| DEMOS COOP: INCERTEZZA SUL FUTURO PER IL 54% DEGLI ITALIANI |
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| 21/03/2008 | |
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21 Mar. Oggi su Repubblica un'indagine Demos-Coop che evidenzia l'incertezza sul futuro degli italiani. C'è un 54% di nostri connazionali, infatti, che ritiene inutile fare progetti per il futuro per sè e per i propri familiari.
Oltre metà degli italiani guarda il futuro con inquietudine. Lo vede
carico di rischi. Non si sente di "investire". Ragionevolmente, visto
che le risorse sono scarse. Il potere d'acquisto dei redditi
(soprattutto da lavoro dipendente) è stato eroso da un'inflazione
crescente.
Di conseguenza, la relazione fra posizione sociale soggettiva, da un lato, e senso del declino, dall'altro, appare stretta. La quota di persone che ritengono peggiorata la condizione economica personale è massima fra quanti si collocano nella classe operaia e fra i ceti popolari (oltre il 60%). Quindi, tra i lavoratori dipendenti del privato, fra i pensionati e le casalinghe. Ma è alta anche fra quanti si definiscono "ceto medio". Mentre, al contrario, quasi un terzo di coloro che si posizionano nella borghesia e nella classe dirigente ritiene di aver migliorato la propria condizione. Facciamo riferimento, vale la pena rammentarlo, a "percezioni". Che, tuttavia, appaiono coerenti con le indicazioni fornite dalle statistiche sui redditi e sui consumi. Insieme, confermano come in Italia la distanza fra le classi e i ceti sociali sia aumentata. A tutto svantaggio dei lavoratori dipendenti a reddito fisso e del lavoro autonomo più marginale (spesso lavoro dipendente mascherato).
Gli orientamenti di voto riflettono questi sentimenti. Il "senso di
declino" deprime il consenso per chi ha governato, negli ultimi anni.
Di conseguenza, penalizza il centrosinistra. Soprattutto il Pd. Mentre
il Pdl (insieme alla Lega) ne trae slancio. L'analisi del voto in base
alla posizione sociale effettiva (attività professionale) conferma con
chiarezza questa idea.
Il Pd raccoglie i maggiori consensi nel ceto medio "dipendente". In
particolare, nelle professioni intellettuali (gli insegnanti) e tra gli
occupati del settore pubblico, dove supera il Pdl di oltre 20 punti.
Inoltre, prevale fra gli studenti (di 6 punti). Infine, tra i
pensionati (+ 8 punti), come era emerso nel 2006 (lo ha messo in luce
Roberto Biorcio, nel volume di Itanes, "Dov'è la vittoria?", Il Mulino,
2006). Sulla spinta dell'insoddisfazione provocata dalla riforma
previdenziale varata dal governo di centrodestra. (Rilanciata e, poi,
smentita da Berlusconi anche nei giorni scorsi).
Il Pdl, invece, sovrasta il Pd fra i liberi professionisti (di 25
punti), fra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (addirittura 35).
Ma lo supera anche fra gli impiegati privati (di poco) e perfino (in
misura più rilevante: 14 punti in più) tra gli operai. In quest'ultimo
caso, si tratta di un ritorno alla normalità, dopo la parentesi del
2006, quando il voto dei lavoratori dipendenti si era distribuito
equamente tra Cdl e Unione. Che, anche per questo motivo, era riuscita
a vincere le elezioni. Oggi tendono a spostarsi di nuovo a destra
(com'era avvenuto in precedenza, fino al 2001), spinti dal senso di
declino che li affligge. Infine, il Pdl risulta forte fra le casalinghe
(23 punti più del Pd, insieme a Di Pietro). Da sempre "fedeli" a
Berlusconi.
Questi dati mostrano come nella base sociale del voto, oggi, coesistano
elementi di continuità e di cambiamento, altrettanto evidenti.
1. Le "costanti" del comportamento elettorale riguardano la doppia
frattura che, da tempo, attraversa gli elettori in Italia: tra lavoro
indipendente e dipendente; fra pubblico e privato. I lavoratori
indipendenti (imprenditori, autonomi, liberi professionisti) e quelli
del privato (compresi gli operai) sono maggiormente orientati a destra.
Mentre votano prevalentemente a sinistra i dipendenti pubblici -
soprattutto gli impiegati e le figure "intellettuali". Oltre agli
studenti e, da qualche anno, i pensionati.
2. I cambiamenti si collegano, invece, all'offerta politica. Il Pd, infatti, in questa occasione si presenta da solo. Il che ne riduce il consenso nei ceti popolari. A causa della concorrenza della Sinistra Arcobaleno, che esprime un buon grado di attrazione fra gli operai, ma anche fra gli impiegati. Per contro, fra gli operai e i lavoratori autonomi del Nord, è forte l'incidenza elettorale della Lega, stimata fra il 10 e il 14%. L'Udc, infine, appare competitiva soprattutto fra i pensionati.
Osservate con gli occhiali della struttura e della dinamica sociale,
queste elezioni delineano un passaggio ancora incompiuto. Il passato
non è ancora passato. E il futuro non appare chiaro, agli elettori. Che
guardano le novità con interesse e curiosità. Ma, poi, seguono la scia
delle continuità. Per cui la base sociale del Pdl riproduce,
fedelmente, il calco impresso da Berlusconi, da sempre. Mentre il Pd di
Veltroni, che più degli altri ha innovato, fa emergere un profilo
sociale ancora incerto. A metà strada, fra passato e futuro. Il Pd.
Sconta l'antica diffidenza della borghesia privata - grande e
soprattutto piccola e media. Ma subisce lo sconcerto dei ceti popolari:
colpiti dal declino, preoccupati dal verbo riformista recitato da
Veltroni. D'altronde, le sfide del cambiamento non sono mai facili.
Soprattutto quando il tempo a disposizione, davanti, è poco. Mentre il
passato di cui ci si vuole liberare: è eterno. Non è ancora finito. (Ilvo Diamanti)
scritto da Giorgio Venturini, marzo 22, 2008 Gli orientamenti di voto riflettono questi sentimenti. Il "senso di declino" deprime il consenso per chi ha governato, negli ultimi anni. Di conseguenza, penalizza il centrosinistra. Soprattutto il Pd. Mentre il Pdl (insieme alla Lega) ne trae slancio. L'analisi del voto in base alla posizione sociale effettiva (attività professionale) conferma con chiarezza questa idea. Sottoscrivo il commento che NON è mio. E' qui che Veltroni sbaglia. Giorgio V. |
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