| EURISKO: 13 FAMIGLIE SU 100 INVESTONO NEI TITOLI DI STATO. POCHE GIOCANO IN BORSA |
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| 15/07/2008 | |
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15 lug. - La Consob fotografa gli italiani:
molto prudenti e ancora legati ai titoli di Stato. Nella sua
relazione per il 2007 la Commissione ha rielaborato i dati di un
sondaggio Eurisko sui comportamenti delle famiglie ed e' emersa
una forte polarizzazione degli investimenti: da un lato (57%) le
famiglie molto conservatrici e avverse al rischio che investono
in depositi o in prodotti postali e dall'altro (38%) le famiglie
che posseggono almeno uno strumento o un prodotto finanziario.
Solo un 5% delle famiglie resta fuori dalla cornice di questa
fotografia, quelli che non hanno nessun tipo di rapporto con gli
intermediari finanziari.
I titoli di Stato continuano ad essere l'investimento piu'
diffuso: posseduti da circa 13 famiglie su 100.
Le famiglie
italiane restano predisposte a sottoscrivere obbligazioni
bancarie: sono il secondo strumento piu' diffuso posseduto da
circa 9 famiglie su 100.
Nella relazione annuale della Consob
questo dato traspare anche dal confronto tra le emissioni
obbligazionarie internazionali delle banche italiane, che nel
secondo semestre 2007 sono crollate del 63% (a 12 miliardi)
rispetto al primo semestre, con le emissioni domestiche che sono
lievemente aumentate (+1,4% a 76 miliardi).
Solo sei famiglie su
100 possiedono direttamente azioni quotate e quattro su 100
obbligazioni non bancarie.
Come e' facile immaginare le famiglie 'conservatrici' sono
state oggetto di una pressione commerciale minore da parte degli
intermediari. Addirittura nel 40% dei casi in base al sondaggio
non hanno alcuna figura che funge da referente per i servizi di
consulenza e quando non prevale il 'fai da te' e' lo
sportellista bancario, per quasi un quarto delle famiglie che
hanno solo depositi, la sola figura di riferimento.
Alle
famiglie che detenevano strumenti o prodotti finanziari invece,
e che in maggioranza si affida ai funzionari all'interno della
banca (28% contro solo un 17% che si rivolge ai promotori
finanziari) gli intermediari propongono con la stessa frequenza
sia fondi comuni che singoli titoli.
Una chiave di lettura
questa in controtendenza rispetto alla comune interpretazione
della crisi del risparmio gestito che pone ora l'accento sul
fronte della domanda e non piu' sull'incentivazione.
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