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10 mag. - Lavoro e famiglia: un binomio ancora
difficilmente conciliabile in Italia, soprattutto per le donne.
A lanciare l'allarme e' la Banca d'Italia che in uno studio
sottolinea come una donna su cinque, occupata durante la
gravidanza, finisca per lasciare il lavoro dopo la nascita di
un figlio.
Un dato particolarmente preoccupante se si considera
che, nonostante la significativa crescita registrata negli
ultimi anni, l'Italia continua a distinguersi dagli altri paesi
europei per un tasso di occupazione femminile ancora modesto.
Circa i due terzi delle neo-mamme che abbandonano la propria
occupazione dichiarano di averlo scelto "volontariamente", in
prevalenza per difficolta' a trovare il giusto equilibrio tra
vita familiare e lavorativa. Tant'e' vero che la probabilita'
di lasciare volontariamente il lavoro diminuisce di circa 5
punti percentuali nelle regioni in cui c'e' maggiore
disponibilita' di asili nido pubblici (ne usufruisce solo il 7%
dei bimbi sotto i tre anni) e arriva addirittura a dimezzarsi
in presenza di nonni disposti a fare da baby sitter. La
probabilita' di uscita dal mercato del lavoro aumenta invece
significativamente per le madri sotto i 24 anni (72%) e per
quelle meno istruite (68% tra le donne che si sono fermate alla
licenza media contro il 24,5% delle laureate) e addirittura
triplica per le mamme che al momento del concepimento
lavoravano a tempo determinato.
Il "rischio-abbandono" scende
invece per quelle occupate nel settore pubblico (37%): cio' e'
probabilmente dovuto sia all'alto "costo-opportunita'" di
un'eventuale uscita sia alla maggior flessibilita' consentita
dall'impiego pubblico soprattutto in termini di orari. Fra le
dipendenti del settore privato, infine, la probabilita' di
abbandono sono maggiori per le operaie (37,6% a fronte del
12,9% registrato tra chi ha un ruolo manageriale) e per coloro
che lavorano nei settori del commercio e dei servizi.
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