| CRESCE DEL 3% IL VINO ITALIANO NEGLI USA |
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| 22/06/2008 | |
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22 giu. - Con un aumento nel valore delle
vendite del 3% non si ferma la crescita del vino italiano negli Stati
Uniti nonostante le difficolta' provocate dal tasso di cambio euro -
dollaro svantaggioso per le esportazioni. E' quanto emerge da una
analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al primo
trimestre 2008, svolta in occasione del via libera statunitense alle
importazioni di Brunello di Montalcino a partire dal 23 giugno se
supportate da dichiarazione di un ente governativo italiano che
attesta per ogni marca ed annata il rispetto dei requisiti del
disciplinare del Brunello di Montalcino a denominazione di origine
controllata e garantita (docg) e che il prodotto ha i requisiti per
essere venduto anche in Italia.
Negli Usa, rileva Coldiretti in una nota, si beve circa la meta'
(45%) dei vini rossi Doc/Docg della Toscana destinati all'estero con
il Chianti e il Brunello di Montalcino in pole position secondo le
elaborazioni Coldiretti su una indagine Nomisma sul posizionamento dei
Vqprd (Doc/Docg) italiani nei principali mercati mondiali.
Con un giro d'affari di oltre 120 milioni di euro, 247
produttori e sette milioni di bottiglie vendute ogni anno per il 62%
all'estero, il Brunello di Montalcino e' considerato un simbolo del
vino italiano nel mondo.
Il 25% della produzione totale di Brunello e'
assorbito dagli Stati Uniti, seguiti dalla Germania (9%), dalla
Svizzera (7%), dal Canada (5%), dall'Inghilterra e dal Giappone (3%).
Una crescita si registra anche in mercati emergenti come sul fronte
asiatico dove Cina, India e Corea hanno raddoppiato la domanda negli
ultimi due anni.
La
circolare N.2/2008 del 20 giugno pubblicata dall' Alcohol and
Tobacco tax and trade bureau (Attb) del Ministero del Tesoro
Usa fa venir meno - sottolinea la Coldiretti - la precedente
minaccia di una sospensione generalizzata delle importazioni di
Brunello di Montalcino nata dall'indagine sul mancato rispetto
del disciplinare di produzione, che coinvolge una decina di
imprese, anche per l'impiego di uve diverse dal sangiovese che
sono le uniche previste dal disciplinare.
Nella dichiarazione
richiesta dalle autorita' statunitensi su carta intestata
dell'ente governativo italiano e datata, deve essere riportata
- riferisce la Coldiretti - la marca del vino, l'annata di
produzione, il nome e l'indirizzo del produttore con in calce
la firma di un responsabile dell'ente governativo italiano. Gli
importatori - conclude la Coldiretti - necessitano di una sola
dichiarazione per tutti le spedizioni che si riferiscono alla
stessa marca, annata e produttore che dovra' essere scritta in
inglese od in italiano ma accompagnata dalla traduzione in
inglese.
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