| BOLIVIA: TENSIONI A 5 GIORNI DAL REFERENDUM PER L'AUTONOMIA |
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| 29/04/2008 | |
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29 apr.- Ore di tensione si vivono in
Bolivia a cinque giorni dal referendum per l'autonomia fissato
dal prefetto del dipartimento di Santa Cruz in aperto contrasto
con il governo centrale e mentre gruppi estremistici favorevoli
e contrari alla consultazione popolare, affilano le armi.
Il presidente Evo Morales ha ridotto al minimo le sue
dichiarazioni sull'appuntamento voluto dal prefetto di Santa
Cruz, Ruben Costas, considerato illegale e anticostituzionale, e
che potrebbe essere seguito da altri referendum organizzati dai
dipartimenti di Tarija, Beni e Pando, legati nella cosidetta
Mezza Luna boliviana, dove si trova la maggior parte delle
risorse energetiche (gas e petrolio) del paese.
Dopo aver fatto appello alle forze armate per preservare
l'unita' del paese, e dopo che la Corte nazionale elettorale ha
assicurato che non riconoscera' i risultati del referendum,
Morales ha chiesto l'intervento della Organizzazione degli Stati
americani (Osa) per un estremo tentativo di riaprire il dialogo.
Riunitosi lo scorso fine settimana a Washington, il Consiglio
dell'Osa, composto dai ministri degli Esteri, ha rivolto alle
parti un vibrante appello a trovare una via d'uscita alla crisi,
incaricando l'ex ministro degli Esteri argentino, Dante Caputo,
di recarsi sul posto per realizzare una mediazione.
Lo stesso
Caputo, pero', non e' riuscito a parlare con il prefetto Costas,
ed ha dovuto rinviare a domani il suo arrivo a La Paz.
Se la politica e la diplomazia non dovessero trovare la
chiave per disinnescare la crisi, potrebbero entrare in scena
gruppi di base che hanno dato prova in passato di pratiche
violente.
Fra questi, l'Union Juvenil Crucenista (Ujc), che ha
dichiarato guerra al governo centrale, e l'organizzazione aymara
'Ponchos Rojos' che ha giurato di difendere la rivoluzione
avviata da Morales con i fucili Mauser.
Ieri centinaia di giovani della Ujc sono scesi in strada a
Santa Cruz gridando slogan ostili al governo ''per mostrare - ha
detto il presidente della Federazione giovanile dei comitati
civici, Jose' Carlos Soruco - come si gestisce un dipartimento,
scendendo in strada e non macerando coca per vendere droga''.
Intanto a Cochabamba, il Coordinamento nazionale per
l'autodeterminazione dei popoli ha annunciato per il 4 maggio
una mobilitazione nazionale contro il referendum ed in difesa
dell'unita' nazionale.
Al riguardo il sindaco di Achacachi e leader dei 'Ponchos
Rojos', Eugenio Rojas, ha detto che il 4 maggio sara' ''l'inizio
di una grande rivoluzione dei poveri, per occupare a forza le
terre e restituirle a quelli che vi lavorano come schiavi''.
scritto da Il giusto, aprile 29, 2008 La Cia fomenta disordini in America latina e paga profumatamente chi li fa. |
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