i padroni della transizione infinita interessati piu' che alla prospettiva al mantenimento dello 'status quo'. E' questo il 'senso politico' del Rapporto-Italia 2010 dell'Eurispes presentato oggi e incentrato sul mancato passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Tanto che e' "proprio la mancanza di un progetto", evidenzia il Rapporto, che "segna pesantemente il presente, mortifica le attese degli italiani e impedisce di immaginare e costruire il futuro".
Ricordato che l'anno scorso
"fummo i soli a sostenere che la crisi finanziaria non avrebbe inferto
colpi irreparabili all'economia italiana e che sarebbe stata di breve
durata - ha spiegato il Presidente, Gian Maria Fara - e mentre molti
economisti prevedevano sventure, noi vedevamo possibile una sia pur
lieve ripresa gia' a partire dalla fine del 2009", il punto d'attacco
del Rapporto e' il mancato passaggio dalla prima alla seconda
Repubblica.
"Noi avvertivamo il rischio che l'attenzione del Paese
potesse essere distolta, con la paura di un crollo dell'economia, dalle
vere cause del malessere italiano e percio' fosse ulteriormente
prorogata la cosiddetta fase di transizione nella quale la Repubblica
e' impantanata da quasi vent'anni", ha precisato ancora Fara. "E'
infatti questo il tempo che e' trascorso dal crollo della Prima
Repubblica ad oggi. E' diventato chiaro che il modello di sviluppo
elaborato dalla classe dirigente nel dopoguerra si era praticamente
esaurito dopo aver trasformato un paese agricolo in una delle prime
dieci potenze economiche e la sua fine coincise con la fine di una
classe dirigente che non aveva saputo comprendere, interpretare e
governare i cambiamenti".
L'analisi critica del Rapporto e' che
"mantenere il cantiere aperto comporta un costo altissimo per la nostra
economia ed un rischio per la tenuta stessa della democrazia. Non
abbiamo timore di essere accusati di eccessivo allarmismo, ma dal
nostro osservatorio - ha notato Fara - cogliamo segnali preoccupanti di
disagio, di distacco, quando non di ostilita' nei confronti delle
Istituzioni che aspiranti capipopolo vorrebbero cavalcare. E mentre
tutto cio' accade, la nostra classe dirigente appare interessata solo
agli equilibri di potere, a costruire e smontare alleanze, ad operare
per il proprio esclusivo tornaconto, ad imbastire lucrosi affari, a
difendere privilegi e vantaggi senza rendersi conto che l'intero
sistema si sta progressivamente sfaldando. Una sola preoccupazione e'
in cima ai pensieri di tutti: come prepararsi al dopo Berlusconi".
SANITA', LISTE ATTESA TROPPO LUNGHE PER 3 ITALIANI SU 4 - Sono i tempi di attesa negli ospedali a far precipitare
l'indice di gradimento dei cittadini nei confronti dei servizi offerti
dal Ssn, del quale, peraltro, il 56% e' poco o per niente soddisfatto.
E' quanto emerge dal Rapporto Eurispes Italia 2010, in cui si legge
anche che se si volesse stilare un indice di gradimento è possibile
affermare che ad essere meno polemici nei confronti dei servizi offerti
dal sistema sanitario nazionale sono gli appartenenti ad un
orientamento politico di sinistra (50,7%), seguiti dal 45,5% del
centro-destra, dal 43,2% del centro-sinistra, dal 38,1% del centro, dal
37,9% della destra e dal 35,7% di quanti non si riconoscono in nessuna
area politica.
Delle attese all'interno degli ospedali si lamentano
sostanzialmente tre persone su quattro : il livello di insoddisfazione
interessa infatti 74,5% degli cittadini, contro il 21,3% di quanti si
ritengono al contrario soddisfatti. La scontentezza dovuta alle lunghe
attese per accedere ai servizi erogati dagli ospedali e' in tutte le
aree geografiche superiore al 65% sebbene le maggiori criticita' si
riscontrino al Centro (83,8%), nelle Isole (82,4%), mentre i residenti
al Nord-Est lamentano in misura minore i tempi di attesa (65,3%).
Dai
dati Eursispes, inoltre, emerge che la maggior parte dei cittadini,
complessivamente il 56,3%, e' poco (43,5%) e per niente (12,8%)
soddisfatto dei servizi offerti dal servizio sanitario nazionale: il
41,7% apprezza i servizi offerti dalla sanita' italiana abbastanza
(37,2%) e molto (4,5%). In totale il 58,7% delle donne e il 53,9% degli
uomini si sentono poco o per niente soddisfatti dei servizi in
questione.
Ad esprimere soddisfazione per la situazione sanitaria nel
nostro Paese e' soprattutto il Nord-Est (56,3%, abbastanza il 47,6% e
molto l'8,7%), contro il 41,6% che non lo e' (il 31,6% apprezza poco i
servizi erogati a livello sanitario e il 10% non li apprezza affatto).
A seguire il Nord-Ovest (43,4%) in cui il 38,6% degli abitanti e'
abbastanza soddisfatto del sistema sanitario e il 4,8% lo e' molto,
mentre il 43,4% si dice poco soddisfatto e il 10,6% esprime
insoddisfazione al riguardo (per un totale del 54%).
Tra gli abitanti
del Centro il 48% si dice poco soddisfatto, il 35,9% lo e' abbastanza,
l'11,2% non lo e' per niente e il 4% esprime il proprio totale
apprezzamento. Anche al Sud e' il 48,3% dei cittadini a gradire poco i
servizi sanitari, seguito dal 32,4% di coloro che lo sono abbastanza,
dal 15,5% di popolazione che risulta profondamente diffidente e il 2,4%
che e' molto soddisfatto.
Infine nelle Isole il 46,3% dichiara la poca
soddisfazione in merito ai servizi medici, seguito dal 28,7% di quanti
si dicono abbastanza contenti, dal 19,9% degli insoddisfatti e dal solo
1,5% che esprime un alto grado di soddisfazione.
CITTADINI E BANCHE,
TROPPO CARE E DISTANTI DA FAMIGLIE - Le banche
sono troppo care e distanti dalle esigenze delle famiglie. La
bocciatura emerge dal sondaggio condotto dall'Eurispes per il suo
Rapporto Italia 2010.
A giudicare eccessivamente onerosi i prestiti
concessi dagli istituti e' il 45,2% degli intervistati. Ma cio' che
maggiormente viene contestato al sistema creditizio e' la sua
lontananza dalle esigenze della gente comune.
L'86,1% del campione
ritiene che le banchenon siano in alcun modo (46,6%) o poco (39,5%) in
grado di farsi carico dei problemi e delle necessita' delle famiglie.
Il 55,2% degli italiani e' inoltre molto convinto che le banche diano
credito solo a chi dimostra gia' di possedere beni e l'84,1% le giudica
esose.
Assai diffusa e' l'idea che le banche diano credito ai potenti
indipendentemente dalle garanzie: appartiene al 71,5% degli
intervistati. Il 75,7% degli italiani pensa che gli istituti di credito
raccolgano i risparmi tra i piccoli per finanziare i grandi. Appena il
16,5% giudica le banche importanti per finanziare le imprese.
Insufficienti anche i servizi offerti: il 78,4% del campione ne da' un
giudizio negativo o appena sufficiente.
PREVIDENZA INTEGRATIVA POCO
ATTRAENTE, CAMBIARE NORME - Solo il 20,7% dei
lavoratori ha aderito alla previdenza complementare, dimostrando cosi'
che il quadro normativo "non si e' rivelato capace di attrarre
l'interesse dei lavoratori". Nel Rapporto del 2010, l'Eurispes rileva
che pur essendo la spesa pensionistica italiana in rapporto al Pil tra
le piu' alte in Europa, "il problema demografico viene risolto
semplicemente diminuendo la pensione del singolo lavoratore, e
proponendo l'adesione alla previdenza integrativa privata per supplire
a questa diminuzione".
Questo perche' "nel sistema contributivo quindi,
ogni anno lo Stato riceve i contributi che vengono girati per pagare le
pensioni. In altre parole, di anno in anno, il debito pensionistico
dello Stato e' uguale alle risorse disponibili per pagare le pensioni,
e il sistema si ritrova in equilibrio".
Attualmente, rileva sempre
l'Eurispes, "grazie alle riforme attuate al sistema previdenziale
italiano negli anni Novanta, la spesa pensionistica e' tornata sotto
controllo. In particolare, se in assenza di riforme il rapporto tra
spesa e Pil avrebbe probabilmente superato il 23%, le nuove stime,
indicano che da qui al 2030 la spesa per le pensioni rispetto al Pil
aumentera' di circa l'1,6% per poi diminuire nuovamente e tornare nel
2050 a valori simili a quello attuale, intorno al 14%".
Per l'Italia,
segnala l'Eurispes, "l'effetto demografico e' particolarmente grave, ma
sono anche possibili dei margini di intervento molto ampi per
contrastare questo effetto mediante opportune politiche del lavoro".
CASA, AFFITTO ARRIVA A COSTARE IL 116% DEL REDDITO - Diventa sempre piu' difficile sostenere acquistare casa, e
soprattutto sostenerne il costo: l'affitto arriva cosi' a costare anche
il 116% del reddito per una famiglia con un reddito annuo di 20 mila
euro l'anno e che abita in una zona centrale. Per quanto riguarda i
mutui, nel Rapporto 2010, l'Eurispes ha spiegato che e' un problema,
quello della sua sostenibilita', che si e' tradotto in un incremento
del numero di sofferenze e pignoramenti.
Nel terzo trimestre 2009, il
flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto alla consistenza
dei prestiti alla fine del periodo precedente, ha raggiunto l'1,5% per
le famiglie consumatrici (dallo 0,9% nel periodo corrispondente del
2008) e ha prodotto un rischio di ingresso in sofferenza maggiore per i
contratti a tasso variabile, per i mutuatari piu' giovani, per quelli
residenti nel Mezzogiorno e per gli immigrati. Il numero di nuove
procedure di pignoramento immobiliare e' cresciuto del 20% tra il primo
semestre 2006 e il primo semestre 2007 (da 15.021 a 18.043) e del 16,7%
tra il primo semestre 2007 e il primo semestre 2008 (da 18.043 a
21.059), con circa 130.000 procedimenti pendenti.
Tornando agli
affitti, una famiglia con un reddito annuo di 20.000 euro che volesse
vivere in una zona urbana centrale di una delle otto citta'
considerate, dovrebbe destinare al pagamento del solo canone di
locazione (escluse quindi le spese accessorie), una percentuale del
proprio reddito compresa tra il 24,8% e il 116,6%, mentre in zona
periferica la stessa percentuale varierebbe dal 20,2% e il 67,5%
(rispettivamente Palermo e Roma); l'incidenza del canone di locazione
su un reddito di 30.000 euro l'anno risulterebbe, ovviamente,
inferiore, ma tutt'altro che trascurabile. Varierebbe, infatti, tra il
16,6% e il 77,8% in una zona urbana centrale e tra il 13,4% e il 45% in
periferia (rispettivamente Palermo e Roma).
STUDENTI SEMPRE PIU' IN FUGA
VERSO LE 'PRIVATE' - Meno istituti cattolici,
piu' scuole private: sono queste le nuove tendenze della scuola
italiana, secondo l'Eurispes, che nel "Rapporto Italia 2010"
sottolinea: anche il ritorno alla tanto paventata "meritocrazia", ha
destato non pochi effetti a favore della scuola privata, soprattutto
nell'ambito dell'istruzione superiore, dando adito alla cosiddetta
"fuga dai licei", ovvero la richiesta di asilo a scuole meno complicate
per sfuggire al recupero dei debiti a seguito degli esiti degli
scrutini dell'anno scolastico 2008/2009 che hanno visto un aumento del
15-20% di alunni rimandati nelle scuole superiori, nonche' l'abbandono
dei professionali per i corsi regionali.
Dopo essere state equiparate
nel 2000 dall'allora ministro Berlinguer, le scuole private, nel nostro
Paese, spiega Eurispes," hanno cominciato a ricevere una serie di
finanziamenti di denaro pubblico, sotto forma di sussidi diretti;
finanziamenti di progetti finalizzati all'elevazione di qualita' ed
efficacia delle offerte formative e contributi alle famiglie denominati
"buoni scuola", sino a vedersi stanziare ben 130 milioni di euro
dall'ultima Finanziaria 2010.
A tali contributi statali, spesso
considerati uno dei principali fattori che, rendendo meno onerose le
rette alle famiglie che vogliono iscrivere i propri figli nelle scuole
non statali, facilitano la scelta verso le scuole private, si sono
aggiunti negli anni anche numerosi contributi erogati singolarmente
dalle regioni e dalle amministrazioni locali a seconda delle esigenze
territoriali.
E' nell'area geografica del Nord che tali fondi hanno
raggiunto livelli particolarmente elevati: ne sono un esempio la
cosiddetta "dote per la liberta' di scelta" (45 milioni di euro di
finanziamento) stanziata dalla regione Lombardia nel 2008, o i 14
milioni di euro di contributi per le famiglie che iscrivono i figli
alle paritarie nella regione Piemonte, nonche' i finanziamenti erogati
dalla Provincia di Trento nel 2009 con un importo pari al doppio (1
milione e 300 mila in piu'), rispetto all'anno precedente, o i 18 mila
euro della giunta comunale Omega (Piemonte)".
Ma perche' gli
stanziamenti maggiori di fondi si registrano particolarmente nelle
regioni del Nord? Uno dei motivi, spiega il rapporto, "e' la presenza
degli stranieri nelle scuole. Dal monitoraggio sulla stampa nazionale,
emerge che negli ultimi anni la presenza sempre piu' massiccia di
alunni stranieri nelle scuole pubbliche (+0,8%) rispetto alle private
(+0,5%) abbia incentivato molti genitori del Nord a scegliere le scuole
non statali, facendo registrare un vero e proprio boom di iscrizioni
soprattutto nelle scuole dell'infanzia e primarie".
CORRUZIONE, ITALIA
AL 63MO POSTO NEL MONDO - Secondo Transparency
International, nel 2009 l'Italia e' risultata al 63^ posto (su 180
paesi) nella classifica sullo stato della corruzione nei paesi del
mondo. L'anno precedente, nel 2008, l'Italia era stata collocata al
55^posto mentre nel 2007 risultava al 41^ posto. Un dato ed una
tendenza analoga si leggono nel Rapporto della Banca Mondiale,
"Worldwide Governance Indicators 1996-2007", con riferimento, tra i
vari indicatori, a quello relativi al controllo della corruzione
(Control of Corruption).
Siamo quindi di fronte - rileva l'Eurispes - a
due dati molto significativi: un livello di corruzione assai elevato ed
una tendenza al peggioramento. I dati del Servizio Anticorruzione e
Trasparenza del Ministero per la Pubblica Amministrazione e
l'Innovazione elaborati dall'Eurispes parlano chiaro. Nel decennio
1996-2006, su 18.553 sentenze di condanna registrate nel Casellario
Giudiziale Centrale, circa un terzo (6.091) sono condanne per atti
contrari ai doveri di ufficio, 4.737 sono condanne per peculato, 4.634
per abuso di ufficio. L'abuso d'ufficio e' il reato piu' grave
registrato nel 2006 dalla Corte di Cassazione, con 1.403 sentenze su un
totale di 3.454 sentenze di condanna per atti contro la Pubblica
amministrazione.
Inoltre i dati riferiscono due aspetti importanti: il
settore della sanita' emerge come quello piu' a rischio (3.219 persone
denunciate su un totale di 6.752 denunce). A livello territoriale, le
Regioni che risultano piu' colpite dai fenomeni della corruzione sono
quelle meridionali: Calabria, Sicilia, Puglia si collocano ai primi
posti nella classifica delle denunce ed e' sempre la sanita' il settore
piu' a rischio.
Ad esempio, in Calabria su 1.759 persone denunciate,
ben 1.491 sono collegate al settore sanitario. Secondo il SAeT, pero',
la corruzione "scoperta" e registrata in base alle denunce dei reati
contro la Pubblica amministrazione, al suo patrimonio e al suo buon
andamento, e' solo "la punta di un iceberg" rispetto ad una corruzione
"coperta" che e' enorme e diffusa nella societa' italiana. I dati
raccolti per il periodo 2004-2008 manifetano "una stabilita' di fondo"
del fenomeno corruttivo: in media, sono circa 3.800 reati l'anno
("praticamente nulla" rispetto alla vera entita' della corruzione in
Italia).
Tuttavia, nel 2006 si registra un incremento di reati di circa
il 55% dovuto all'aumento delle denunce attinenti la truffa aggravata
per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per danno all'integrita'
del patrimonio della Pubblica amministrazione. Di conseguenza e'
naturale che nel corso del 2006 il numero delle persone denunciate
(19.976) sia stato di gran lunga superiore a quello registrato negli
altri anni. Inoltre, nel 2008 i dati contro la PA sono stati 3.317 e
nel I semestre 2009 il dato si attesta a 1.372 reati.
La truffa e
l'indebita percezione, penalmente sanzionate rispettivamente dagli
artt. 640 bis e 316 ter C.p., rappresentano la quota percentuale piu'
rilevante sul totale dei reati contro la Pubblica amministrazione: il
37,8% nel 2004, il 42% nel 2005, il 65,2% nel 2006, il 34,8% nel 2007,
il 32,3% nel 2008 e il 31,7% nel I^ semestre del 2009. Nel periodo
2004-2008, la verifica della distribuzione territoriale del fenomeno
(numero di denunce collegate alla corruzione) conferma il non lodevole
primato delle regioni meridionali: Sicilia (2.136), Campania (1.811),
Puglia (1.566), Calabria (1.440). L'unica regione del Nord che si
inserisce nel gruppo di testa e' la Lombardia (1.472). Su un altro
fronte, quello del coinvolgimento dei cittadini nella lotta alla
corruzione, il SAeT ha provato a potenziare il servizio, gia'
organizzato dall'Alto Commissario, per stimolare la partecipazione
attiva ma i risultati sono stati decisamente deludenti. In quattro
anni, dal 2005 al 2008, le segnalazioni di reati da parte dei cittadini
sono state assai modeste, solo 449. Nel 2008, nei primi tre mesi di
competenza, solo 15 telefonate sono arrivate al SAeT, per lo piu' con
richiesta di informazioni.
155.000 MAGHI IN ITALIA, GIRO D'AFFARI 6 MLD
ALL'ANNO - Sono almeno 155.000 i sedicenti maghi,
astrologi e cartomanti in Italia (cifra ben superiore rispetto a quella
dei censiti), con un fatturato annuale calcolato attorno ai sei
miliardi di euro e un'evasione fiscale pari al 99 per cento. I dati del
'Telefono Antiplagio' compaiono nella fotografia dell'Italia scattata
dall'Eurispes nel rapporto 2010.
Contrariamente alle aspettative, si
legge nel capitolo dedicato a 'Occhio, malocchio...maghi, astrologi e
cartomanti d'Italia', la maggior parte dei fattucchieri si concentra
nell'Italia settentrionale (41%), mentre le province con il piu' alto
numero sono Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino, Bari, Bologna,
Firenze, Reggio Calabria e Venezia. Numerosi sono anche gli illeciti
risultati dalle denunce: esercizio del mestiere di ciarlatano, evasione
fiscale, circonvenzione di incapace, truffa e truffa aggravata,
estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica,
abuso della credulita' popolare, violazione della privacy e pubblicita'
ingannevole.
Gli abusi segnalati all'associazione dal 1994 a oggi sono
stati 16.000 e i contatti con il sito sono stati 340.000. E le querele
sono sporte solo da 4 cittadini su 100. Sono circa 11 milioni (il 18%
della popolazione e un milione in piu' rispetto alle ultime rilevazioni
Eurispes) le persone che si rivolgono a consulti magici: ogni giorno in
33.000 chiedono consulenze 'magiche', sortilegi, incantesimi ed
esorcismi; l'eta' media e' di 44 anni. Le donne rappresentano la
maggior fetta della clientela dell'occulto (51%), che riesce comunque
ad attirare a se' anche una percentuale significativa di minori (6%).
I
titoli di studio maggiormente conseguiti dalle vittime sono la media
inferiore (44%) e la licenza elementare (37%). Nonostante la crisi
economica, elementi come la salute (22%) e il lavoro (7%) non sembrano
rappresentare una priorita' per chi cerca un consulto magico: sono gli
affetti, con il 46%, a rappresentare la maggiore preoccupazione di chi
si rivolge a maghi e cartomanti, con uno scarto notevole sulle altre
motivazioni.
ALIMENTAZIONE, VA DI MODA L'APERITIVO. NORD BATTE SUD - Tra le nuove abitudini alimentari degli italiani
rientra anche l'affermato "rito dell'aperitivo". E' quanto emerge nel
rapporto Italia 2010 dell'Eurispes che spiega: "Trasformatosi da
semplice spuntino del tardo pomeriggio a vero e proprio pasto serale
l'aperitivo e' diventato un appuntamento irrinunciabile", una "vera e
propria moda" che si e' ampiamente diffusa in tutta Italia, modificando
le abitudini sociali e alimentari degli italiani. Naturalmente il rito
cambia a seconda della citta' in cui ci si trova. "Se da una parte le
maggiori citta' del Nord, in particolare a Milano, hanno reso
l'aperitivo un vero e proprio pasto serale, al Sud questa tradizione
non e' cosi' diffusa".
SETTE RELIGIOSE DIFFUSE, MA NON EVERSIVE - Ferventi di Dio, Hare Krishna, meditazione
trascendentale ma anche movimenti esoterci, culti ufologi e sette
satanico luciferine. L'esistenza delle sette e dei movimenti religiosi
in Italia e' certa, anche se e' complesso delineare le dimensioni
esatte del fenomeno.
I dati a disposizione pero' confermano che a
tutt'oggi nessuno dei movimenti presenti in Italia perseguono obiettivi
diversi da quelli dichiarati e mira ad attuare eversivi o
destabilizzanti che esulano fortemente dal loro 'pretesto religioso'.
E' quanto emerge dal rapporto Eurispes 'Italia 2010' che sottolinea
come dati e cifre cambino a seconda della popolarita', sul piano
nazionale o internazionale, dei movimenti che si cerca di analizzare.
Per quanto dettagliate e accurate, indagini e ricerche non riescono
infatti a dar conto in maniera esaustiva di tutti quei gruppi
associativi 'clandestini' che non hanno visibilita', che sono a
conoscenza soltanto di una ristretta cerchia di affiliati che magari si
riuniscono in case private o che si astengono da forme di pubblicita'.
Anche per questo, si legge nel rapporto Eurispes, il numero delle
persone coinvolte in tali movimenti e' ancora piu' difficile da
censire. E' un dato acquisto ormai che alcune 'psicosette', sia nella
fase di proselitismo sia in quella di indottrinamento degli adepti,
facciano ricorso a sistemi per far crollare le difese psichiche
dell'adepto, portandolo a un basso livello di atteggiamento critico e
alla cieca obbedienza.
Secondo il rapporto del Dipartimento di Pubblica
sicurezza del ministero dell'Interno citato da Eurispes, questo
risultato si otterrebbe in tre diverse tappe: l'isolamento,
l'indottrinamento, il mantenimento. Sebbene le sette religiose possano
celare, al di la' dei loro fini dichiarati, comportamenti immorali e
condotte illecite, questo non sarebbe il caso dei movimenti che hanno
attecchito in Italia.
SEGNALAZIONI UFO,NEL 2009 PIU' CHE NEGLI ULTIMI
10 ANNI - Scie luminose, misteriosi bagliori,
palle di fuoco che solcano i cieli. Il 2009 potrebbe essere ricordato
come l'anno in cui sono avvenute piu' segnalazioni da dieci anni a
questa parte: ben 192 nei primi sette mesi secondo il Centro Ufologico
Nazionale. Lo rivela il rapporto Eurispes diffuso oggi, sottolineando
come molte segnalazioni siano giunte principalmente dal Centro-Sud
Italia, e la regione piu' interessata si sia rivelata essere la
Campania.
Tra le principali tipologie di avvistamento si e' registrata
una netta prevalenza delle segnalazioni di oggetti non identificati ad
alta quota (Aq), mentre le segnalazioni a bassa quota (Bq) sono
notevolmente diminuite, come anche i fenomeni di tipo astronomico e
meteoritico.
Nell'ambito ufologico italiano si puo' considerare come
data significativa il 1954, quando Ernesto Tahyaht fondo' la prima
associazione ufologica, il Cirnos (Centro Indipendente Raccolta Notizie
Osservazioni Spaziali).
Nel 1965 nacque la prima organizzazione
ufologica di rilevanza nazionale, il Cun (Centro Ufologico Nazionale)
con l'intento di unificare la raccolta di informazioni e di porre una
riflessione riguardo la tematica ufologica su base scientifica. Nel
1985 un gruppo di associati abbandono' il Cun per fondare il Cisu
(Centro Italiano Studi Ufologici), originando un dualismo che dura
tutt'oggi.
ALCOOL, IN ITALIA PIU' CHE IN EUROPA SI BEVE 'GIOVANE' - L'Italia si colloca nelle posizioni piu' basse per
consumo pro capite di alcol nella graduatoria stilata dall'Ocse (2007)
ma detiene il primato del piu' precoce contatto con l'alcol: 12 anni e
mezzo rispetto ai 14,6 della media europea. E' quanto emerge dal
rapporto Italia 2010 dell'Eurispes, che sottolinea anche come il numero
dei giovani alcol dipendenti, in particolare, risulta in costante
aumento.
La quota degli alcol dipendenti in carico di eta' inferiore ai
30 anni ammonta al 15%. Otto milioni e mezzo gli italiani a rischio
abuso di alcol, 750.000 dei quali adolescenti (il vino rimane la
bevanda alcolica piu' consumata dagli adulti).
Fra i ragazzi e' molto
diffuso il consumo di bevande alcoliche (birra in primis) al di fuori
dei pasti, soprattutto nei fine settimana e nelle occasione di festa e
di incontro sociale. Secondo uno studio internazionale, rileva ancora
l'Eurispes, l'alcol sara' la terza causa di disabilita', mortalita' e
morbilita' nei prossimi anni. Quanto agli effetti negativi, almeno
24.000 decessi l'anno, malattia e disabilita' causano una spesa pari al
3% del Pil. L'alcol e' oggi all'origine del 25% della mortalita'
giovanile dei ragazzi e del 10% di quella delle ragazze.
Inoltre, in
Italia la mortalita' per incidente stradale correlata al consumo di
alcol viene stimata tra il 30% e il 50% del totale degli incidenti.
Sono oltre 60.000 i soggetti alcol dipendenti presi in carico dai 455
Servizi alcologici territoriali del Sistema sanitario nazionale, con
circa 5.000 nuovi alcoldipendenti all'anno. Le regioni con il maggior
numero di assistiti sono la Lombardia e il Veneto.
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