| Israele: solo il 20% si definisce laico e il 71% non crede che la pace venga da Annapolis |
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| 23/11/2007 | |
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23 nov. - Due sondaggi oggi su Isrlaele, il primo relativo alla fatto che è dimunuito di 20 punti rispetto a 30 anni fa la laicità degli israeliani, il secondo sulla conferenza di pace di Annapolis che il 71% reputa non servirà a far ripartire il processo di pace.
La laicità: solo il 20% degli israeliani si definisce
laico, il minimo storico dalla fondazione dello Stato ebraico: è
quanto risulta da un sondaggio dell'Istituto Democratico
Israeliano, pubblicato dal quotidiano israeliano Ha'aretz.
Per fare un paragone, nel 1974 il 40% della popolazione si
definiva laica; il sondaggio sottolinea come siano i giovani ad
essere maggiormente religiosi, mentre i laureati sono in
maggioranza laici e tendono a identificarsi con i partiti della
sinistra.
L'inchiesta divide gli israeliani in base alle origini culturali
e nazionali: ashkenaziti (immigrati di discendenza europea),
mizraiti (di discendenza mediorentale) e israeliani veri e propri
(con entrambi genitori nati nello stato ebraico);
rispettivamente, il 64%, il 93% e l'85% dei membri delle tre
comunità ammette una qualche forma di affiliazione religiosa. l sondaggio è stato condotto su un campione di 1.016 persone,
senza che sia stato indicato un margine di errore.
La conferenza di Annapolis: la maggioranza degli israeliani è
favorevole allo svolgimento del vertice internazionale sul Medio
Oriente di Annapolis, ma è alquanto scettica sui possibili
risultati della Conferenza, che mira a sbloccare i negoziati tra
Israele e l'Autorità Nazionale palestinese: è quanto risulta da
un sondaggio pubblicato dal quotidiano israeliano Yediot Aharonot.
Il 69% degli intervistati si dichiara favorevole al vertice - che
si aprirà martedì prossimo nella cittadina statunitense - ma il
71% ritiene che la conferenza non servirà a far ripartire il
processo di pace; di fatto, l'82% degli israeliani crede
impossibile il poter raggiungere un accordo sullo status finale
entro il 2008, come invece affermato dal premier Ehud Olmert.
Peraltro, il 75% degli intervistati afferma di non nutrire alcuna
fiducia verso il Primo ministro, e un'identica percentuale
ritiene che Israele non debba porre come precondizione il
riconoscimento da parte palestinese del carattere ebraico dello
Stato di Israele, come vorrebbe Olmert per scongiurare ogni
eventualità di un ritorno dei profughi palestinesi. Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 500 persone, con un margine
di errore del 4,5%.
Secondo un'inchiesta del quotidiano israeliano Ma'ariv il 50%
degli intervistati ritiene addirittura che Olmert non abbia il
mandato del Paese per negoziare con i palestinesi, visto il
fallimento dell'offensiva militare del Libano meridionale
nell'estate del 2006 e i numerosi procedimenti legali in cui è
implicato il Primo ministro; uguale indecisione sussiste riguardo
agli scopi del presidente palestinese Abu Mazen: per il 48% l'Anp
vuole la pace con Israele, il 46% ritiene invece che abbia come
obbiettivo la distruzione dello Stato ebraico. Il sondaggio è
stato effettuato su un campione di 500 persone, con un margine di
errore del 4,4%. (Apcom)
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