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Ultimo aggiornamento: 29.08.2008 ore 18:42
ANCOT: IL 58% DEGLI ITALIANI POCO INFORMATI IN MATERIA DI FEDERALISMO FISCALE Stampa E-mail
24/03/2008

24 Mar. - Solo un italiano su 3 e' ben informato sul federalismo fiscale. E' quanto emerge da un indagine dell'Ancot, Associazione Nazionale Consulenti Tributari, che ritiene "ancora lacunosa la preparazione di molti italiani" in materia.

federalismofiscale280x200.jpgDallo studio emerge che il 58% dei connazionali sono "poco informati" sulla materia, mentre il 61% riterrebbe utile una maggiore informazione da parte delle istituzioni regionali e il 39% da parte di quelle nazionali come il Governo e il Parlamento. Pari quindi al 33% l'ammontare di coloro che si ritengono informati, mentre il 5,3% non conosce affatto il federalismo fiscale e il 4% si ritiene "molto informato".

Il 45% di coloro che hanno risposto al questionario inoltre fa equivalere il significato di "federalismo fiscale" al fatto che le imposte pagate restino tutte nella propria regione, mentre cio' non e' vero per il 50% e il 5% non sa dare una risposta.

L'Ancot ricorda che per federalismo fiscale si intende la possibilita' per le Regioni e gli enti locali, ovvero Province e Comuni, di imporre tasse per finanziare le proprie spese.

Questo gia' avviene per diverse imposte quali ad esempio l'addizionale regionale dell'Irpef e l'Irap incassate dalle Regioni, l'imposta regionale sulle attivita' produttive. Allo stesso modo le Province incassano un'imposta propria, la Ipt cioe' l'imposta provinciale sui trasporti, cosi' come i Comuni possono contare sull'Ici, l'imposta comunale sugli immobili e sull'addizionale comunale dell'Irpef.

Dal sondaggio emerge inoltre che, per il 50% di coloro che si sono sottoposti al questionario telematico, ogni regione ha totale autonomia impositiva nel determinare le aliquote fiscali mentre cio' non avviene secondo il 45%, il 5% invece non sa dare una risposta.

Per quanto riguarda invece le imposte interessate da federalismo il sondaggio evidenzia che per il 27% si tratta dell'Irap, per il 21% dell'Irpef, per il 15% dell'Ires, per il 12% del bollo, per il 9% del registro, per l'8% delle accise e per il 7% dell'Iva. Interessante evidenziare, inoltre, la paradossale "vicinanza" tra il numero di coloro che ritengono il federalismo fiscale gia' iniziato (51%) e coloro che ritengono non sia stato ancora avviato (42%). Al contempo e' la stragrande maggioranza di intervistati (93%) a concordare sul fatto che il federalismo fiscale non sia coinciso con il miglioramento dell'offerta dei servizi regionali. "La nostra indagine - ha detto il presidente nazionale dell'Ancot, Arvedo Marinelli - ha messo in evidenza cio' che gli italiani sanno del processo di federalismo fiscale in atto. I sempre piu' contenuti trasferimenti erariali dallo Stato agli enti locali impone invece un continuo e costante monitoraggio per verificare e capire come questi ultimi riescono a reperire le somme necessarie per assicurare alla collettivita' l'erogazione dei servizi".

"E' imbarazzante - afferma il Presidente Dino Agostini, che ha curato la predisposizione del questionario - come dalle risposte fornite sia chiaro di quale e quanta confusione vi sia nei cittadini circa il cosiddetto federalismo fiscale. Le risposte catalogate anche per Regione di provenienza dimostrano che il dato e' uniforme in tutta Italia segno questo che si e' carenti d'informazione in generale oppure che le informazioni ad oggi fornite, comprese quelle date dai mezzi di comunicazione, non sono state sufficienti a far prendere coscienza e conoscenza, ai cittadini, di cosa comporti e significhi il federalismo fiscale e quale sia il suo stato di attuazione. Un impegno in tal senso, da parte delle istituzioni cosi' come da parte dei mezzi d'informazione, credo sia molto utile affinche' non si creino aspettative o timori del tutto infondati." (AGI)
Commenti (1) >>
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scritto da Cicerone80, alias Zeferino, maggio 31, 2008

Fino a pochi giorni fa avevo una conoscenza piuttosto generica del titolo V della Costituzione e del federalismo fiscale.
Oggi (01/06/200smilies/cool.gif sono molto interessato all'argomento, per diversi motivi che dirò tra poco; ci tengo a sottolineare che questo improvviso interesse è stato determinato dalle parole del Presidente della Repubblica, che ha parlato di un federalismo fiscale ormai ineludibile, ed aggiungendo che esso deve essere solidale, equo, ed efficace.
Avete fatto benissimo a inserire nel sondaggio che "mentre il 61% riterrebbe utile una maggiore informazione da parte delle istituzioni regionali e il 39% da parte di quelle nazionali come il Governo e il Parlamento..."; infatti, capirci qualcosa con le proprie forze è veramente molto duro! Su Internet, tramite Google, ho trovato molti articoli della lunghezza media di 30 - 40 pagine, piuttosto accademici e di difficile comprensione per chi non ha fatto studi specifici. Invece, io vorrei una specie di prontuario, un pò come si fa per le FAQ, sui più importanti concetti del federalismo fiscale, e sopratutto sui vari modelli di federalismo fiscale esistenti, e ancor più sulle ipotesi di federalismo fiscale ventilate dalle varie forze politiche.
Il federalismo fiscale è per me un argomento della massima importanza, sia come cittadino italiano e sia come cittadino campano. Come cittadino italiano mi auguro che venga attuato un federalismo fiscale come auspicato dal Capo dello Stato, e cioè solidale, equo, ed efficace. Come cittadino residente a Salerno, vorrei un federalismo che, pur rifuggendo dalle tristissime modalità dell'assistenzialismo, tenga comunque conto delle differenze tra Nord e Sud.
In particolare, ho le seguenti preoccupazioni. Le elenco, quì di seguito.
Il Mezzogiorno d' Italia è carente in infrastrutture rispetto al Centro - Nord del Paese.
Con la riforma federalista, dai fondi delle disponibilità delle Regioni ricche, potranno essere attinte, e quindi destinate, risorse volte al finanziamento del programma di infrastrutturazione del Mezzogiorno?
Resterà il fondo perequativo?
Non potrà avvenire che il Mezzogiorno veda peggiorare ancora di più il gap oggi esistente, e che lo vede largamente penalizzato?
Vi sarei grato di una risposta chiarificatrice.

Al termine di questo lungo commento, in definitiva plaudo alla Vostra ottima iniziativa, e mi auguro di non essere lasciato solo al mio sforzo di capirci qualcosa.

Cordiali saluti

Cicerone80, alias Zeferino.

P.S. Ho espresso il mio pensiero "politico" al seguente indirizzo:
http://digilander.libero.it/Cicerone80/C_contatti.htm
sezione "Politica" del mio sito personale.
Il termine "politico" ha quì il significato di un cittadino di 74 anni che non ha mai ricoperto incarichi politici nè svolto politica attiva. Sono semplicemente un cittadino comune, che vorrebbe un mondo migliore per i propri figli, per i propri nipoti e per tutti quelli che lo seguono.





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