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Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 19:32
41° Rapporto Censis: La societa' italiana? "Poltiglia" senza collante. Stampa E-mail
08/12/2007
8 Dic - Un'economia in ripresa, un mondo imprenditoriale di successo, ma che non riesce a fare da traino per la societa', che diventa sempre piu' "poltiglia di massa", un ammasso anonimo, privo di prospettive e votato al peggio. È questa la fotografia scattata dal Censis nel "41esimo Rapporto annuale sulla situazione sociale del paese"
coriandolicensis.jpgPresentato ieri alla sede del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel) a Roma. "Il successo della minoranza industriale non riesce a coinvolgere l'intero sistema sociale - si legge nella relazione introduttiva -. Siamo dentro una dinamica evolutiva di pochi e non uno sviluppo di popolo".
Ma quali sono le cause di questa mancata sinergia collettiva? Secondo il Censis innanzitutto siamo davanti a un'economia ancora segnata dall'antico divario Nord-Sud, visto che "le regioni centrali e settentrionali hanno assorbito la spinta positiva dello sviluppo di minoranza fin dentro i piu' sperduti microcosmi territoriali, mentre quasi tute le regioni meridionali sembrano restar fuori dalla positiva evoluzione, anche internazionale, dell'economia reale italiana". Ma non solo. A pesare sono anche le differenze di composizione sociale, con alcuni gruppi, "specie nei giovani e nelle professioni, che hanno accettato le sfide, mentre la maggior parte dei ceti non esposti alla competizione preferiscono restare indifferenti alle sfide stesse". E le differenze sono ancora piu' visibili nella dinamica salariale e, "senza un aumento dei salari, lo sviluppo di minoranza non e' riuscito a generare un rilancio generalizzato dei consumi, come tutti avevano auspicato e atteso". Senza contare l'effetto-euro con le famiglie che "hanno vissuto una compressione durissima (vivere con mille-1.500 euro al mese) e si sono sentite in una spiacevole sensazione di vulnerabilita'".
Contrasto e vulnerabilita' sono dunque le parole chiave che descrivono l'attuale societa', che sembra adagiarsi in un'inerzia diffusa, senza chiamata al futuro, ripiegata su stessa. Da qui l'espressione di "poltiglia di massa", a definire un insieme anonimo, passivo, cui manca l'elemento vitale. "Una mucillagine" fatta di "ritagli personali" senza un vero collante e senza alcuna funzione di coesione da parte delle istituzioni".
Una societa', dunque, fatta di "coriandoli" che stanno insieme per pura inerzia, "ritagli umani" senza punti di riferimento, convergenze psichiche o simboli collettivi. Date queste premesse, risultano chiari l'impossibilita' di costruire un tessuto sociale stabile e il diffondersi di una generalizzata inclinazione al peggio.E gli esempi sono tanti: "Dovunque si giri il guardo - sembra pensare l'italiano medio - facciamo esperienza e conoscenza del peggio: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalita' urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualita' dei programmi televisivi".
Possono le istituzioni e la classe politica fare da collettore collettivo per le nuove energie? La relazione del Censis bolla come "inadeguata" la risposta data finora dalla politica e per il futuro non lascia molte speranze: "Vecchi e nuovi schieramenti non hanno forza di mordente unitario, la classe dirigente scossa dall'attuale ventata di antipolitica, dimostra un'esagerata coesione alla presenza, specialmente mediatica. Non puo' venire da li' il ruolo di collettore di energie e riconcentrazione di alleanze sociopolitiche". Il ruolo di traino deve arrivare dalle "minoranze attive", in grado di sostenere l'avventura personale e promuovere l'ampliamento degli scambi relazionali, a partire da quella che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica. C'e' poi la minoranza che si dedica allo sviluppo delle relazioni internazionali, come i giovani che studiano o lavorano all'estero, i professionisti orientati a esplorare nuovi mercati, gli operatori turistici, e quella "che vive il rapporto con l'immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale". La minoranza "che si ostina a credere in un'esperienza religiosa insieme attenta alla persona e alla complessita' dello sviluppo ai vari livelli e le tante minoranze che hanno scelto l'appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita".
Queste, dunque, le risorse "capaci di incidere sulla consuetudine regressiva" e di sprigionare "le energie necessarie per uscire dallo stallo". (Velino)
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