| 39 LAUREATI SU100 UTILIZZANO POCO LE COMPETENZE ACQUISITE CON LA LAUREA |
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| 01/03/2008 | |
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1 Mar. - "Utilizzi
le competenze universitarie per il lavoro?".
La domanda e' stata posta a oltre 21 mila laureati pre-riforma del 2002,
intervistati a cinque anni dalla laurea. Il 52% risponde "Si', in misura
elevata"; 39 laureati su cento invece utilizzano "in misura
ridotta" le competenze acquisite dalla formazione universitaria. Il 9%
risponde "per niente"
L'approfondimento del X Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei
laureati italiani, curato da Muzio Gola, vice rettore per la Qualita' del Politecnico
di Torino e da Furio Camillo, docente di statistica aziendale dell'Universita'
di Bologna, collaboratore di AlmaLaurea, e' stato presentato, all'Universita'
di Catania al convegno "Formazione universitaria ed esigenze del mercato
del lavoro"."Parliamo di ragazzi a cinque anni dalla laurea, quindi gia' stabilizzati nel mercato del lavoro, e il dato mi sembra preoccupante", commenta Furio Camillo. L'analisi distingue tra i laureati "protetti", per cui e' richiesta la laurea come requisito di legge per fare il lavoro che stanno svolgendo, e gli altri: i primi dichiarano, ovviamente, un grado di utilizzo maggiore del titolo di studi (per il 70% la laurea e' necessaria nel proprio lavoro in misura elevata). "Questo mercato iper-protetto - si legge in una nota - ha diverse articolazioni: ci sono impieghi e professioni che richiedono qualsiasi tipo di laurea, altre, come le professioni liberali, che richiedono invece solo ed esclusivamente un certo tipo di laurea. In questo ultimo caso si passa dal 70% a solo il 75% di laureati che dichiara che la laurea e' necessaria nel suo lavoro in misura elevata. Questo mi sembra ancora piu' preoccupante. Ma se fai il commercialista o il notaio dovresti averlo imparato a fare in Università, o no?". Analizzando il collettivo dei laureati "non protetti", mettendo a sistema tutte le informazioni AlmaLaurea da quando lo studente entra in universita' a quando lavora, viene fuori che fra le caratteristiche determinanti per aumentare l'utilita' della laurea entrano in campo anche i comportamenti delle aziende: maggiore e' il processo di internazionalizzazione della realta' industriale e piu' il laureato e' inserito in un'impresa dove si fanno investimenti in formazione, pi le competenze sono sfruttate a pieno. Per Muzio Gola, "il fatto che, nella rilevazione Alma Laurea, il 48% di tutti i laureati dichiari di utilizzare in maniera o ridotta o nulle le competenze acquisite tramite la formazione universitaria non e' conforme alle attese della assicurazione di qualita', che costruisce gerarchicamente il progetto del corso di studio per ruoli, competenze e risultati di apprendimento. Oggi tale strumento di progetto e' appena ai primi passi della sua realizzazione compiuta e sistematica". Ancora: "E' interessante che le sezioni degli ordinamenti didattici/RAD per l'applicazione della 270 siano di fatto allineate con i requisiti posti per le esigenze di formazione dal rapporto di ricerca CNVSU e con il documento della Fondazione Crui del dicembre 2006; cioe' che, anche se in maniera non esplicita siano stati introdotti a livello ministeriale elementi precisi di assicurazione della qualita'". "La qualita' coincide con l'efficacia del corso e del titolo di studio - insiste il vice rettore del Politecnico di Torino - il problema dunque e' intervenire prima, fare progetti formativi chiari. Ci vuole disciplina, nel senso di rigore, che produca chiarezza ed e' quello che in tutta Europa si sta cercando di fare". Ma l'Universita' non e' l'unica a dover fare di piu' su questo terreno. "Un maggiore apprezzamento delle competenze acquisite durante gli studi si ha quando anche il sistema delle imprese investe in conoscenza, quando i risultati della formazione prodotti dal sistema universitario sono non semplicemente utilizzati ma sviluppati dal sistema di imprese e professioni nel mercato del lavoro". (ITALPRESS) |
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