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Ultimo aggiornamento: 03.12.2008 ore 07:41
EURISKO: FAMIGLIE SFIDUCIATE - IL 29% RITIENE CHE BERLUSCONI ABBIA MIGLIORATO L'ECONOMIA Stampa E-mail
15/07/2008
15 lug. - Il 29% degli italiani pensa che il comportamento degli ultimi mesi tenuto da Silvio Berlusconi abbia migliorato l'economia del Paese, il 33% che non l'abbia mutata e il 16% che l'abbia peggiorata: e' un risultato molto migliore di quello ottenuto da Prodi a marzo, quando il 72% degli italiani pensava che l'allora presidente del Consiglio avesse peggiorato le cose.
berlusconi1_280x200.jpgLo afferma un sondaggio nazionale di Gfk-Eurisko, condotto dal 10 al 15 giugno scorsi, secondo il quale Berlusconi viene pero' battuto da Walter Veltroni nel ruolo di leader dell'opposizione: secondo la ricerca il 15% degli italiani pensa che le scelte di Veltroni abbiano migliorato l'economia generale, il 32% che non abbiano avuto influenza e il 29% che l'abbiano peggiorata. Il 24% non risponde.
Peggiore in un analogo sondaggio del marzo scorso il risultato ottenuto dall'attuale premier: 7% di giudizi positivi e 22% di neutrali, contro il 57% di pareri negativi e il 14% di mancate risposte.
Il sondaggio Gfk-Eurisko segnala anche come la ''luna di miele'' tra il Governo e i suoi elettori sia finita: nell'aprile scorso l'indice globale di fiducia (Ics) tra coloro che hanno votato centrodestra era di 79 punti su una scala di 100, il risultato piu' elevato degli ultimi tre anni. Ora si trova a 52 punti, praticamente lo stesso di quanto registrato tra gli elettori di centrosinistra (49 punti). Confermato il maggior interesse degli italiani per i temi economici: il 61% pensa che la priorita' del Governo sia questa (il 19% si concentra su lavoro e occupazione, il 17% salari e pensioni, il 15% sull'economia generale e il sulle 10% tasse), contro il 23% che indica l'ordine pubblico quale massima priorita': il 13% chiede soprattutto lotta alla criminalita', il 9% un freno all'immigrazione e solo l'1% misure contro il terrorismo. (Ansa)
FAMIGLIE SFIDUCIATE - IL LIVELLO PIU' BASSO NEGLI ULTIMI 6 ANNI - Il 63% delle famiglie italiane pensa che la propria situazione finanziaria sia peggiore rispetto a un anno fa, il livello piu' basso da sei anni e mezzo. Lo afferma un sondaggio nazionale condotto da Gfk-Eurisko, secondo il quale il tasso di fiducia e' in continua discesa dal marzo 2007 a oggi.
Il saldo tra ottimisti e pessimisti e' negativo anche guardando al prossimo futuro, ma con qualche piccolo segnale di speranza. Secondo la ricerca, condotta dal 10 al 15 giugno scorsi, il tasso di fiducia sulle ''condizioni di mercato e sulla situazione economica generale'' tra le aziende e' negativo di 52 punti su una scala di 100, praticamente stabile dal dicembre scorso.
Sempre negativa ma in leggero miglioramento la fiducia tra i consumatori: l'indice di giugno si trova a un saldo negativo di 24 punti, contro il -30 di marzo e il -42 di dicembre.
Un po' meno a disagio rispetto a qualche mese fa ci si ritrova sul posto di lavoro: a giugno il saldo tra chi si sente meno garantito rispetto a un anno fa e' negativo di 36 punti, contro i 40 registrati nel sondaggio di marzo. Lo studio Gfk-Eurisko individua anche quelli che vengono definiti i 'fast moving consumers', il profilo verso cui starebbero dirigendosi i consumatori italiani.
Tradotto dal linguaggio delle ricerche, significa maggior utilizzo di televisioni tematiche e di internet contro un calo irreversibile dei media tradizionali, oltre a tanto telefonino: solo il 40% delle nuove famiglie apre un contratto per il fisso.
Ma si cambia anche nell'alimentazione, piu' sana, e nelle vacanze, sempre piu' brevi. In particolare, i prodotti alimentari che gli italiani affermano di consumare maggiormente sono verdura (16%), frutta (15,1%), carne bianca (13,4%) e acqua minerale (11,5%). Quelli i cui consumi sono stati tagliati sono salumi (24,5%), dolci (24,1%), snack (22,5%) e bevande gassate (21,6%). E anche per quest'estate e' confermato il calo delle 'macrovacanze': solo nel 2002 le ferie lunghe erano scelte dal 40,4% delle famiglie italiane contro il 21,3% che faceva le cosiddette 'microvacanze'. Ora la forbice si e' molto ristretta: 33,5% di vacanze lunghe contro il 24,4% di micro. E gli altri? Semplicemente se ne stanno a casa, non ci sono i soldi. (Ansa).
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