| Elezioni: Poggi, Crespi, Amadori e Pessato, Opinioni a confronto. |
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| 08/02/2008 | |
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8 Feb. - Secondo i sondaggisti Veltroni senza alleati vale circa il 30%, ma se la Cdl si presenta compatta vola intorno al 54%. Sondaggi alla mano, con i quattro simboli dei partiti fondatori della
Casa delle Libertà la vittoria del centrodestra sarebbe praticamente
certa, visti i venti punti di vantaggio.
Anche lanciando Forza Italia
nella corsa in solitario stile partito democratico, Silvio Berlusconi
avrebbe comunque ottime possibilità di spuntarla. Gli azzurri, spiegano
analisti e sondaggisti, nella peggiore delle ipotesi si attesterebbero
al 32%, ovvero quanto raggiungerebbe il Pd nella rilevazione più
generosa. I numeri incoraggiano il Cavaliere a rompere gli indugi. «La
corsa solitaria porterebbe in dote al Pd tra i quattro e i cinque punti
percentuali in più», osserva Bruno Poggi, presidente di
Poggi&Partners, «logico pensare che anche Forza Italia
beneficerebbe dello stesso effetto». Con una differenza non da poco: i
veltroniani partono da una base più bassa, intorno al 24-26%, mentre il
partito di Berlusconi, sondaggi alla mano, oscilla in media tra il 27 e
il 28%. Insomma: battersi da soli premia. "I cittadini chiedono una
semplificazione del quadro politico", aggiunge Poggi, "e imputano i
guasti del sistema attuale all'eccessiva frammentazione di liste e simboli". Dove pescherebbe Forza Italia? "Soprattutto nell'area del non voto", risponde il presidente di Poggi&Partners, secondo cui gli astenuti, in caso di sfida diretta Berlusconi-Veltroni, "sarebbero galvanizzati e quindi spinti partecipare". Quanto al resto del centrodestra, potrebbero soffrire l'allungo berlusconiano "gli alleati minori e in minima parte Alleanza Nazionale". Non l'Udc, ma solo perché i centristi già hanno scontato un'emorragia di consensi destinazione Forza Italia. "In alcune rilevazioni l'Udc è addirittura al 2,5%", rivela Poggi.
Tutto facile, dunque? Non proprio, visto che l'addio alla Cdl una controindicazione ce l'avrebbe. "Al senato metterebbe a rischio il premio di maggioranza in alcune regioni come Emilia Romagna e Umbria, che pur essendo "rosse" per eccellenza risentirebbero della divisione tra Cosa Rossa e Pd a tutto vantaggio della Cdl" lancia l'allarme il presidente di Poggi&Partners, secondo cui allo stato attuale, per quanto riguarda Palazzo Madama, "Veltroni può contare solo sulla Toscana".
Chi invita senza mezzi termini il Cavaliere a riprendere il "cammino del predellino", ovvero il progetto solitario del Popolo della libertà, è l'analista Luigi Crespi. "Berlusconi ha sempre rappresentato la novità, l'innovazione e la discontinuità", spiega il responsabile del dipartimento opinione di Ekma, "uno schema vecchio che comprende diciannove liste incluse quelle di Lamberto Dini e Clemente Mastella non lo aiuta di certo. Il presidente di Forza Italia dovrebbe quantomeno introdurre un meccanismo selettivo". Per Berlusconi l'ideale, aggiunge, "sarebbe rompere gli indugi, mollare tutti e tornare sul predellino. Una prospettiva che gli consentirebbe di puntare al 40% senza scendere comunque sotto il 35%". Una percentuale superiore a quella cui potrebbe aspirare il Pd, il cui mercato elettorale potenziale tocca il 35% solo nell'ipotesi migliore. Fatto sta che per Crespi lo scenario della corsa in solitario del Cavaliere è "al momento improponibile e avrebbe l'effetto di disorientare l'elettorato, per il quale l'unità del centrodestra è da sempre vista come un valore". A meno che, osserva, "Berlusconi non sia costretto a riprendere il filo del discorso con una motivazione dirompente, magari da attribuire agli alleati...".
Più cauto Alessandro Amadori, amministratore Delegato di Coesis Research: "Se Forza Italia corresse da sola attirerebbe sicuramente qualcheconsenso in più proveniente dall'area centrista e dall'elettorato incerto, ma in linea teorica potrebbe profilarsi anche il rischio di una parità con il Pd". Lo scenario è quello dei due partiti maggiori del Paese appaiati al 30-32%. Questo perché la crescita dei veltroniani sarebbe in proporzione maggiore a quella di Forza Italia, che per Amadori "il pieno elettorale l'ha già fatto. Il suo potenziale è ormai sviluppato". Conclusione: per il Cavaliere la corsa solitaria sarebbe sì "una scelta innovativa, coraggiosa e di rottura, ma se fossi Berlusconi ci penserei bene, visto che metterebbe a rischio una vittoria ora sicura. La composizione a quattro della Cdl funzione".
D'accordo Maurizio Pessato, amministratore delegato di Swg: "Forza Italia guadagnerebbe qualche punto, ma credo che a Berlusconi non convenga, visto che introdurrebbe un fattore di rischio sull'esito delle elezioni. Punto più, punto meno, i nostri rilevamenti vedono i due partiti maggiori praticamente alla pari...". (Libero)
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