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Ultimo aggiornamento: 03.12.2008 ore 07:41
EURISKO: 13 FAMIGLIE SU 100 INVESTONO NEI TITOLI DI STATO. POCHE GIOCANO IN BORSA Stampa E-mail
15/07/2008
15 lug. - La Consob fotografa gli italiani: molto prudenti e ancora legati ai titoli di Stato. Nella sua relazione per il 2007 la Commissione ha rielaborato i dati di un sondaggio Eurisko sui comportamenti delle famiglie ed e' emersa una forte polarizzazione degli investimenti: da un lato (57%) le famiglie molto conservatrici e avverse al rischio che investono in depositi o in prodotti postali e dall'altro (38%) le famiglie che posseggono almeno uno strumento o un prodotto finanziario.
borsa280x200.jpgSolo un 5% delle famiglie resta fuori dalla cornice di questa fotografia, quelli che non hanno nessun tipo di rapporto con gli intermediari finanziari. I titoli di Stato continuano ad essere l'investimento piu' diffuso: posseduti da circa 13 famiglie su 100.
Le famiglie italiane restano predisposte a sottoscrivere obbligazioni bancarie: sono il secondo strumento piu' diffuso posseduto da circa 9 famiglie su 100.
Nella relazione annuale della Consob questo dato traspare anche dal confronto tra le emissioni obbligazionarie internazionali delle banche italiane, che nel secondo semestre 2007 sono crollate del 63% (a 12 miliardi) rispetto al primo semestre, con le emissioni domestiche che sono lievemente aumentate (+1,4% a 76 miliardi).
Solo sei famiglie su 100 possiedono direttamente azioni quotate e quattro su 100 obbligazioni non bancarie. Come e' facile immaginare le famiglie 'conservatrici' sono state oggetto di una pressione commerciale minore da parte degli intermediari. Addirittura nel 40% dei casi in base al sondaggio non hanno alcuna figura che funge da referente per i servizi di consulenza e quando non prevale il 'fai da te' e' lo sportellista bancario, per quasi un quarto delle famiglie che hanno solo depositi, la sola figura di riferimento.
Alle famiglie che detenevano strumenti o prodotti finanziari invece, e che in maggioranza si affida ai funzionari all'interno della banca (28% contro solo un 17% che si rivolge ai promotori finanziari) gli intermediari propongono con la stessa frequenza sia fondi comuni che singoli titoli.
Una chiave di lettura questa in controtendenza rispetto alla comune interpretazione della crisi del risparmio gestito che pone ora l'accento sul fronte della domanda e non piu' sull'incentivazione.
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