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Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
CENSIS: IL VOTO 2008 MENO IDEALI PIU' LEADER. IL 47% CHIEDE PIU' STATO, ERANO IL 33% Stampa E-mail
29/04/2008
29 Apr - “Le motivazioni del voto alle Politiche del 2008 mostrano il lento declino del richiamo a ideali e valori, e il ritorno del leader come mobilitatore di consenso”. È quanto comunica il Censis, presentando una ricerca realizzata all’uscita dei seggi in occasione delle ultime elezioni politiche sulla base delle interviste svolte a duemila italiani, rappresentativi degli elettori. I risultati sono stati presentati oggi a Roma da Giuseppe Roma e Giuseppe De Rita, direttore generale e presidente del Censis.

censis_280x200.jpg“Il 45 per cento degli intervistati all'uscita dai seggi nelle recenti elezioni – si legge nell’analisi – ha dichiarato di avere scelto sulla base della identificazione con i valori e gli ideali dello schieramento che ha votato, con una riduzione di 4,6 punti percentuali rispetto al 2006; a crescere in misura molto significativa è invece il peso del leader dal 13,7 per cento del 2006 al 19,5 per cento del 2008 (il dato più elevato in assoluto dal 1996), nonché l’influenza dei comportamenti assunti dallo schieramento votato negli ultimi anni cresciuta dall'8,3 per cento al 12,3 per cento.

Il momento elettorale riesce ancora ad attirare gli italiani, malgrado le ondate di critica della politica degli ultimi tempi, tuttavia per un quarto degli elettori nella loro vita quotidiana il rapporto con la politica ha un carattere patologico, è scambio di favori, richiesta di soluzione di problemi personali che, altrimenti, non sarebbero in grado di risolvere.

Soprattutto nei comuni più piccoli e al centro-sud, dalle emergenze sanitarie alla ricerca di un posto di lavoro sino all'accelerazione delle pratiche della pensione, si evidenzia l'abitudine a rivolgersi a un politico per risolvere un problema e spesso per vedere tutelato un proprio diritto”.

“Ben il 23,1 per cento degli elettori si è rivolto alla politica per avere aiuto nella soluzione di un problema personale, ad esempio, per una emergenza di salute (6,1 per cento), per la ricerca di un lavoro per un figlio o parente (5,2 per cento), per garantire i propri diritti sul posto di lavoro (4,4 per cento), per accelerare una pratica della pensione (3,5 per cento) o per la realizzazione di un servizio pubblico nel quartiere (3,4 per cento).

Dal governo, gli italiani, fortemente condizionati dalla percezione di vulnerabilità socioeconomica di cui l'erosione del potere d'acquisto è in questo momento l'espressione più manifesta, si aspettano non solo una riforma della politica e delle istituzioni, quanto interventi razionalizzatori sulla spesa pubblica.

È forte l'attenzione verso la spesa pubblica, rispetto ai settori dove va aumentata emerge il riferimento alle infrastrutture (indicate dal 10,4 per cento nel 1996 e dal 24,2 per cento nel 2008, +13,8 per cento), ai servizi pubblici come trasporti, rifiuti ecc, (+6,7 per cento), alle spese per ordine pubblico e giustizia (+6,5 per cento) nonché alle prestazioni previdenziali citate dal 27,6 per cento nel 1996 e dal 33,9 per cento nel 2008. Nel tempo è dunque cresciuta la quota di elettori che chiede maggiori investimenti pubblici nelle infrastrutture e anche nei servizi pubblici essenziali come trasporti e rifiuti; e in una tornata elettorale in cui il localismo come orizzonte politico di costruzione del consenso elettorale è stato dominante, spicca la richiesta crescente di potenziare il ruolo dello Stato centrale, garante dell'equilibrio tra le varie parti del paese”.

“È sorprendente l’aumento della quota di italiani, passata dal 33,3 per cento del 2001 al 46,1 per cento del 2006 sino al 47,5 per cento del 2008, convinti che in una nuova distribuzione di poteri tra le istituzioni occorre privilegiare il ruolo dello Stato centrale per assicurare l’equilibrio tra le varie parti del paese; diminuisce, invece, la quota che richiama il potenziamento delle Regioni come rappresentanti degli interessi dei diversi territori (dal 39 per cento del 2001 al 31,8 per cento del 2006 al 28,4 per cento del 2008), e risale lievemente (dal 22,1 per cento del 2006 al 24,1 per cento del 2008, dopo che era calato rispetto al 2001 quando il dato era risultato pari al 27,7 per cento) la quota che vuole dare più potere a Comuni e Province perché sono le istituzioni più vicine ai cittadini.

A questa richiesta di potenziare un soggetto centrale capace di condensare le dimensioni territoriali più micro, si affianca la reiterata centralità della famiglia come soggetto sociale che, secondo oltre il 72 per cento degli italiani (era stato il 56,1 per cento nel 1996, il 23,2 per cento nel 2001) deve essere sostenuto dallo Stato per migliorare il benessere complessivo della società italiana; cala il consenso verso le imprese che sono indicate come il soggetto da sostenere per il benessere collettivo dal 16,9 per cento degli attori, quando erano state indicate dal 23,2 per cento nel 2001 e dal 24,7 per cento nel 1996.

La semplificazione del panorama partitico come presupposto per rendere più efficiente la macchina istituzionale ha giocato un ruolo nel determinare l'articolazione del consenso elettorale. Anche per le caratteristiche dell’offerta politica, gli italiani hanno perso di vista una collocazione ideale ‘al Centro’ dove si posiziona l’8,9 per cento, mentre entrambe le coalizioni maggiori risultano decisamente sbilanciate sui versanti estremi: il 27,7 per cento degli elettori del centrodestra si autodefiniscono di destra, mentre il 25,5 per cento di quelli del centrosinistra, si autocollocano decisamente a sinistra”.


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