| AI GENITORI PIACE FACEBOOK. TRIPLICATO NUMERO ISCRITTI FRA 35 E 54 ANNI |
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| 07/08/2008 | |
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07 ago. - Fino a non molto tempo fa i siti di social
networking, come Facebook, erano un mondo popolato di soli giovani e
giovanissimi. Oggi non è più così. Un esercito di genitori ha fatto il
grande passo: si è registrato, ha creato il proprio profilo e ha
mandato la richiesta di "amicizia" ai propri figli e ai loro amici.
A volte per colmare il gap informatico e comunicare meglio con la prole. E spesso per tenerla sotto controllo.
Boom di iscrizioni over 35. Su Facebook, creato in origine per gli studenti universitari, il numero degli iscritti tra i 35 e i 54 anni è più che triplicato negli ultimi 12 mesi, mentre gli over 65 sono cresciuti di oltre il 150%.
Le dinamiche comunicative di questi siti spiegano da sole il boom di iscrizioni di "over 35". Gli utenti creano profili che spesso contengono foto e liste di interessi personali, scambiano messaggi privati o pubblici e fanno parte di gruppi di amici.
Inoltre quando un "amico autorizzato" fa un commento a una propria foto, la rende accessibile automaticamente agli amici dei propri amici, aggirando e vanificando di fatto i privacy settings impostati dall'utente. Questo significa grande libertà, per i genitori iscritti, di sapere di cosa parlano i figli con i loro amici, di bacchettarli via Web se usano parole volgari e di proteggerli dai tentativi di adescamento di eventuali persone sospette.
Si parla con (e della) famiglia. Sul fatto che sempre più ragazzi utilizzino questo tipo di siti per comunicare con la famiglia non ci sono dubbi.
Basti pensare al caos scatenato da Kathryn Blair, figlia dell'ex premier britannico Tony. Nel suo profilo su Facebook ha pensato bene di segnalare dettagliatamente gli spostamenti della sua famiglia, in vacanza in Malaysia, facendo scattare l'allerta sicurezza. Kathryn aveva lasciato il suo profilo "aperto": ovvero qualsiasi navigatore internet avrebbe potuto conoscere informazioni delicate sugli spostamenti vacanzieri dell'ex premier e dei suoi cari.
Se papà chiede la tua "amicizia".
Nonostante gli sforzi degli adulti, parecchi giovani continuano a rimanere molto perplessi quando ricevono la richiesta di "amicizia" di padri e madri. Per molti di loro si tratta di un'intrusione nella privacy, in quello che considerano il loro mondo, lontano e differente da quello condiviso con i genitori. Per tanti altri, però, si tratta semplicemente di un modo per rimanere in contatto. Secondo gli esperti, tutto dipende dalla qualità dei rapporti tra genitori e figli.
Insomma, per comunicare bene in rete, come era prevedibile, è necessario che prima di tutto ci sia un bel rapporto nel mondo reale.
Condividere e vigilare. Molti genitori però sono spinti soprattutto dal desiderio di tenere i loro figli sotto controllo. Alcuni cercano di limitarne la visibilità agli sconosciuti scegliendo le impostazioni più rigide per la privacy. In questo modo evitano che i ragazzi mettano in rete troppe informazioni personali o inappropriate. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dai figli che invitano i genitori su Facebook. Gli spiegano passo a passo come costruire le loro pagine personali, inserire le foto e aggiungere commenti. Addirittura molti genitori sostengono di avere più conversazioni telematiche con gli amici dei loro figli che con i figli stessi.
Meglio non "autoinvitarsi". Gli esperti mettono in guardia i genitori che vogliono diventare "amici" dei loro figli senza che questi li invitino spontaneamente. I ragazzi, in questo caso, potrebbero decidere di bloccare totalmente il loro accesso alle informazioni condivise. In molti, comunque, pensano che i genitori dovrebbero mantenere una certa distanza dai siti di social networking. La curiosità di leggere quello che dicono i figli e i loro amici li porta spesso a dimenticare che la ghiotta opportunità è reciproca. La raccomandazione principale per i genitori è quindi di non iscriversi solo per controllare, ma soprattutto per condividere. (repubblica.it)
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