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Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 02:00
EUROPE BUSINESS MONITOR: il 45% delle aziende ricorre alla delocalizzazione della produzione Stampa E-mail
04/02/2008
4 feb. - L'Italia e' il Paese europeo dove le aziende si affidano di meno a fornitori esterni e la piccola parte di quelle che delocalizzano preferisce affidare parte della produzione ad aziende di altri Paesi, in controtendenza rispetto agli altri.
ups280x200.jpgSono alcuni dei risultati che emergono dalla XVII edizione dell'Ups Europe Business Monitor, sondaggio annuale in cui 1.451 top manager in sette Paesi europei sono stati chiamati ad esprimere le proprie opinioni su diversi temi che influenzano il business in Europa.
Il Bel Paese si distingue, inoltre, per avere la percentuale piu' alta di manager che ritiene sia giusto proteggere le aziende chiave del Paese da acquisizioni straniere ad ogni costo. In Europa, secondo i risultati dell'indagine, i dirigenti europei sono protezionisti e preferiscono mantenere la produzione all'interno dell'azienda o comunque vicino a casa.
Solo meta' delle aziende europee dichiara di ricorrere alla delocalizzazione e la maggior parte di chi lo fa preferisce rimanere vicino a casa. Poco meno della meta' degli intervistati (45%) ricorre attualmente alla delocalizzazione della produzione o dei servizi per ridurre i costi, mentre uno su dieci (8%) pensa che lo fara' in futuro.
Questi dati, tuttavia, sono controbilanciati da un 44% che dichiara di non delocalizzare affatto. Le aziende nei Paesi Bassi sono le piu' propense ad avvalersi di risorse esterne, con sei dirigenti su dieci (59%) che dichiarano di ricorrere alla delocalizzazione e uno su dieci (12%) che rivela di star prendendo in considerazione questa possibilita'. Al contrario, l'Italia emerge come il Paese che si affida di meno a fornitori esterni, infatti, solo dirigente su tre (29%) dichiara diì farlo.
Nei casi in cui si ricorre alla delocalizzazione, le aziende tendono a mantenere la produzione e i servizi vicino a casa (52%). Una maggioranza di dirigenti in ogni Paese, ad eccezione dell'Italia, dichiara di privilegiare fornitori del proprio mercato nazionale: in cima alla classifica dei patrioti c'e' la Spagna, con due terzi delle aziende che si avvalgono di risorse esterne locali (66%), seguita da Germania (60%) e da Francia (59%). In Italia invece pochi decidono di affidare parte della propria produzione o dei propri servizi a compatrioti (5%) mentre una chiara maggioranza preferisce appoggiarsi ad aziende di altri Paesi europei (67%).
L'Italia non e' la sola a trasferire produzione e servizi preferibilmente in altri Paesi europei.
Per tutti, infatti, l'Europa e' in assoluto la seconda scelta piu' popolare (44%) dopo il mercato nazionale. Anche Cina e India sono mete ambite - menzionate ciascuna dal 22% degli intervistati - che sommate insieme sono popolari quanto l'Europa. Interrogati se sia giusto che i governi nazionali intervengano per evitare che gruppi stranieri si approprino delle aziende chiave di un Paese, una maggioranza di manager in Europa si rivela essere a favore del protezionismo. In totale, sei dirigenti su dieci (59%) crede che a un governo nazionale dovrebbe essere permesso di poter ostacolare l'acquisizione di un'azienda strategica per il Paese. Di questi, il 45% sostiene che una posizione protezionista sia lecita solo in settori particolari, mentre per il 14% ostacolare acquisizioni da parte di investitori stranieri e' giustificato in ogni caso.
I piu' forti sostenitori di una posizione protezionista sono i dirigenti in Francia (71%), ma se si prende in considerazione solo il gruppo dei 'protezionisti ad ogni costo' i piu' numerosi sono i dirigenti del Bel Paese (21%Â contro il 14% del dato aggregato europeo). Questi dati sono bilanciati dal 39% del totale degli intervistati che sostiene che una tale interferenza non sia mai giustificata. Questo gruppo e' guidato dai dirigenti nei Paesi Bassi, dove il 48% e' contro qualsiasi tipo di ingerenza, seguiti da Belgio e Spagna (46% ciascuno).
I business leader in Europa sembrano ampliamente in favore dei vertici internazionali di alto livello: il 53% ritiene che siano efficaci. Tuttavia, una minoranza significativa (43%) li considera poco piu' che chiacchiere inutili. I piu' entusiasti sono i dirigenti in Germania (69%) seguiti da quelli dei Paesi Bassi (64%), mentre al lato opposto della classifica, gli scettici sono guidati dai manager in Francia (54%). I manager in Italia sono questa volta allineati con i loro colleghi in Europa, con il 51% dei voti a favore di queste iniziative e il 42% contrario. (AGI)

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