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Gen. - di Luigi Crespi. - Le prime intenzioni di voto del 2008 sono una vera doccia fredda perchè per la prima volta in 15 anni, da che faccio questo lavoro, la somma degli indecisi e del non voto supera il 40%. Quasi la metà del corpo elettorale si astiene e non
esprime una appartenenza ad un partito, effetto sicuramente di molti
fattori che hanno coinciso in un breve periodo.
Vediamo seppur
sommariamente alcune delle principali motivazioni.
A destra il PDL ha svolto una funzione disgregante e
dopo l'entusiasmo del post predellino si è dimostrata un'occasione di
conflittualità altissima che ha determinato uno scontro violento tra
forze politiche che si sono presentate unite per 15 anni agli elettori,
ne perde Forza Italia, non guadagna AN mentre aumentano i consensi di
quelle forze come la Lega, che hanno dato l'idea di stare di più sui
problemi reali.
A Sinistra sembra già esaurita la spinta innovativa
del PD e la sua capacità attrattiva ha ceduto il passo sulla scia di un
Veltroni che si è sempre più fatto invischiare in traccheggi da vecchio
apparato. Quindi dopo un lungo periodo tornano a crescere i partiti
minori che sono su valori più vicini alle politiche 2006. Vero balzo in
avanti lo fa Di Pietro grazie alla sua posizione antagonista al Governo
di cui però è ministro.
Il dialogo sulle riforme non riscuote la fiducia dei cittadini perchè
non appare convincente, ma sempre più interessato e vincolato agli
interessi di parte, pervaso da un linguaggio tecnocratico tra modelli
che allontanano la capacità di comprendere della gente.
L'attività del Governo è minata da un moltiplicarsi di
messaggi allarmanti sulla tenuta dell'economia e soprattutto fatto a
pezzi da annunci di aumenti continui in tutti i settori che
demolirebbero anche un dinosauro.
Ma la motivazione principe è LA MONNEZZA DI NAPOLI
che è evidente danneggia il PD e i Verdi più di chiunque altro ma
produce un generale stato di sfiducia. Nessuno creda di poter incassare
vantaggi politico-elettorali dalla tragedia napoletana, la vicenda
sancisce sicuramente la fine della carriera politica di taluni
personaggi come Bassolino e la Jervolino, ma per dinamiche e modalità
si abbatte, infetta tutto l'apparato politico e istituzionale del
nostro Paese, senza eccezione alcuna. Luigi Crespi
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