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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 22:19
RICERCA: A RIMINI 1 GIOVANE SU 4 VA A SCUOLA SOLO PER FARE AMICIZIA Stampa E-mail
09/05/2008

9 Mag. - A scuola si studia, ma si socializza anche, e per quasi un quarto dei giovani (il 23,9%) è questo secondo fine la motivazione più forte per sedersi sui banchi. Il dato emerge da un'indagine realizzata in nove istituti di istruzione superiore della provincia di Rimini (quasi tutti tecnici e professionali) nel 2003-2004, ma presentata solo oggi.

giovani280x200.jpgLe 49 domande a risposte chiuse e multiple vertono su scuola, lavoro, tempo libero e rapporti con gli altri. Sono state elaborate dagli stessi studenti del polo scolastico di Morciano, e poi sottoposte a 3.427 alunni tra i 15 e i 17 anni. Hanno risposto al 71%, un riscontro statistico giudicato "enorme" dai promotori del sondaggio. "E' importante conoscere il pensiero dei giovani per dare loro delle risposte", spiega Fabrizio Piccioni, assessore provinciale alle Politiche giovanili. Riconosce la mancanza di spazi di aggregazione, in particolare in Valconca. "Stiamo lavorando molto in questi anni per dare l'opportunità di creare prima le associazioni giovanili e poi i centri di aggregazione".

Le risposte più significative appaiono nelle due prime tematiche. Per l'87% degli intervistati la scuola può favorire la socializzazione attraverso la creazione di appositi spazi, tuttavia ciò non significa che ci sia mancanza di spazi di aggregazione al di fuori della scuola. Infatti sei ragazzi su dieci (il 59,7%) trova tutti gli spazi necessari per i propri hobby durante il tempo libero. Ma i ragazzi vogliono sentirsi bene a scuola, e per questo chiedono in primis dei laboratori attrezzati e aggiornati (al 31%). In fondo alla classifica dei servizi essenziali al benessere ci sono invece le videoteche ben attrezzate e fornite (2,4%) e una biblioteca ad orario continuo (4,2%). Tuttavia tra la II e la IV superiore, aumenta la richiesta di socializzazione attraverso attività culturali a discapito di quelle ludiche.

Per quasi la metà degli studenti (il 46%), l'attività scolastica prediletta per socializzare è l'uscita didattica. I ragazzi dimostrano inoltre un fortissimo interesse per le attività integrative (piacciono al 95%), con una prevalenza femminile per quelle culturali e maschile per quelle sportive. Ma alla scuola si chiedono anche servizi interni di informazione, orientamento e consiglio. Si tratta innanzitutto di avere esperti di problematiche adolescenziali per il 27%, ma il dato è in diminuzione, di aver corsi di orientamento per preparare le scelte dopo il diploma (19%), di aver informazioni sul mercato del lavoro (18%) e di visitare le aziende (15%). E proprio il lavoro è una preoccupazione dei giovani visto che 4 su 5 ci pensano abbastanza o molto. Tuttavia più di un terzo di loro (il 35,8%) ritiene che il proprio percorso scolastico non sia coerente con le proprie attitudini professionali. Un dato in contrasto con il fatto che ben l'88% degli intervistati dichiara di aver scelto liberamente la scuola frequentata.

Il 18,5% dei giovani vede un rapporto negativo fra i propri studi e il futuro lavoro. E questa percentuale di "demotivati" aumenta con l'età ed è più alta negli istituti tecnici. La ragione di questo divario fra scuola e lavoro viene dal fatto che le materie studiate non servono per il futuro impiego, lo dice il 58% dei demotivati. Su come i giovani spendono il proprio tempo libero invece, non ci sono sorprese: più della metà lo passa con gli amici o il fidanzato. E tra i passatempi, le ragazze premiano la musica e i ragazzi lo sport. Da notare che per quasi la metà dei giovani (il 45%) un hobby può trasformarsi in lavoro mentre uno su tre lo esclude decisamente. Nei rapporti con gli altri infine il quadro è piuttosto positivo. E quando c'è malessere deriva dalla formazione di piccoli gruppi all'interno della classe perché possono genere esclusione. Ma solo in minima parte si chiede alla scuola di aiutare a risolvere i problemi personali.ncluso il ministro. "Lavoreremo subito su nuove misure analogamente a quanto accade in Francia e in Spagna dove vigono regole rigide contro i clandestini e speriamo che questo punto esca finalmente dallo scontro tra ideologie politiche". (diregiovani)

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