| EURISPES:549MLD IL GIRO D'AFFARI DELL'ECONOMIA SOMMERSA, E C'E' DELL'ALTRO.... |
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| 25/02/2008 | |
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25 feb. - L'Eurispes ha stimato che l'economia sommersa
nel nostro Paese ha generato nel 2007 almeno 549 miliardi di euro.
Si tratta di un'altra economia che va ad integrare i redditi delle
famiglie che, in seguito alla perdita del potere d'acquisto e alla
forte inflazione che hanno caratterizzato l'economia italiana
negli ultimi anni, si mantengono su livelli ben al di sotto della
media europea e non tengono il passo con l'aumento del costo della
vita".
Dal 2001-2005 infatti l'Eurispes ha calcolato una crescita
complessiva dell'inflazione del 23,7% - aggiunge -. Dopo una fase
di stasi l'inflazione ha ripreso a crescere nel corso del 2006 e
2007 ad una media del 5% e ha registrato negli ultimi mesi del
2007 e in questi primi mesi del 2008 una nuova fiammata fino
all'8%.
In considerazione di questo andamento, la perdita media
del potere d'acquisto tra le diverse categorie si e' ormai
attestata intorno al 35%.
Attraverso una simulazione l'Eurispes ha
riscontrato infatti la presenza di una sorta di 'buco' nei redditi
familiari, rappresentato dalla differenza tra il reddito netto
disponibile e le esigenze basilari per condurre una vita
dignitosa.
In genere una famiglia italiana deve poter disporre di
un reddito superiore a quello effettivamente posseduto, anche solo
per affrontare le spese minime necessarie.
Vi sono moltissime
coppie, specie quelle piu' giovani, che 'per arrivare a fine mese'
si fanno ancora aiutare dalle rispettive famiglie di origine".
Ma anche queste possibilita' vanno oramai assottigliandosi
(diminuisce la propensione al risparmio e aumenta il credito al
consumo) - sottolinea il presidente dell'Eurispes - e alle
famiglie di origine non rimane altro che diventare 'erogatori di
servizi' per i propri figli offrendo ad esempio lavoro di cura per
i nipotini, facendo la spesa, ecc.
In molti altri casi, invece, il
marito o la moglie saranno costretti a trovare un secondo lavoro
per far fronte alle esigenze familiari.
Secondo i nostri calcoli
il reddito delle famiglie viene integrato ogni mese con 1.330 euro
'in nero', necessari affinche' si possano far quadrare i conti.
Gli italiani insomma sono sempre piu' costretti ad essere
stakanovisti per sopravvivere. Le famiglie, per far quadrare i
conti, per pagare le rate per il mutuo, per far fronte alle spese
di affitto, luce, gas e riscaldamento, sono costrette ad un
difficile gioco d'equilibrio.
E infatti abbiamo rilevato
all'inizio di quest'anno come solo poco piu' di un terzo delle
famiglie italiane riesce ad arrivare alla fine del mese".
"In parallelo - prosegue Fara -, l'aumento del credito al consumo
nel nostro Paese non e' dovuto ad un dinamismo economico, ma solo
dettato dalla necessita'.
Un italiano su quattro ricorre al
credito al consumo per arrivare alla fine del mese.
A cio' si
aggiunga che gli stipendi italiani sono tra i piu' bassi d'Europa.
Questo perche' essi non sono stati adeguati alla crescita
dell'inflazione reale.
In pratica i lavoratori sono pagati in
lire, ma comprano in euro. Nel nostro Paese oltre 20 milioni di
lavoratori sono sottopagati e, coeteris paribus, i salari sono
inferiori del 10% rispetto a quelli nella Germania, del 20%
rispetto al Regno Unito e del 25% rispetto alla Francia".
Tra il 2000 e il 2005 - spiega ancora Fara - mentre si e'
registrata una crescita media del salario a livello europeo del
18%, nel nostro Paese i lavoratori dell'industria e dei servizi
(con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno visto la
propria busta paga crescere solo del 13,7%.
Nel 2004 e nel 2005 le
retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono state superiori
solo a quelle greche ed appena inferiori a quelle dei colleghi
spagnoli, mentre nel 2006 il trend negativo si e' ulteriormente
accentuato occupando la penultima posizione in Europa, superiore
solo al Portogallo.
La ragione di questa perdita di posizioni e'
rintracciabile indubbiamente nella crescita dei salari in Europa
del 15% in tre anni.
In Italia il salario netto annuo e' passato
da 15.597 euro del 2004 a 16.242 euro del 2006, con una crescita
del 4,1%; in Gran Bretagna, dove la crescita percentuale e' stata
del 33,3%, i salari sono aumentati di quasi 7 mila euro passando
da 21.015 euro del 2004 a 28.007 del 2006. Sono aumentati anche i
salari della Grecia (+34,5%), dell'Olanda (+19,2%), del Portogallo
(+52,1%, con uno salario netto annuo passato da 8.634 euro del
2004 a 13.136 euro del 2006), della Finlandia (+14,3%), della
Germania (+14,1%), della Danimarca (11,2%), dell'Irlanda (+11%) e
della Spagna (+10,4%).
Perdita del potere d'acquisto, dunque,
salari tra i piu' bassi d'Europa, aumento vertiginoso dei prezzi
dei beni, anche quelli di prima necessita', ricorso al credito al
consumo come forma di integrazione al reddito".
"Non e' un caso se, rispetto alle rilevazioni effettuate lo scorso
anno dall'Eurispes - sottolinea il presidente dell'istituto di
ricerca -, gli italiani sono sempre piu' pessimisti: il 69,5% nel
2008 contro il 51,9% nel 2007, con un incremento di ben 17 punti
percentuali, esprime infatti pareri negativi in merito al quadro
economico nazionale.
Questo scenario delinea la societa' dei tre
terzi della quale l'Eurispes ha sempre parlato, dove un terzo vive
all'interno di una zona di sicuro disagio sociale e indigenza
economica, un terzo appare assolutamente garantito e la fascia
centrale (i ceti medi) vive in una condizione di instabilita' e di
precarieta'.
Per primi lanciammo un segnale d'allarme nell'agosto
del 2002, denunciando un'inflazione galoppante - conclude Fara -.
Subimmo per questo dure critiche e contestazioni. Ma le nostre
rilevazioni si sono rivelate esatte.
Nel luglio del 2007 siamo
tornati a segnalare come l'inflazione, dopo un periodo di stasi,
stesse tornando a crescere piu' di quanto indicato dalle
statistiche ufficiali.
La sola via d'uscita e' avere il coraggio
di guardare in faccia la realta'.
Una situazione grave come quella
che stiamo vivendo dovrebbe indurre le forze politiche, una volta
superata la fase elettorale e indipendentemente dal risultato, a
fare fronte comune per gestire un'emergenza che rischia di
trascinare il Paese verso un irrecuperabile declino".
(Italpress)
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