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25 nov - Sempre malata. Talvolta letale. E' l'aria che
respirano milioni di italiani nelle maggiori citta' della Penisola.
Ancora oggi, dopo anni di allarmi e di multe imposte dalle autorita'
europee, in Italia di inquinamento ci si continua ad ammalare. E a
morire. In silenzio. Questa la fotografia scattata da
EpiAir-Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e
interventi di prevenzione (pubblicato come supplemento al numero 6/2009
di Epidemiologia&Prevenzione, un grande studio sugli effetti a
breve termine degli inquinanti atmosferici (PM10, NO2 e ozono) rilevati
nel periodo 2001-2005 in 10 citta' italiane (Torino, Milano,
Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo,
Cagliari).
Promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM, organismo di coordinamento tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e le Regioni) e coordinato da Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale della Regione Lazio, il Progetto EpiAir e' frutto della collaborazione scientifica di diversi ricercatori italiani nel quadro di progetti promossi a livello nazionale (ma non solo), nonche' dell'esperienza maturata dai servizi sanitari e dalle agenzie regionali per l'ambiente (ARPA) incaricate di sorvegliare lo stato di salute della popolazione e lo stato dell'ambiente.
Il Progetto ha visto quindi una forte integrazione multidisciplinare fra competenze epidemiologiche e competenze di rilevazione ambientale, ad assicurare la validita' delle stime ottenute. Secondo i dati, la popolazione italiana continua a essere esposta a tossici ambientali. E che l'inquinamento atmosferico urbano, in gran parte originato dal traffico veicolare, si conferma ancora oggi come un problema ambientale di assoluta rilevanza per la salute pubblica nelle citta' italiane.
Infatti, nel periodo 2001-2005 si sono rilevati livelli di particolato (PM10), di biossido di azoto (NO2) e di ozono (O3) molto preoccupanti: In particolare, il PM10 in diverse citta', e cioe' nell'area di Mestre (Venezia), a Milano, Torino, Bologna e Taranto, e' stato costantemente al di sopra della soglia di 40 mg/m3 (il limite annuale previsto dalla normativa vigente); il diossido di azoto a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Palermo i valori sono stati sempre superiori a 40 mg/m3 (limite previsto dalla normativa vigente, dal 1* gennaio 2010); quanto all'ozono, in molte citta', e in modo variabile per anno, le concentrazioni risultano sostanzialmente elevate rispetto agli standard di qualita' dell'aria OMS (100 mg/m3) con una forte influenza esercitata dalle condizioni meteoclimatiche (per esempio, i picchi registrati nell'estate 2003).
Gli effetti piu' gravi sulla salute dei cittadini - rilava lo studio - sono quelli che si manifestano in un aumento delle morti. Se si considerano i decessi per cause naturali in tutte le citta', il solo PM10 causa un aumento del rischio di morte in media dello 0,69% per ogni incremento di concentrazione nell'aria di 10 ug/m3. Vuol dire che per ogni 10 ug/m3 in piu' di PM10 nell'aria, laddove ci sarebbero normalmente 1.000 decessi se ne registrano 7 in piu'. Se si applicano questi semplici conti a una citta' come Milano, dove muoiono in media 10.000 persone l'anno per cause naturali e dove la concentrazione media annuale di PM10 nell'aria supera di 20 ug/m3 il limite imposto dalla normativa, si ottiene facilmente che in un anno sono almeno 140 le morti riconducibili al persistente superamento della soglia. Morti che nella maggioranza dei casi avvengono per cause cardiache e respiratorie.
Un prezzo caro, pagato soprattutto dagli anziani, risultati i piu' suscettibili agli effetti deleteri del particolato. Il biossido d'azoto (un marcatore dell'inquinamento da traffico), dal canto suo, e' responsabile di un aumento dello 0.99% per ogni incremento di 10 ug/m3 di tutte le morti per cause naturali, In altri termini: laddove si avrebbero normalmente 1.000 decessi se ne verificano 10 in piu'. La maggior parte di queste morti in eccesso avvengono per disturbi respiratori. Per quanto riguarda infine l'ozono, il terzo inquinante considerato nello studio, per ogni 10 ug/m3 di inquinante si riscontrano aumenti dell'1,54%, 2,29%, 1,22% e 2,78% per le morti per cause naturali, cardiache, cerebrovascolari e respiratorie, rispettivamente. Gli eccessi sono stati valutati nella stagione calda.
''Naturalmente, le conseguenze dell'inquinamento non si esauriscono in un aumento delle morti, ma si manifestano anche con l'incremento dei ricoveri in ospedale'', precisa lo studio. E infatti, gli aumenti dei livelli di PM10 e NO2 nell'atmosfera si riflettono quasi subito nell'incremento dei ricoveri per malattie cardiache, soprattutto scompenso cardiaco, infarto del miocardio e angina instabile. Inoltre, tutti e tre gli inquinanti causano un picco dei ricoveri per malattie respiratorie, ma l'associazione piu' forte e' risultata quella tra Diossido di azoto e ricoveri per asma, con un aumento complessivo del 7,62%.
''Particolarmente marcato e' poi l'effetto del biossido d'azoto sui ricoveri per asma, specie nei bambini: tra 2 e 5 giorni dall'aumento di concentrazione dell'inquinante si registra un incremento dei ricoveri dell'8,8%'' osserva lo studio. Sul banco degli imputati le politiche adottate negli ultimi anni (2001-2007) dalle amministrazioni dei 10 comuni che hanno partecipato al progetto.
Vengono alla luce dallo studio, infatti, scenari contraddittori per quanto riguarda gli interventi sulla mobilita' sostenibile. In effetti, a fronte di una gran varieta' di provvedimenti, che vanno dal car sharing all'Ecopass, dall'istituzione di aree pedonali alle piste ciclabili, dal potenziamento del trasporto pubblico agli incentivi all'acquisto di veicoli elettrici, si registra un numero sempre maggiore di veicoli circolanti nelle citta', con tassi di motorizzazione molto piu' alti rispetto alla media europea. Non solo: si rilevano notevoli difficolta' nell'attuazione delle stesse misure e una carenza di controlli. (Asca).
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