| Il 61% dei genitori aiuta i figli nei compiti a casa. Un momento di dialogo |
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| 20/01/2008 | |
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20 gen. - I compiti dei figli sono una specie di «Chi vuol essere milionario». Pathos identico. Rischio di drammi altissimo, perché manca il saggio arbiter Scotti. Un tempo l'educazione scolastica dei figli era una bomba nucleare all'interno delle coppie, spesso detonatore delle crisi. Oggi, che
tutto è cambiato nel focolare, le sudate carte dei pargoli possono essere un
collante, ottima occasione, spesso l'unica, per sedersi attorno a un tavolo,
dialogare, risolvere problemi insieme. E rafforzare così la vita coniugale
disintegrata dal lavoro, dalla spesa al supermercato, dalla devastante
intrusione di tv, aggeggi elettronici, internet, che sprofondano nel solipsismo
i pochi istanti domestici sopravvissuti.
L'inversione di tendenza è colta da una ricerca dell'associazione «Donne e qualità della vita» su coppie lavoratrici con figli in età scolastica. La squadra di psicologi, coordinata da Serenella Salomoni, ha cercato di capire attraverso interviste quali sono le ricette più sensate per tenere unita la famiglia. Il 32% delle coppie, cioè una su tre, consiglia proprio i compiti con i figli come momento di «comunione» ideale. Molto più utile che non il classico «weekend vacanza senza figli» (26%) che dovrebbe essere un sogno di amore e dolcezza nel nome dei vecchi tempi e spesso si muta in una luna di fiele; o «trovare passioni comuni con i figli» (14%) che può diventare problematico e scatenare tsunami edipici se non si imbrocca la passione giusta per tutte le parti in causa. Quando gli argomenti di confronto latitano e quando la frenesia del vivere taglia gli spazi comuni, un bel ripasso insieme di storia, geografia o matematica, ha il merito di unire la famigliola sbigottita e stanca. Favorisce il dialogo e fa emergere, magari con un pizzico di nostalgia proustiana (ma non troppa, altrimenti l'effetto boomerang della noia è garantito), eventuali affinità sulle materie preferite. «Nel rapporto genitori e figli - commenta Salomoni - ogni momento di contatto e di dialogo può essere importante. Basta che da entrambe le parti il momento dei compiti a casa, o della loro correzione, sia vissuto come gioco o confronto e non con ansia o eccessiva preoccupazione». Il sondaggio rivela che la maggioranza delle coppie (il 61%) dedica ai compiti tra i dieci minuti e l'ora al giorno e che la metà della coppia che trascorre più tempo è - come al solito - la madre (51%). «In un equilibrio "ideale" - continua la Salomoni - il padre detta le regole, i bambini fanno i compiti, la mamma media. Spesso, però, i bambini vivono i compiti in maniera negativa mentre i genitori che tornano dal lavoro stanchi rovesciano troppe aspettative sui ragazzi. Così come le crisi coniugali sono spesso anticipate da "crisi" nella sfera sessuale, il rendimento scolastico può essere considerato un campanello d'allarme per i figli, e dunque un utile strumento per capire meglio le loro esigenze». Attenzione, però, alle insufficienze. L'idillio sperimentato con la liturgia del compito comune potrebbe dissolversi. L'esperienza insegna che nelle coppie, e ancor più tra i separati, il primo quattro è occasione di massacri. Punizioni selvagge per i piccoli. Accuse reciproche, rinfacciamenti di colpe, schiaffi esistenziali, tra i genitori. (La Stampa) |
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