| 7 IRACHENI SU 10 VOGLIONO IL RITIRO DELLE FORZE STRANIERE |
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| 17/03/2008 | |
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17 Mar. - Oltre
due terzi degli iracheni ritengono che le forze di occupazione
dovrebbero andarsene dal loro Paese. Sono i risultati di un sondaggio
condotto per la televisione britannica in vista del quinto anniversario
dell'invasione del 2003.
Il 70% degli intervistati ha risposto che le truppe straniere dovrebbero ritirarsi. Il
40 % pensa tuttavia che gli Stati Uniti debbano avere un ruolo maggiore
nella ricostruzione dell'Iraq, e il 36% vuole un maggiore
coinvolgimento britannico.Nel complesso, i risultati del sondaggio, realizzato per Channel 4 da ORB, un istituto di rilevazioni britannico che segue l'andamento dell'opinione pubblica irachena dal 2005, presentano un quadro diversificato dell'atteggiamento degli iracheni, a cinque anni dall'invasione guidata dagli Usa che – nel marzo 2003 - ha rovesciato il regime di Saddam Hussein. Affermazioni sconfortate sulla realtà della loro esistenza quotidiana contrastano infatti con una visione del futuro sorprendentemente positiva. Questo malgrado l'impatto della violenza sulla vita personale. Un quarto degli intervistati ha detto infatti di avere perso un familiare assassinato. A Baghdad, il dato sale quasi alla metà (il 45 %).
Circa
l'81% ha avuto interruzioni di elettricità nel mese precedente alle
rilevazioni, e il 43 % scarsità di acqua potabile. Oltre un quarto
degli intervistati (il 28 %) ha sofferto mancanza di generi alimentari
– un dato che sale al 44% nelle province del sud.
Per quanto riguarda i progressi verso la democrazia, le opinioni variano. Tuttavia, solo il 23% pensa che l'azione militare sia stata nell'interesse a lungo termine dell'Iraq, mentre il 46% ritiene che non lo sia stata. Nonostente ciò, il 51% preferisce la vita oggi a quella sotto il regime di Saddam Hussein. Il 55% è ottimista sul futuro, anche se fra i sunniti la percentuale scende al 48 per cento. E il 68 % dice che l'Iraq "un giorno sarà tranquillo e normale". Un altro sondaggio, i cui risultati sono stati resi pubblici oggi, conferma che gli iracheni hanno una maggiore speranza nel futuro, ma attribuiscono il merito dei miglioramenti relativi rilevati nel proprio Paese al governo, all'esercito, e alla polizia iracheni, e non agli Stati Uniti. Oltre la metà degli intervistati, il 53 %, pensa anzi che l''aumento delle truppe statunitensi nella provincia di al Anbar e a Baghdad abbia peggiorato – non migliorato - la situazione complessiva della sicurezza. Tuttavia, sulla questione del ritiro delle truppe straniere, la percentuale dei favorevoli è del 38%, una diminuzione del 9% rispetto al 47% dello stesso sondaggio condotto nell'agosto scorso. Per quanto riguarda la sicurezza, il dialogo politico, la capacità del governo iracheno, e lo sviluppo economico, una percentuale compresa fra il 42 e il 53 % degli intervistati dice che la situazione è peggiorata. L'88% definisce la disponibilità di acqua "pessima" o "quite bad". Per il carburante è l'81%, e per l'elettricità il 61%. Per quanto riguarda le speranze per il futuro, meno della metà degli intervistati prevede che l'Iraq sarà migliorato fra un anno. Ad ogni modo, questa percentuale – il 46% - è il doppio di quella rilevata ad agosto, quando solo il 23% si aspettava un anno migliore. Anche qui, la spaccatura confessionale è notevole, con il 59% degli sciiti ottimisti, contro solo il 17% dei sunniti. Questo secondo sondaggio è stato commissionato dalla rete televisiva Usa ABC News e dalla BBC, assieme alla televisione tedesca ARD, e alla giapponese NHK. (Osservatorio Iraq) |
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