L’Italia non è un paese a misura di giovani. A rivelarlo è il secondo Rapporto sulla coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro. I dati parlano chiaro: alla data del primo gennaio 2011 si possono ocntare 144,5 anziani ogni 100 giovani, e la cifra è destinata ad aumentare. Aaranno 256 ogni 100 giovani già nel 2050. Un trend preoccupante determinato da diversi fattori, tra cui in primis l’aumento della sopravvivenza e poi il bassop tasso di fertilità.
Nel rapporto si indaga anche la questione dell’occupazione; l’Istat ha rilevato che, solo nel primo semestre del 2011 il lavoro dipendente o parasubordinato è pari a oltre 5,325 milioni con un 67,7% delle assunzioni formalizzato in contratti a tempo determinato e solo un 19% con contratti a tempo indeterminato. Insomma, lavoratori italiani più precari e più discriminati. Nel rapporto si evidenzia anche come per i primi sei mesi del 2011 (se confrontati con il 2010) la crescita degli occupati Inps è stata pari a sole 5mila unità; di queste solo il 19% dei nuovi rapporti di lavoro era a tempo indeterminato.
Ancora lo stesso Rapporto evidenzia come il tasso di disoccupazione giovanile sia pari al 27,4%, con una punta del 44% in riferimento alle donne del Mezzogiorno. Questo dato in particolare è fronte di riflessione: il divario di genere insomma è piuttosto marcato e questo fattore si evidenzia soprattutto nella questione delle retribuzioni.La media delle retribuzioni per gli uomini nel 2010 è rimasta più elevata circa del 20% rispetto a quella delle donne: se per i primi si parla di 1.407 euro per le donne di 1.131.
Ma non è tutto: il gap è evidenziato anche dal carico di lavoro familiare che ancora incombe sulle donne, il 71,3% per la precisione; senza contare che la maternità sembra essere strettamente legata alla presenza di un contratto a tempo indeterminato (ne è in possesso il 91% delle neo-mamme).















