Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

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Ultimo aggiornamento: 11.10.2008 ore 20:57
ILVO DIAMANTI: EX ULIVO E UDC SARANNO GLI INCERTI CHE DECIDERANNO LA PARTITA Stampa E-mail
13/03/2008
13 Mar. - E' dalle pagine di Repubblica che traiamo le considerazioni di Ilvo Diamanti secondo il quale i partiti maggiori calano, in parte penalizzati dalla ricerca di consensi eterogenei ed in parte dalla bassa intensità della campagna elettorale.

punto-interrogativo280x200.jpgInsieme, il loro peso sul totale degli elettori passa dal 76% al 73%. Se ne avvantaggiano, in parte, le liste che, fino a poche settimane fa, erano alleate mentre ora sono concorrenti. La Sinistra Arcobaleno, da un lato. L'Udc e la Destra, dall'altro. In parte, però, il calo subito dai due partiti principali favorisce gli alleati: l'Italia dei valori e la Lega.

Le ragioni di questa ripresa, per quanto limitata, della "concorrenza" sul mercato elettorale sono diverse.

1. Anzitutto, la presentazione delle liste e il conseguente avvio ufficiale della campagna hanno reso visibile la presenza di altri partiti, oltre ai due principali. Ciò ha allargato la "dispersione" delle scelte, rendendo la competizione un po' più "proporzionale". E'come se i consumatori del (super) mercato elettorale cominciassero a prendere confidenza con i nuovi prodotti.

2. Il calo dei partiti maggiori è, inoltre, dettato dalle difficoltà incontrate nella costruzione delle liste, nel tentativo di attrarre i settori di mercato elettorale più diversi.

E, in particolare, i più critici. Così, il Pd ha candidato Massimo Calearo, imprenditore del Nordest, orientato a destra: per intercettare i voti degli imprenditori del Nordest, (largamente) orientati a destra. Mentre il Pdl ha "reclutato" Giuseppe Ciarrapico, noto imprenditore romano, nostalgico e un po' fascista: per drenare i voti romani e nostalgici attratti dalla Destra di Storace. Per conquistare al Senato una regione determinante come il Lazio, dove Ciarrapico pubblica numerose testate locali. Ha, inoltre, sollevato malumori la collezione di candidati come etichette simboliche. I giovani e le giovani: di varia cultura e professione. Possibilmente, di bell'aspetto. Per non parlar degli operai. Veri. Sopravvissuti alle stragi nei luoghi di lavoro. Ma, soprattutto, all'estinzione della specie. Quanto al Pd, l'accordo con i radicali ne ha allargato i confini identitari. Ha, inoltre, "incluso" una base di elettori limitata, ma coerente e fedele. Creando, tuttavia, disagio e disaffezione presso l'elettorato cattolico.

3. Il minor grado di polarizzazione, peraltro, è favorito dalla ridotta intensità del confronto fra Pdl e Pd. Almeno, fino a una settimana fa. Il Pdl, in particolare, ha concentrato la polemica sull'Udc. Offrendole visibilità e identità. Anche per questo, sabato scorso, a Milano, Berlusconi ha effettuato uno "strappo" rispetto al profilo basso tenuto fino ad allora. Stracciando - letteralmente - il programma del Pd. Non solo perché sopraffatto dal suo "spirito caimano". Anche per indicare apertamente l'avversario. L'unico, vero "antagonista". Il Pd di Prodi, che Veltroni - l'illusionista - vorrebbe occultare. D'altronde, una campagna così soft, questo dibattito "politicamente corretto", rischiano di indurre gli elettori a votare in libertà, sfuggendo alla logica (secondo alcuni, al "ricatto") del "voto utile". Ma, nella fattispecie, danneggiano principalmente il Pdl. Il cui vantaggio dal Pd resta ampio. Ma non incolmabile.

Veltroni, infatti, continua a tenere testa a Berlusconi, nel confronto diretto. Fra i candidati premier, è quello che riscuote maggior fiducia fra gli elettori. La campagna elettorale, fino ad oggi, pare non averne usurato l'immagine.

Inoltre, il peso degli incerti resta molto alto. Oltre un terzo degli elettori. Tra essi, la quota maggiore è costituita da elettori che due anni fa avevano votato per l'Ulivo. Tentati, in larga misura, dall'astensione.

Incerto, peraltro, è il 30% di quanti nel 2006 avevano scelto l'Udc.

Questi dati suggeriscono che, prima del voto, molto può ancora succedere. Ma indica anche i due diversi problemi, a cui i partiti maggiori dedicheranno la loro campagna.

Per il Pd: l'area della disaffezione e dell'astensione, in cui staziona un settore molto ampio di elettori di centrosinistra.

Per il Pdl: l'elettorato orientato verso l'Udc (ampio, ma anche molto incerto) e quello attratto dalla Destra (delimitato, ma territorialmente concentrato e in sensibile crescita, nelle ultime settimane).

Per questo riteniamo che la campagna elettorale, nelle prossime settimane, sia destinata ad accendersi, assumendo toni più aspri. Soprattutto per iniziativa di Berlusconi, che, quando si muove in modo educato e felpato, come in questa fase, appare un po' legato.

Sicuramente più a disagio di Veltroni. Uno specialista nel recitare la parte del "buono". Mentre il Cavaliere dà il meglio di sé quando può liberare il suo "animal spirit". Guardare dritto negli occhi l'elettore. Il "suo" elettore. Dargli del tu. Parlargli in modo diretto. Da imprenditore a imprenditore, da operaio a operaio, da ottimista a ottimista, da casalinga a casalinga. Da anticomunista ad anticomunista. D'altronde, il Cavaliere, ha già "strappato" rispetto allo stile ovattato delle settimane scorse. Non vuole sorprese. E sembra disposto a risvegliare l'antiberlusconismo. Che potrebbe convincere gli incerti di centrosinistra a "votare". In modo "utile": per il Pd. Erigendo di nuovo il muro di Arcore, però, Berlusconi rivolgerebbe agli elettori orientati a votare per l'Udc e per la Destra un messaggio esplicito.

Non c'è alternativa possibile, fra il Pdl e la sinistra.

Naturalmente, potremmo sbagliare. La campagna potrebbe riprendere come prima - noiosa e politicamente corretta. Soprattutto se, come dicono i sondaggi commissionati da Berlusconi, la partita fosse davvero chiusa e senza speranza per gli avversari. In questo caso, non ci sarebbe motivo di alzare la voce, spaventare i moderati, gridare al lupo e al comunista. Né di tuonare - ogni giorno - contro i sondaggi taroccati (quelli degli altri).

Per quel che ci riguarda, per rispondere alle polemiche sull'argomento (sollevate non solo da Berlusconi), preferiamo ricorrere alle parole dell'Uomo Comune disegnato da Altan, qualche giorno fa, sulla prima della Repubblica.

Alla richiesta di un sondaggista, intenzionato a intervistarlo, reagisce: "Sì. Ma l'avverto che alla mia risposta non ci credo". Perché i sondaggi non prevedono il futuro. Al massimo il presente. Non anticipano le decisioni degli elettori. Ma solo le intenzioni. (Ilvo Diamanti)

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