| IRAQ: PER IL 64% DEGLI AMERICANI I 5 ANNI DI GUERRA NON VALGONO LE VITTIME AMERICANE |
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| 19/03/2008 | |
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19 Mar. - Per il 64% degli americani, i risultati di
cinque anni di guerra in Iraq non valgono le perdite in termini di vite
umane e i costi che l'America sta sostenendo. Lo indica un sondaggio
svolto dal network CBS, in occasione del quinto anniversario
dell'invasione dell'Iraq. Solo il 29% degli americani, secondo il
sondaggio, ritengono che il prezzo della guerra sia adeguato ai
risultati ottenuti.
Nel 2003, sei mesi dopo l'attacco a Baghdad, gli
americani erano divisi 50-50% nel sostegno o meno alla guerra.
L'approvazione dell'operato dell'amministrazione Bush in Iraq era scesa
ai minimi nel marzo 2006, sotto al 25%.
Adesso e' lievemente risalita,
ma la maggioranza degli americani ritiene sempre che la Seconda guerra
del Golfo sia stata sostanzialmente un errore.
L’operazione «Iraqi Freedoom» fu lanciata alle 21.30 del 19 marzo 2003, ora di Washington (l’alba del
20 marzo a Baghdad).
A cinque anni
di distanza l'operazione pare tuttora in
corso, senza peraltro risultati degni di
nota, salvo il completo dissesto del Paese e la sua consacrazione a focolaio e
bivacco di terroristi.
E non solo: con i suoi enormi costi militari
l'occupazione dell'Iraq è, secondo
alcuni analisti, una delle concause della crisi economica americana.
Sarà per questo che in giro c'è poca voglia di commemorazione. La ricorrenza elude le prime pagine dei giornali Usa e i candidati al posto di George W. Bush preferiscono parlare di che fare per l'economia, tema che consente di fare maggior sfoggio di brillanti promesse. George Bush medesimo ha da tempo imparato a evitare almeno i toni trionfalistici che gli fecero esclamare molto prematuramente il 1° maggio 2003 il celebre: "Missione compiuta". Anche perché il quinto anniversario potrebbe coincidere, giorno più, giorno meno, con il raggiungimento di quota 4.000 soldati americani caduti. E' un macabro conto alla rovescia: mancano appena 10 nomi.... Nulla di certo invece sui morti iracheni, che nessuno riesce o si occupa seriamente di contare. Morti per mine, per attentati, per bombe, per malattie che si curano con un antibiotico, ecc. In dollari questo quinto anniversario fa 12 miliardi al mese, almeno 500 miliardi spesi fino a oggi secondo le stime più caute, 3 mila miliardi secondo il premio Nobel Joseph Stiglitz. Che è uno di quelli che sostiene, appunto, come questo c'entri qualcosa con il dissesto dell'economia. Non solo mutui. In termini di tempo significa che l'impegno militare in Iraq è già durato più del coinvolgimento americano nella Seconda guerra mondiale e nella guerra di Corea. E non se ne vede la fine perché, al di là delle promesse elettorali, resta il dato nudo e crudo di un Paese nel caos dove le forze di sicurezza irachene non sono in grado di prendere in mano la situazione e di evitare una nuova ondata di violenza. |
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