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Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 02:00
CONSUMI ALIMENTARI: 6 FAMIGLIE SU 10 CAMBIANO ABITUDINI Stampa E-mail
02/05/2008

2 Mag. - Nel 2007 sei famiglie su dieci, praticamente piu' del 50%, hanno cambiato le abitudini alimentari soprattutto a causa dei rincari che si sono registrati nei prezzi, anche di prodotti di prima necessita' come il pane, la pasta e il latte.

spesa_280x200.jpgA ridurre di piu' i consumi sono stati gli anziani. Non solo. Rispetto a dieci anni fa la spesa alimentare, che oggi si avvicina ad un quinto del reddito familiare, e' cresciuta del 28%. Ogni famiglia, in media, spende per l'alimentazione circa 460 euro al mese. E' quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
A subire le conseguenze piu' eclatanti di questo cambio di menu' da parte delle famiglie -avverte la Cia- sono stati proprio i prodotti della cosiddetta "dieta mediterranea" che, a causa dei rincari, comincia a mostrare segni di crisi. Nei piatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta, frutta, verdure e vino. Sta di fatto che l'anno scorso gli acquisti domestici per gli alimentari da parte delle famiglie sono scesi, in quantita', intorno all'1% rispetto al 2006.
Nel 2007, comunque, proprio i "prodotti principe" della dieta mediterranea hanno avuto una netta flessione. Gli acquisti domestici di pane - come risulta anche dai dati Ismea-ACNielsen - hanno registrato un calo del 6,2%, quelli di pasta del 2,6%, di frutta del 2,5%, di verdure del 4,2%, di vino dell'4,6%.
Ma il calo ha contagiato anche altre "voci" della nostra alimentazione: le carni bovine sono diminuite del 3,8%, quelle suine dell' 1,1%, il, i formaggi dello 0,5%, l'olio di semi del 5,6%. Pochi - sottolinea la Cia - gli alimenti che hanno avuto una controtendenza positiva e riguardano la carne di pollo con un piu' 3,8%, le uova con un piu' 4,2%, lo yogurt con una crescita intorno al 4%, l'olio extravergine d'oliva con un incremento dell'1,6% (mentre quello d'oliva e' sceso dell'1,8%) e del latte fresco dello 0,5%. Su tale mutamento ha, quindi, inciso in maniera determinante l'impennata dei prezzi. Gli aumenti record di pane (che oggi registrano un aumento tendenziale del 13,1%), pasta (piu' 18,6%), latte (piu' 10,8%), carne (3,7%), frutta (piu' 8,3%) e verdure (piu' 6,8%) hanno avuto un effetto negativo nella spesa alimentare degli italiani che, tuttavia, risulta ancora al secondo posto (18,8%) su quella totale, preceduta solo dall'abitazione (circa 26%). Insomma, i prodotti agro-alimentari che hanno risentito in maniera significativa della maggiore attenzione del consumatore a contenere e razionalizzare gli acquisti sono quelli cosiddetti di base, vale a dire, quei prodotti radicati nella tradizione italiana, ma caratterizzati da livelli saturi di consumo. Al contrario, il consumatore esprime una domanda piu' dinamica nei confronti di quei prodotti che, oltre a soddisfare il bisogno alimentare, presentano delle componenti aggiuntive che determinano la preferenza da parte dell'acquirente.
La spesa alimentare risulta cosi' ripartita: 23,4% carne, salumi e uova; 18,2% latte e derivati; 16,8% ortofrutta; 14,8% derivati dei cereali; 8,9% i prodotti ittici; 5,7% le bevande analcoliche; 5,5% le bevande alcoliche; 3,9% olio e grassi; 2,8% zucchero, sale, caffe', the. La percentuale di coloro che hanno ridotto le spese per l'alimentazione si trova principalmente nelle fasce di eta' superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over settanta) e in quelle con redditi bassi. La cautela dei consumatori ha interessato un po' tutte le tipologie distributive.
Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali. Oltre ai problemi economici e ai rincari che hanno caratterizzato molti prodotti alimentari, uno dei fattori che ha condizionato la spesa alimentare degli italiani - rileva la Cia - e' la sicurezza e la genuinita' dei cibi. Tale aspetto incide in maniera preponderante sulla classe di reddito tra i 1.400 e i 2.000 euro al mese. (ITALPRESS)
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