| Eurispes: Crolla la fiducia nel governo e nel Parlamento |
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| 21/01/2008 | |
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21 gen - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è l’unico soggetto istituzionale a riscuotere la fiducia della maggioranza degli italiani, mentre il governo registra un risultato decisamente negativo: nel 2008 solo un cittadino su quattro (25,1 per cento) vi ripone fiducia. Bene Beppe Grillo e Nanni Moretti, che ispirano più fiducia della maggioranza degli uomini politici del nostro paese.
Più preoccupante il confronto con i risultati della stessa indagine condotta nel Rapporto dello scorso anno quando la quota di coloro i quali sentivano diminuita la propria fiducia si registrava già in discesa e si attestava al 46,7 per cento, mentre “i fiduciosi” raccoglievano il 9,9 per cento dei cittadini. La generalizzata tendenza dei cittadini italiani alla sfiducia segnalata già da alcuni anni si è dunque ulteriormente acuita nel corso del 2007, caratterizzato da scontento diffuso, contestazione verso le istituzioni politiche, crisi economica e sociale. Sono soprattutto coloro che appartengono all’area politica di destra e di centrodestra a sentire diminuita la propria fiducia nelle istituzioni (rispettivamente 70,5 per cento e 60,9 per cento). La quota di chi sente un aumento di fiducia, sia pur marginale, è più consistente tra gli elettori di sinistra e centrosinistra (8,4 per cento e 7 per cento) che comunque segnalano una forte caduta della propria fiducia: il 43,9 per cento dei primi e il 39 per cento tra i secondi. Rispetto ai dati rilevati nel Rapporto Italia 2007, il senso di sfiducia nei cittadini di sinistra è aumentato di ben 19 punti percentuali quando a veder diminuita la propria fiducia nelle istituzioni erano il 24,8 per cento. Ancora più sensibile il crollo nel centrosinistra (+14,8 per cento).
Il presidente della Repubblica è l’unico soggetto istituzionale che nel
2008 ottiene la fiducia della maggioranza dei cittadini (58,5 per
cento) sebbene in calo rispetto alla rilevazione precedente (63,2 per
cento). D’altronde, questo ulteriore calo di popolarità non sembra
attribuibile tanto alla persona, quanto ad un più generale rifiuto
della politica.
Decisamente negativi i risultati relativi al governo: nel 2008 solo un cittadino su quattro (25,1 per cento) vi ripone fiducia (30,7 per cento nel 2007). Afferma di avere poca fiducia nel governo il 40,4 per cento degli intervistati, nessuna il 31,1 per cento, abbastanza il 21,8 per cento e molto soltanto il 3,3 per cento.
È calata la quota di chi nutre molta fiducia nel governo ed è salita la
quota di chi non nutre nessuna fiducia, a ulteriore conferma
dell’inarrestabile distacco dei cittadini da chi governa il paese. Sono
i più giovani (18-24 anni) soprattutto al Sud (85,6 per cento) e nelle
Isole (84,5) a manifestare la maggiore sfiducia nel governo.
La
situazione risulta leggermente più positiva al Nord (i fiduciosi sono
il 26,5 per cento) e in particolare nel Nord-Est (42,2 per cento).
Tra
quanti si dichiarano di sinistra e centrosinistra la quota degli
sfiduciati raggiunge complessivamente il 56,2 per cento per i primi e
il 59,6 per cento per i secondi: si tratta di un aumento impressionante
rispetto allo scorso anno della sfiducia nei confronti del governo in
queste due correnti politiche, rispettivamente pari a 21,5 punti
percentuali in più a sinistra e 31,4 al centrosinistra.
Crolla la fiducia nel Parlamento, l’Istituzione che dovrebbe guidare il
paese: una maggioranza schiacciante di cittadini, il 75,3 per cento, ne
ha poca (48,6 per cento) o nessuna (28,7 per cento).
Confrontando la
tendenza con quella emersa lo scorso anno si evidenzia un ulteriore
calo di fiducia di ben 9 punti percentuali (da 66,2 per cento
a 75,3 per cento).
Si fida solo il 19,4 per cento degli italiani (molto
l’1,9 per cento e abbastanza il 17,5 per cento).
Nel 2007 invece i
fiduciosi raccoglievano 11 punti percentuali in più: erano infatti il
30,5 per cento.
In particolare, nel 2008, il 46,6 per cento dei
cittadini è poco fiducioso nel Parlamento, il 28,7 per cento per niente
fiducioso; il 17,5 per cento abbastanza, l’1,9 per cento molto.
Rispetto alla precedente rilevazione la percentuale di chi si dice
molto fiducioso nel Parlamento si è ridotta drasticamente passando dal
7,6 per cento registrato nel 2007 all’1,9 per cento del 2008.
La
magistratura. Al secondo posto dopo il presidente della Repubblica, la
magistratura raccoglie il 42,5 per cento di fiduciosi, ma nello stesso
tempo vede più della metà dei cittadini sfiduciati (53,6 per cento).
Si
tratta comunque di una lieve crescita rispetto al 2007 (39,6 per
cento), dopo un calo significativo negli ultimi anni segnati da forti
contestazioni anche di natura politica.
Andando ancora più in
profondità, la fiducia degli intervistati è poca nel 38,9 per cento dei
casi, abbastanza nel 34,9 per cento, nessuna nel 14,7 per cento, molta
nel 7,6 per cento.
I ragazzi dai 18 ai 24 anni sono quelli che
dimostrano meno fiducia nella magistratura (17,3 per cento), e in
generale, verso le altre istituzioni.
La fiducia nella magistratura
risulta maggiore fra quanti sono orientati politicamente a sinistra
(62,6 per cento) e al centrosinistra (51,3 per cento), più scarsa
invece fra quelli di centrodestra (26,6 per cento) e di destra (28,2
per cento).
LLa fiducia degli italiani è stata misurata anche in relazione ad altre
istituzioni al di fuori dell’ambito politico
Le associazioni di
volontariato si aggiudicano il primato in termini di fiducia: 71,6 per
cento di fiduciosi (il 26,6 per cento molto, il 45 per cento
abbastanza). La percentuale è però in calo rispetto a un anno fa (78,5
per cento).
Al secondo posto, con oltre la metà di cittadini fiduciosi,
i Carabinieri (57,4 per cento) e la Polizia (50,7 per cento).
La Chiesa
e le altre istituzioni religiose raggiungono il 49,7 per cento di
fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia
rispetto al 2007 (60,7 per cento).
Anche l’istituzione scolastica
appare in forte crisi: ispira fiducia solo a un terzo del campione (33
per cento; al 46,3 per cento poca, al 19 per cento addirittura
nessuna), a fronte del 47,1 per cento del 2007.
Il 46,3 per cento dei
soggetti dicono di fidarsi della Guardia di Finanza.
Ottengono la
fiducia di una minoranza del campione le associazioni di imprenditori
(23,5 per cento), la Pubblica amministrazione (20 per cento, in calo
rispetto al 26,9 per cento del 2007), i sindacati (19,5 per cento, a
fronte del 26,7 per cento dell’anno precedente).
All’ultimo posto,
prevedibilmente, i partiti, in cui ripone fiducia solo il 14,1 per
cento degli italiani: ben la metà (50,8 per cento) non si fida per
niente, il 33,1 per cento poco, il 9,6 per cento abbastanza.
Tale
risultato è quasi analogo a quello del 2007 (12,6 per cento), segno che
la sfiducia nei partiti ha contagiato i cittadini già da anni e si è
poi estesa anche alle altre istituzioni, quasi senza eccezioni.
I personaggi pubblici al di fuori della politica, come Beppe Grillo o
anche Nanni Moretti, ottengono maggiori consensi rispetto ai politici
veri e propri: 21,6 per cento contro 17 per cento.
Sono state, d’altra
parte, numerose anche le mancate risposte (20 per cento).
Fra i
cittadini dai 25 ai 34 anni sono più numerosi della media coloro che si
fidano soprattutto di personaggi pubblici esterni alla politica (30,8
per cento), per contro questi soggetti affermano con minor frequenza di
fidarsi delle figure propriamente politiche (7,7 per cento); la fiducia
nei personaggi non politici supera la media anche fra i giovanissimi di
18-24 anni.
Tra quanti appartengono al centro-sinistra, con maggior
frequenza della media, dichiarano di fidarsi soprattutto delle figure
propriamente politiche (25,9 per cento); il contrario avviene per chi
si colloca a destra (12,8 per cento).
A
sinistra, la fiducia nei personaggi pubblici non politici è superiore
alla media (25,8 per cento).
La quota di chi non si fida né degli uni
né degli altri è particolarmente consistente fra quanti sono di destra
(50 per cento) e di centrodestra (46,4 per cento).
Ma come si traduce nel comportamento elettorale la disposizione degli
italiani nei confronti delle Istituzioni e della politica?
La larga
maggioranza, il 77,1 per cento, dichiara di andare sempre a votare alle
elezioni. Di contro, il 13,9 per cento lo fa qualche volta, il 4 per
cento quasi mai, il 2,8 per cento mai.
Il valore relativo a chi vota
sempre risulta in calo, seppure non in misura drastica, rispetto al
2006 (81,5 per cento).
La scelta di non votare non è segno di semplice
disinteresse, ma anche di un’impossibilità di riconoscersi nelle figure
politiche chiamate a rappresentare i diversi schieramenti.
E questa
tendenza, evidentemente, è in aumento nel nostro paese.
Si vota sempre
alle elezioni soprattutto al Nord-Ovest (l’84 per cento) e i più
assidui al voto sono gli elettori di sinistra e centrosinistra
(rispettivamente 84,5 per cento e 86 per cento), seguono quelli di
destra e centrodestra (78,2 per cento e 77,7 per cento).
Rispetto al
2006, si registra un calo di votanti regolari soprattutto fra gli
elettori di sinistra, segno che sono soprattutto loro a sperimentare
una sfiducia tale da demotivare al voto.
L’astensionismo è soprattutto
una espressione di indifferenza nei confronti della politica per il 46
per cento dei cittadini; per il 37 per cento è una espressione di
protesta, soltanto per una minoranza (9,7 per cento) si tratta di un
normale comportamento elettorale.
(Velino-Francesco Cosentino)
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