| DAL 47,6 AL 57% I GESTORI CHE STIMANO UN RISCATTO DEL DOLLARO RISPETTO ALL'EURO |
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| 11/04/2008 | |
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11 Apr. - E' ancora presto per parlare di un maggior ottimismo, ma i gestori interpellati da Morningstar nel consueto sondaggio mensile, cominciano a guardare oltre la crisi creditizia che ha colpito i mercati a partire dall'agosto scorso. Soprattutto, stanno spostando l'attenzione sul
quadro macro, che si presenta in chiaroscuro. Il Fondo monetario ha abbassato
le stime sulla crescita mondiale al 3,7% per il 2008, ma la revisione del
Prodotto interno lordo, soprattutto di alcuni Stati, è parsa eccessiva.
Nell'ultimo mese i gestori hanno ribadito le preoccupazioni sulla crescita in Eurolandia, già manifestate in passato. La divisa comunitaria ha toccato nuovi massimi contro il dollaro, oltre quota 1,59, per poi ripiegare dopo le parole del presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, che ha menzionato i rischi di contrazione dell'economia, pur ribadendo le preoccupazioni per un aumento dell'inflazione. Di fronte a questa situazione, secondo alcuni fund manager, la Bce dovrà cambiare rotta e tagliare, nella seconda parte dell'anno, i tassi di interesse ora fermi al 4%. Gran parte degli intervistati teme, inoltre, una riduzione degli utili, ma non manca chi spera nella stagione di dividendi per ridare fiato ai mercati. Rispetto a marzo, il numero di pessimisti è rimasto sostanzialmente invariato (30%), mentre sono leggermente aumentati gli ottimisti (34,8%). Sugli Stati Uniti le opinioni dei gestori sono divergenti. Secondo alcuni (26%), Wall Street continuerà a scendere perché sia la crisi creditizia sia la recessione dureranno a lungo. Secondo altri, la Fed e il Governo a stelle e strisce hanno adottato interventi monetari e fiscali veloci ed efficaci, che aiuteranno ad evitare il peggio. Il processo di ri-capitalizzazione delle banche e ripulitura dei bilanci, tuttavia, non è finito. Inoltre, la crescita rimarrà debole nel resto dell'anno e nel 2009 ed è tutto da stimare il costo che avranno le politiche a sostegno della congiuntura in termini di inflazione e debito pubblico. Il 43,5% dei gestori, comunque, prevede un rialzo della Borsa americana nei prossimi sei mesi, nella convinzione che la fase più buia sia passata e che le valutazioni siano attraenti. La percentuale di gestori che prevede un rialzo della Borsa di Tokyo si equivale a quella di chi stima una discesa (34,8%). Il listino è molto sensibile ai dati sull'economia americana, essendo il principale mercato di sbocco delle merci nipponiche. Le preoccupazioni per la recessione negli Stati Uniti si sommano ai problemi cronici interni, alla forza dello yen e agli elevati prezzi delle materie prime. Tutti questi fattori deprimono gli utili e gli investimenti aziendali, ma, secondo alcuni fund manager, la crisi economica sarà meno accentuata rispetto all'America. L'area rimane interessante in un'ottica di medio-lungo periodo ma non di breve. Nella riunione del 10 aprile, la Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse al 4%, per contrastare un'inflazione che rimarrà "significativamente" sopra il 2% nei prossimi mesi. Tuttavia, dicono i gestori, l'istituto guidato da Jean Claude Trichet non potrà ignorare il rallentamento dell'economia e sarà costretta ad allentare la politica monetaria. In ogni caso, suggeriscono di privilegiare le scadenze brevi delle obbligazioni, che sono meno sensibili all'inflazione. Un altro tema al centro dell'attenzione è l'allargamento degli spread (differenziali) dei titoli governativi di alcuni Paesi dell'area Euro rispetto al Bund tedesco che è utilizzato come benchmark di riferimento. "E' probabile una riduzione degli spread una volta finita la crisi di liquidità", sostiene Cristiano Busnardo, amministratore delegato di SG Asset Management Italia Sim. "Ma è improbabile che si ritorni ai livelli pre-crisi poiché questi erano frutto di un contesto caratterizzato da eccessiva liquidità". La maggior parte dei gestori preferisce i titoli governativi europei a quelli statunitensi, perché pensano che la fase di ribasso dei tassi stia volgendo al termine e che il mercato sconti uno scenario peggiore rispetto a quello reale. La metà degli intervistati prevede un calo dei prezzi Oltreoceano contro il 32% che stima una diminuzione nel Vecchio continente. A un cambio di direzione da parte della Federal Reserve potrebbe contribuire l'aumento dell'inflazione dovuto all'incremento dei prezzi dell'energia e dei beni alimentari. Nell'ultimo mese è balzata in alto la percentuale di gestori che stimano un riscatto del dollaro nei confronti dell'euro, passando dal 47,6 al 57%. Anche se, avvertono, la ripresa sarà graduale perché l'economia americana è in una fase recessiva. Un importante punto di svolta è considerato il momento in cui la Bce comincerà a tagliare i tassi. Agli attuali livelli, seppur timidamente, i fund manager ritengono opportuno non essere completamente scarichi di dollari. (morningstar) |
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