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06 feb. - di Antonio Pitoni - Le colpe dei figli ricadranno sui
padri. Detta al futuro sembrerebbe
quasi una novità,
ma in realtà la legge
parlava chiaro già prima
della sentenza del Tribunale civile di Milano
che ha condannato i genitori di alcuni minori a
risarcire con 450mila
euro la violenza sessuale
da loro perpetrata ai
danni di una ragazzina
di 12 anni. Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei
minori, saluta con favore la decisione
dei magistrati milanesi: «La deriva dell’adolescenza contemporanea è il fallimento della generazione adulta contemporanea».
Quindi condivide la sentenza?
«Chi parla di adolescenti maleducati e
deviati centra il tema. Ma questo stato
di cose è il risultato del fallimento degli
adulti di riferimento. Ben venga quindi
la sentenza che punisce e responsabilizza
l’adulto».
A sentirla parlare sembra di riascoltare
discorsi che faceva almeno dieci anni
fa…
«Infatti. Già allora era facile capire che
gli adulti dovevano essere richiamati all’ordine. Ma mi diedero del provocatore.
Spero che chi mi criticò rifletta su quanto
sta accadendo oggi. Anche perché, un
conto è rubare la marmellata o rompere
una vetrata giocando a pallone come
avveniva ai nostri tempi. In questi casi
può bastare una reprimenda. Ma oggi
le cronache raccontano di minori che
stuprano coetanee o ragazzine. E così
come allora i genitori risarcivano la vetrata, allo stesso modo oggi i genitori
devono risarcire il “male” procurato dai
loro figli».
La sentenza afferma il principio di responsabilità dei genitori, ma si esaurisce tutto al contesto familiare o il discorso va allargato anche ai modelli offerti dai media?
«I media hanno una grande responsabilità. Rientrano, del resto,
in quel gruppo che si definisce
“agenzia di socializzazione”, che
un tempo era limitato unicamente
alla famiglia e alla scuola. Oggi i
media sono uno strumento educativo, nel senso che chi, come i media,
forgia un modello, educa inevitabilmen‐e».
E arriviamo alla vicenda Morgan…
«La definirei una vicenda assurda. Morgan
ha “confessato” un suo problema per‐
sonale ma ha decisamente sbagliato
confessionale. Più che a un giornalista
avrebbe dovuto rivolgersi ad un terapeuta. E’ un uomo che conosce i media,
ci vive dentro e avrebbe dovuto preve‐
dere come la questione sarebbe stata
trattata. L’esclusione da Sanremo è stata la logica conclusione, ma mi chiedo:
Morgan è l’unico uomo di spettacolo
che si droga? Mi viene in mente una vicenda per certi versi simile…».
Quale?
«Quella di Kate Moss: le tolsero i contratti
ma le regalarono le copertine patinate
in tutto il mondo. Allora mi viene un
dubbio: ma i media a che gioco giocano?
Con Fiorello è accaduto l’opposto: si è
ritirato in silenzio e ha risolto il suo problema. Il suo è stato un comportamento
esemplare».Il Clandestino
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