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17 gen. - L'Italia è al 18° posto in Europa nella diffusione
di Internet tra le famiglie. È il risultato di un'indagine Istat, condotta a
febbraio del 2007 su 19 mila famiglie
secondo la quale nel nostro Paese il 43% delle famiglie (con almeno un
componente tra i 16 e i 64 anni) possiede un accesso Internet da casa, contro una media europea del 54%.
Vicini all'Italia sono Polonia (41%) e Lituania (44%) mentre Olanda
(83%), Svezia (79%) e Danimarca (78%) registrano un tasso quasi doppio.
Secondo l'indagine dell'Istituto di statistica è aumentata nel 2007 rispetto al
2006 la quota di famiglie che possiedono il decoder digitale terrestre (dal
15,5% al 19,3%), il cellulare (dall'82,3 all'85,5%), l'antenna parabolica (dal
25,6% al 28,6%) e il personal computer (dal 46,1% al 47,8%). Le famiglie in cui almeno un componente accede a Internet (considerando in
questo caso nel computo anche le famiglie di soli anziani) passano dal 35,6% al
38,8% e migliora anche la qualità della connessione usata per accedervi da
casa: diminuisce, infatti, la quota di connessioni a banda stretta (tramite
linea telefonica tradizionale o linea telefonica Isdn) che passa dal 18,7% al
14,7% e aumenta, invece, la quota di famiglie con connessione a banda larga
(linea telefonica Adsl o altro tipo di connessione a banda larga), che passano
dal 14,4% al 22,6 per cento. Il lettore dvd (dal 51,7% al 56,7%) sostituisce
progressivamente il videoregistratore (dal 64,3% al 62%).
Sono ancora poche le persone che usano un collegamento senza fili per
connettersi ad Internet. Il 17,3% degli utenti di Internet usa un portatile con
collegamento senza cavi (Wifi). Più contenute le quote di coloro che usano un
cellulare via Gprs (7,4%), un cellulare via Umts (6,8%) e un computer palmare
(5,2%).
Nel Centro-nord si riscontra la quota più alta di famiglie con accesso ad
Internet (oltre il 41%) e alla connessione a banda larga (circa il 25%), mentre
nel Sud e nelle Isole le quote scendono rispettivamente al 32% e al 18% circa.
Le famiglie più svantaggiate sono prevedibilmente quelle in cui il capofamiglia
è operaio o disoccupato. Rispetto a quelle in cui è dirigente, imprenditore o
libero professionista c'è una differenza di oltre 32 punti percentuali nel
possesso di personal computer e di 37,7 punti nel possesso dell'accesso ad
Internet. Le differenze tra i due tipi di famiglie sono molto più contenute
considerando tecnologie relativamente poco costose come il lettore dvd (circa
8,8 punti) e il decoder digitale terrestre (5,8 punti), ma addirittura si
annullano nel caso del cellulare (appena 0,5 punti).
Per quanto riguarda le fasce d'età, il picco di utilizzo del personal computer
si ha tra i 15 e i 19 anni (oltre il 77%) e per Internet tra i 15 e i 24 anni
(oltre il 68%), per poi decrescere rapidamente all'aumentare dell'età. Già tra
le persone tra 35 e 44 anni l'uso del personal computer (54,1%) e di Internet
(48,5%) è molto più contenuto. Tra le persone di età compresa tra 60 e 64 anni
solo il 17,5% usa il personal computer e il 14,9% naviga in Internet, mentre
tra gli ultra sessantacinquenni l'uso di queste tecnologie è ancora un fenomeno
marginale. «Ovviamente - spiegano i ricercatori - le differenze dovute all'età
dipendono in gran parte dal livello di istruzione più basso delle persone
anziane».
Le persone che si sono connesse ad Internet negli tre mesi precedenti
all'indagine hanno utilizzato la rete prevalentemente per comunicare attraverso
l'uso della posta elettronica (77,3%), per cercare informazioni su merci e
servizi (64,8) e per apprendere (54,7%). Di rilievo è la quota di chi si
connette al web per usare servizi relativi a viaggi e soggiorni (43,4%) e per
leggere o scaricare giornali, news, riviste (43,1%). Sono meno diffuse le
attività relative alla spedizione di moduli della pubblica amministrazione
(10,7%) e la vendita di merci o servizi (8,8%).
Il 22,7% delle persone (sopra i 14 anni) che hanno usato Internet negli ultimi
12 mesi prima dell'indagine, ha acquistato in rete merci o servizi. Tra queste
si evidenzia una maggiore frequenza di utilizzo dei maschi (il 27,2% contro il
17,2% delle donne), delle persone tra i 20 e i 44 anni (oltre il 25%) e dei
cittadini del Centro e del Nord rispetto al Sud. (La Stampa)
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