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Ultimo aggiornamento: 11.10.2008 ore 02:12
CARITAS/MIGRANTES - ROMA NON PIACE A 2/3 DEGLI IMMIGRATI Stampa E-mail
01/07/2008

1 lug. - Istruiti, laboriosi, poco inclini al consumo, economicamente autosufficienti, aperti alla solidarieta', sempre piu' attaccati all'Italia. E' l'identikit degli immigrati 'romani' quale emerge dall'indagine ''Le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell'area romana'', che la Commissione di indagine sull'Esclusione sociale ha affidato al Dossier statistico immigrazione Caritas/ Migrantes e che verra' presentato oggi alle 16,30 nell'Auditorium di via Rieti a Roma.

immigrazione_280x200.jpgL'area metropolitana di Roma, insieme ai Comuni della Provincia, dove gli immigrati tendono in misura crescente a trasferirsi, in primo luogo per il costo ridotto delle abitazioni, costituisce in Italia il polo territoriale di maggiore concentrazione della popolazione immigrata regolarmente soggiornante. All'inizio del 2007, secondo la stima del Dossier Caritas/Migrantes erano circa 430.000, di cui una parte non ancora iscritta in anagrafe, perche' alle prese con il disbrigo delle pratiche necessarie o in attesa di soddisfare i requisiti economici e abitativi richiesti.

Qui l'immigrazione presenta una grande vivacita', innanzitutto per il policentrismo delle presenze: le nazionalita' rappresentate sono oltre 180, in prevalenza euroasiatiche e con il primato di romeni (22,3%), filippini (9,1%) e polacchi (6%). Non e' da meno la molteplicita' delle espressioni culturali, che conferiscono alla citta' una marcata dimensione globalizzante e una proiezione internazionale non riscontrabile in altri contesti.

Dalla ricerca, condotta somministrando un questionario telefonico ad un campione di oltre 900 persone di 69 nazionalita' diverse, idoneo a tracciare un quadro realistico delle condizioni di vita e di lavoro di questo segmento di popolazione, emerge una fotografia dell'immigrazione nell'area romana per diversi aspetti inedita, lontana dai luoghi comuni e senz'altro piu' rasserenante.

Questi ''nuovi cittadini'' stanno realizzando un crescente livello di inclusione, e questo nonostante le lacune delle strategie di inserimento finora perseguite. A riprova della forte attrattiva esercitata sui migranti dall'area capitolina, con il conseguente insediamento stabile sul suo territorio, la quasi totalita' degli intervistati e' arrivata direttamente sul territorio laziale (89%) e gli altri dopo essersi temporaneamente stabiliti in un'altra Regione italiana, per lo piu' del Nord (5%).

Quasi i tre quarti sono arrivati in Italia tra il 1990 e il 2003, periodo segnato in tutta Italia da una notevole intensita' dei flussi in entrata. La maggioranza, ovvero quasi 6 intervistati su 10 (57,9%), e' giunta prima del 2000, ma sono meno della meta' (47,6%) quelli che hanno ricevuto il permesso di soggiorno entro la stessa data.

Circa la meta' (50,6%) ha fruito di un provvedimento di regolarizzazione (un 25% fino al 1998 e un 25% nel 2002). In assenza di adeguati spazi di ingresso regolare, molti sono stati di fatto costretti a iniziare da irregolari la loro storia migratoria, il che sollecita un'attenta e realistica riflessione tanto a livello istituzionale che dell'opinione pubblica. A questi, rileva la Caritas, si affiancano coloro per i quali il datore di lavoro non si e' reso disponibile a presentare una domanda di assunzione in occasione delle quote annuali di ingresso (15,8%), una sorta di ''regolarizzazione'' di fatto per chi, pur lavorando in Italia, si trova sprovvisto di un'autorizzazione al soggiorno, con scarsi spazi di contrattazione e di tutela.

Per quanto riguarda la condizione abitativa, l'indagine rileva che 1 su 10 (si tratta in prevalenza della quota di popolazione insediata da piu' lungo tempo) e' proprietario della casa in cui vive (nel 69% dei casi sta ancora pagando il mutuo), quasi 7 su 10 sono in affitto, in qualche caso come ospiti non paganti (5,8%), e quasi un sesto (15,1%) vive sul posto di lavoro, mentre appena 24 persone tra gli intervistati (1 ogni 42, 2,6%) sono ospitate in una struttura di prima o di seconda accoglienza.

La larga maggioranza, in altri termini, vive a casa sua e non in strutture assistenziali: con i propri familiari (61% del campione), con amici e parenti (32,2%) e appena il 6,8% da solo. I prezzi medi degli alloggi in affitto, sottolinea la ricerca vanno dai 622 euro mensili per un appartamento ai 329 per una stanza o ai 212 per un posto letto.

Questi dati di sintesi, avverte pero' la Caritas, nascondono situazioni anche molto diverse tra loro, ma danno conto della pressione esercitata dai canoni d'affitto su una fascia di popolazione che e' largamente riconducibile alla categoria dei lavoratori a basso reddito. Anche gli immigrati, al pari del resto della popolazione locale, sono stati investiti dal 'caro affitti' che segna in modo sempre piu' importante il mercato capitolino degli alloggi, e tra le strategie messe in campo per fronteggiarne gli effetti, le piu' diffuse rimangono la coabitazione e il progressivo trasferimento verso le aree piu' periferiche della citta' o verso i Comuni della Provincia.

Per quanto riguarda la condizione lavorativa l'indagine dimostra che la larghissima maggioranza degli intervistati (79,9%) ha un'occupazione, mentre poco piu' di un decimo e' disoccupato (12%); la quota restante e' composta da studenti (6,4%) e da persone in altra condizione non professionale (1,7%). Gli occupati, nell'87,2% dei casi, sono alle dipendenze di uno o piu' datori di lavoro, mentre il restante 12,8% svolge un'attivita' autonoma. L'occupazione in quasi un sesto dei casi (15,3% dei lavoratori dipendenti) e' irregolare, ovvero non e' formalizzata tramite un contratto, con tutto cio' che ne consegue sul piano della regolarita' del soggiorno: non esiste, quindi, una massa di 'fannulloni' che grava sul sistema italiano, ma dei lavoratori scarsamente tutelati.

L'occupazione, come risaputo, non e' stata trovata grazie agli uffici pubblici (solo 1 caso su 70), ma autonomamente o attraverso le reti parentali, amicali e associative. Quanto alle mansioni svolte, si trova un po' di tutto, ma allo stesso tempo, si rilevano forti polarizzazioni in alcune mansioni. Collaboratori domestici e assistenti domiciliari raccolgono, da soli, quasi la meta' del totale (43,6%), 1 ogni 9 e' manovale in edilizia o addetto ad alberghi e ristoranti (11,8%), ma tanti (13,5%) sono anche dediti a occupazioni intellettuali (traduttori e interpreti, mediatori culturali, formatori e insegnanti, informatici?) o professionisti nell'ambito socio-sanitario (medici, paramedici e assistenti socio-assistenziali), mentre il 5,2% si trova in posizione impiegatizia, non necessariamente ad alto livello.

Insomma, evidenzia il rapporto, nonostante la persistenza di un'accentuata canalizzazione verso posizioni di basso profilo e di scarso prestigio sociale e retributivo, l'area romana inizia a offrire anche ruoli piu' qualificati, specialmente a chi ha maturato una certa anzianita' di soggiorno: a lavorare come operai edili, assistenti domiciliari, addetti a ristorazione e alberghi, ma anche come operai agricoli, sono soprattutto gli immigrati giunti in Italia a partire dal 2004, mentre tra chi e' arrivato fino al 1989 e' piu' alta la quota di domestici a ore, impiegati esecutivi e di concetto, intellettuali, titolari di attivita' commerciali e operai specializzati.

La meta' degli intervistati percepisce delle retribuzioni piuttosto contenute (tra i 500 e i 1.000 euro mensili) e il reddito medio da lavoro dichiarato e' di 916 euro al mese. Nonostante cio', non sembrano trovarsi male nello svolgimento del proprio lavoro, anche se non mancano segnali di insoddisfazione. Circa i due terzi si ritengono soddisfatti dell'inserimento occupazionale realizzato: quasi 7 su 10 sul piano della considerazione sociale (68,5%) e in misura di poco inferiore quanto alla valorizzazione delle competenze formative e professionali pregresse (62,6%) e al livello retributivo (60,9%). Circa un quinto e' ''molto soddisfatto'': solo 1 su 10 quanto alla retribuzione, ma il doppio quanto alla considerazione sociale e alla valorizzazione della preparazione scolastica, mentre quasi la meta' si dice ''abbastanza soddisfatta'' sotto tutti e tre gli aspetti. Circa un terzo, invece, si ritiene poco o per nulla soddisfatto, sempre relativamente ai tre aspetti sopra richiamati. Si capisce, cosi', che oltre la meta' degli intervistati (54,8%) non voglia cambiare lavoro, nella larga maggioranza dei casi perche' si trova bene nell'attuale occupazione (41,4%).

Dopo l'arrivo in Italia, meta' degli intervistati ha avuto bisogno di farsi aiutare economicamente (50,4%), ricorrendo ai parenti, agli amici (connazionali e italiani), a organizzazioni di solidarieta', ma col tempo, attraverso un lungo e sofferto percorso di stabilizzazione, gli intervistati hanno in gran parte raggiunto una condizione di ''dignitosa autonomia''.

Vanno avanti con le loro gambe, non dimenticando di aiutare chi si trova in un momento di grave difficolta', che sia o meno un connazionale (lo hanno fatto i due terzi degli intervistati, 66,1%), e sostenendo, tramite le rimesse, anche i familiari rimasti in patria (lo fanno il 57,8% degli intervistati), in primo luogo i genitori (62%). I figli e il coniuge, invece, si trovano piu' facilmente a vivere insieme con gli intervistati nell'area romana.

Praticamente tutti gli intervistati possiedono un telefono cellulare (98,6%), mentre solo un quinto (19,9%) e' titolare di un abbonamento per telefono fisso. La larga maggioranza e' in possesso di un televisore (70%), spesso associato alla parabola o al decoder (24,3%), che permettono di seguire i programmi trasmessi dai Paesi di provenienza.

Piuttosto diffuso e' anche il computer (40,4%), meno l'automobile (31,8%), mentre e' consistente l'utilizzo dei mezzi pubblici: oltre la meta' degli intervistati e' titolare dell'apposito abbonamento (54,4%). D'altra parte, proprio l'automobile e' al secondo posto nella ''classifica'' dei beni piu' desiderati: quasi un quinto degli intervistati spera di riuscire presto ad acquistarne una (18,1%). In cima alla lista dei beni che piu' si vorrebbero acquistare, prima dell'automobile, c'e' la casa, la principale ambizione di oltre la meta' degli intervistati (53,1%). E' interessante sottolineare che si tratta di una casa da acquistare nell'area romana, ormai principale centro di interesse, e non nel Paese d'origine.

Consumisti sfrenati o esclusi dai consumi? Ne' l'uno, ne' l'altro. Dall'indagine risulta che gli immigrati romani sono dei ''consumatori attenti''. Solo il 2,6% fa gli acquisti in piccoli negozi e il 9,4% nei mercati, mentre la larga maggioranza si rivolge abitualmente alla rete dei supermercati (47,7%) o dei discount (40,2%) ed e' residuale la quota di chi ricorre ai servizi della rete Caritas e Sant'Egidio (0,1%).

L'incidenza di quelli che frequentano abitualmente i discount, ma anche i mercati, rispetto alle grandi catene di distribuzione tende a crescere al diminuire del reddito. Anche rispetto alla gestione del tempo libero e, piu' in particolare, alla frequentazione di cinema e ristoranti, gli intervistati appaiono caratterizzati da attitudini sempre piu' simili a quelle del resto della popolazione: ne' frequentatori abitudinari ne' tagliati fuori da questi circuiti ''di svago'', che, in particolare nel caso dei cinema, attraggono soprattutto i piu' giovani. Poco piu' della meta' afferma di frequentare i ristoranti (51,7%), anche se molto raramente (15,8%), spendendo mediamente per pasto non piu' di 25 euro (80,4%). Piu' contenuta, ma comunque vicina alla meta' del totale, e' la quota di chi frequenta i cinema (42,9%), in poco piu' della meta' dei casi almeno una volta al mese (22%).

Piu' di 7 su 10 leggono i giornali italiani (e in una buona meta' dei casi li acquistano anche), e piu' di 2 su 10 leggono i giornali redatti nella lingua del paese d'origine (in piu' della meta' dei casi editi in patria). Solo 1 su 24 non legge i giornali, mentre a non acquistarli, vista la disponibilita' di quelli gratuiti, e' piu' di 1 ogni 6. Oltre i due terzi degli intervistati (68,4%) si concedono periodi di ferie, in prevalenza per piu' di due settimane: piu' di 6 su 10 tornano in patria, quasi 2 su 10 rimangono nel Comune di residenza e una quota di poco inferiore in un luogo di vacanza in Italia, una tendenza, quest'ultima, che tende ad affermarsi man mano che cresce l'anzianita' di soggiorno, suggerendo di superare anche l'immagine di un immigrato con la mente sempre rivolta al paese di nascita, soppiantata da una pluralita' di atteggiamenti e propensioni.

Da varie parti si invoca una ''immigrazione buona'' ma questa, stando ai risultati della ricerca, e' gia' tra di noi: il cliche' generalizzato di una presenza inutile o, ancor peggio, criminale, e' quanto di piu' avulso dalla realta'. Viene invece accreditata l'immagine di una persona spesso colta, inserita con un discreto grado di soddisfazione nel mondo del lavoro e che vive in condizioni non agiate, ma comunque dignitose, per lo piu' raggiunte attraverso un lungo e laborioso percorso di stabilizzazione, realizzato senza poter contare sul sostegno pubblico. Siamo di fronte a un progressivo miglioramento che si realizza col passare del tempo, anche se oggi appare piu' difficoltoso che negli anni passati.

Si delinea l'immagine di una popolazione diversificata al suo interno, in cui permangono sacche di emarginazione e indigenza e, parallelamente, emergono situazioni di relativo benessere e agio. Nell'insieme, rileva la Caritas, la condizione degli intervistati riflette quella del resto della popolazione locale, e in particolare delle classi piu' svantaggiate, dai lavoratori precari alle famiglie monoreddito. Appaiono sempre piu' simili anche i modelli comportamentali e di consumo, come anche le piccole problematiche quotidiane o le grandi decisioni, come l'acquisto di una casa. Rispetto alla popolazione autoctona, pero', pesa lo status di cittadino straniero: gli ostacoli di carattere giuridico-normativo, e di riflesso burocratico-amministrativo, come anche quelli piu' strettamente socio-culturali nel loro insieme aumentano i rischi dell'esclusione sociale.

Essendo isolate le frange devianti, ''il vero obiettivo consiste nel consolidamento di uno spazio sociale e giuridico pienamente condiviso, che riconosca concretamente il ruolo degli immigrati, fondamentale per la loro e la nostra riuscita, nella convinzione che legalita' e solidarieta' si possono coniugare in modo fruttuoso'', come non mancano di sottolineare monsignor Guerino Di Tora e monsignor Vittorio Nozza, responsabili Caritas nell'area romana e a livello nazionale. Al di la' delle coloriture assistenziali con le quali spesso si dipingono i nuovi venuti, l'indagine evidenzia un'immigrazione ne' ricca, ne' depressa, assolutamente ''normale''. L'''immigrato della porta accanto'', che lavora con noi o nella nostra casa, che manda i suoi figli a scuola insieme ai nostri, non puo' continuare a essere additato come il capro espiatorio di un'economia che va a rilento o di una sicurezza pubblica che preoccupa. Emerge cosi', come sottolinea Marco Revelli, presidente della Commissione d'Indagine sull'Esclusione Sociale ''un quadro decisamente diverso da quello consueto della rappresentazione prevalente, spesso orientata a toni allarmistici e all''emergenza': un quadro di, sofferta e dignitosa, normalita'. Di non facile, ma laboriosa integrazione'', trattandosi di ''cittadini con maggiori difficolta' rispetto agli 'altri'''. (Adnkronos).

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