| Eurobarometro: Italia in 18 mesi sono emersi 175mila lavoratori in nero |
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| 26/10/2007 | |
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Il lavoro sommerso coinvolge un terzo della popolazione
dell’Unione europea, ma non fa paura. Anzi, soprattutto se viene svolto
in ambito privato o familiare è accettato e non viene percepito come un
rischio.
Lo rivela Eurobarometro, lo strumento di sondaggio della Commissione europea.
Secondo la valutazione dei cittadini Ue intervistati (26.755 mila individui appartenenti a 27 Paesi), il lavoro nero riguarda soprattutto i disoccupati, gli autonomi e gli immigrati clandestini.
Analizzando i numeri, la percentuale di persone che risulta impiegata nel sommerso non sembra molto alta: l’11% degli intervistati ha ammesso di aver acquistato prodotti o servizi “in nero” e il 5% dei cittadini ha riferito di aver lavorato senza contratto negli ultimi 12 mesi.
In realtà i dati vanno presi con le pinze, perché le rilevazioni misurano solo la percentuale di coloro che si sono resi conto di essere coinvolti nella cosiddetta economia ombra. Inoltre, il lavoro nero svolto dagli immigrati clandestini e quello conto terzi sono inclusi solo minimamente nella ricerca.
In generale si può dire che ci sono notevoli differenze tra i vari Stati membri.
Per esempio Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, dove il sommerso è più diffuso, hanno però un numero di ore pro capite molto basso. Nelle nazioni del sud, invece, le ore crescono in modo esponenziale.
Ciò indica che il lavoro sommerso nei Paesi ricchi tende a fornire solo una parte del reddito, mentre in quelli più poveri diventa spesso l’unica fonte di sostentamento, anche se vi possono accedere meno persone.
Ma quali sono le prestazioni più richieste? I servizi domestici, innanzitutto, visto che la ricerca ha dimostrato che la maggior parte delle transazioni avviene tra privati o famiglie. La soddisfazione del lavoratore, come è logico, è molto bassa e la maggior parte delle persone che hanno risposto al questionario ha dichiarato di preferire un regolare contratto.
Anche l’identikit del lavoratore ombra è molto simile in quasi tutti gli Stati membri. Oltre agli immigrati, i più coinvolti sono i giovani, impiegati soprattutto nei settori beni o servizi. Inoltre, chi ha meno anni riceve il salario più basso. Ma in quasi tutti i paesi, gli uomini sono occupati in nero molto più frequentemente delle donne che, però, come nel mercato regolare, tendono a ricevere salari più bassi.
Se il mercato del sommerso prospera è anche perché ci sono persone disposte ad acquistare beni pur sapendo che essi provengono da forme illegali di lavoro. Il motivo più frequentemente citato dai clienti per l’acquisto del nero è il prezzo più basso, alcuni hanno però anche citato la volontà di aiutare qualcuno bisognoso di denaro. Insomma, il mondo del lavoro ombra è di difficile comprensione e si annida dove sono maggiori le sacche di povertà. Nelle intenzioni della Commissione europea l’analisi dei risultati di questa indagine dovrebbe rivelare importanti suggerimenti in grado di aiutare i Paesi membri a risolvere la situazione, ovviamente con strategie e fini pensati ad hoc per le esigenze di ciascuno.
L’Italia per ora sta puntando sulla legalità. “In 18 mesi sono emersi 175mila lavoratori in nero nella nostra azione di contrasto al sommerso, pari ad una città grande come Modena. Un risultato importante ma bisogna proseguire nel nostro lavoro quotidiano”, ha detto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, intervenendo alla presentazione del Bilancio sociale dell’Inps, “chi meglio dell’Inps conosce il valore di questa nostra iniziativa, che permette di recuperare contributi previdenziali oltre a portare avanti una battaglia di trasparenza e di legalità, che qualche volta sconfina nella lotta della criminalità”. Il ministro ha ricordato che “sono state chiuse in questa azione di contrasto al lavoro nero 224 mila aziende e che il 55% dei lavoratori emersi ha meno di 30 anni, di cui la metà è fatta di italiani e l’altra da stranieri”. Dati perfettamente in linea con quanto emerso nella ricerca. Vedremo si ci sarà l’attesa inversione di tendenza.
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