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Ultimo aggiornamento: 03.12.2008 ore 07:41
ISAE: Sempre piu' giovani +6% restano con mamma Stampa E-mail
31/01/2008
31 gen. - È un argomento spinoso quello dell'uscita dei giovani dalla famiglia d'origine. Tornato agli onori delle prime pagine di tg e quotidiani con le dichiarazioni del ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa, che li defini' "bamboccioni", il tema dell'affrancamento dai genitori delle nuove generazioni e' controverso e difficile, anche perche' i motivi che ne stanno alla base sono i piu' diversi.
debiti_280x200.jpgCi sono i trentenni precari che con uno stipendio di appena mille euro non si possono permettere un affitto ne' tanto meno di accedere a un mutuo, e quelli che invece restano a casa con mamma e papa' piu' per comodita' che per necessita'.
Per far luce su questo fenomeno, ora e' intervenuto anche l'Isae, che partendo proprio dal provvedimento voluto da Padoa-Schioppa nella Finanziaria 2008, "volto a favorire l'uscita dei giovani dalla famiglia attraverso un sostegno monetario al pagamento dell'affitto" ha deciso "di individuare le principali determinanti dei comportamenti di uscita da casa confrontando le caratteristiche dei giovani in Italia e in alcuni paesi europei: Spagna, Svezia, Inghilterra, Irlanda e Francia".
Questo perche', sottolinea l'Istituto di analisi economica, "negli ultimi decenni si e' riscontrata una forte tendenza a ritardare tale uscita", in particolare "tra l'inizio degli anni Novanta e il 2004
"La prima parte dell'analisi - spiega l'Isae - e' stata effettuata sui dati dell'indagine Eusilc dell'Eurostat, utilizzando l'ultimo anno disponibile: il 2005.
Si osserva che in Italia e in Spagna quasi tre quarti dei giovani tra i 20 e i 30 anni vivono ancora in famiglia; nel Regno Unito e in Svezia, invece, rispettivamente un quarto e un quinto dei giovani risiedono nella casa dei genitori.
L'Irlanda, paese a maggioranza cattolica, mostra un modello di comportamento piu' simile a quello dei due paesi dell'Europa mediterranea (62,3 per cento di giovani ancora in famiglia), mentre la Francia si colloca in una posizione intermedia (34,9 per cento)".
Questi dati, prosegue l'Istituto di analisi economica, "suggeriscono che la diversa concezione della famiglia e il rapporto tra genitori e figli, influenzati anche dalla religione prevalente, potrebbero avere un ruolo nel determinare diverse scelte di organizzazione della famiglia nei paesi considerati".
Sulla base delle indagini della Banca d'Italia riferite al 1991 e al 2004, sottolinea l'Isae, "si e' anche verificato come la quota di giovani residenti con i genitori sul totale e' aumentata di circa 6 punti percentuali (dal 68,4 per cento nel 1991 al 74,1 per cento nel 2004) nel periodo in esame".
Infatti, sostiene lo studio, "se nel 1991 il reddito dei giovani rappresentava l'83 per cento del reddito medio, nel 2004 si era ridotto al 74 per cento. E questa diminuzione della quota di reddito dei giovani, rispetto a quello totale medio, segnala un impoverimento relativo in questa fascia di eta'".
Inoltre, continua l'Istituto di analisi economica, "si e' stimata la probabilita' di uscita dalla famiglia di origine su un sottocampione di giovani occupati fra i 20 e i 30 anni di eta' nel 2004.
Non sorprendentemente, tale probabilita' cresce significativamente all'aumentare del reddito, dell'eta' e se si e' sposati, mentre diminuisce se si e' celibi o nubili, rispetto alle altre condizioni (divorziati, separati e vedovi)".
Senza contare che, conclude l'indagine, "l'uscita e' piu' probabile se si e' donne, se si risiede nel Nord-Est rispetto al Centro Italia o al Sud, in un comune di dimensioni medio-grandi rispetto a uno di piccole dimensioni e se si e' lavoratori autonomi piuttosto che dipendenti". (IlVelino)
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