| ITALIA: MAGLIA NERA ANCHE PER LE BUSTE PAGA LE PIU' COMPLICATE IN EUROPA |
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| 09/07/2008 | |
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09 lug. - Pagare gli stipendi agli italiani è un'impresa. La
busta paga dei dipendenti del nostro Paese infatti guida la classifica
della complessità del calcolo, lo rivela un'indagine di Adp, multinazionale americana leader mondiale nell'outsourcing delle risorse umane.
Insomma, non solo i salari del Belpaese detengono la maglia nera in termini di potere d'acquisto (secondo i dati Ocse), ma sono anche complicati da pagare. Lo rivela un'indagine di Adp, multinazionale americana leader mondiale nell'outsourcing delle risorse umane.
Lo studio prende in considerazione una serie di elementi indicativi della complessità della paga: dalla ritenuta alla fonte, al numero dei contratti collettivi nazionali, alla percentuale degli accordi integrativi aziendali, alla frequenza media delle modifiche dei contratti di categoria, alla frequenza media delle modifiche di legge, all numero medio delle modifiche del sistema paghe per anno, al livello di complessità delle modifiche, ai tempi a disposizione per effettuare i cambiamenti. Non solo: l'indagine Adp comprende anche altri fattori come il TFR, che è una peculiarità italiana, i contratti regionali, specificità spagnola e la paga settimanale, tipica negli States. Ebbene, dai dati emerge che l'Italia guida la classifica della complessità del calcolo degli stipendi seguita da Spagna, Prtogallo, Francia e Germania. Agli ultimi tre posti Olanda, Usa e Gran Bretagna. Commenta Fabien Breget amministratore delegato di ADP in Italia: "In Italia le imprese devono in fretta adeguarsi ai mutamenti delle leggi che talvolta sono radicali come è avvenuto recentemente nel caso del TFR. Poi un discorso a parte merita il gran numero di cotratti collettivi da applicare. In Francia per esempio le modifiche di legge non sono così frequenti”. Secondo lo studio di ADP il 15% delle aziende italiane con più di 200 dipendenti ricorre all'outsourcing per la funzioni Human Resource. Invece il 72% delle piccole e medie imprese nazionali con meno di 200 dipendenti si appoggiano a terzi per questa funzione in particolare a consulenti esterni. Infine è interessante conoscere le motivazioni che spingono le aziende italiane a esternalizzare le risorse umane: - il 95% per assicurarsi che il processo di paga sia sotto controllo - l'88% per non dipendere strettamente dal know how di una sola persona, la cui assenza diventerebbe insostituibile - l'84% per avere un costo aggiuntivo prevedibile e gestibile nel caso di aumento del personale - il 76% per avere un processo standardizzato - il 76% per contenere i costi. Da notare che questa ultima motivazione è in percentuale inferiore a quanto accade per l'esternalizzazione di altri processi aziendali come la gestione dell'informatica, ambito nel quale il controllo dei costi è la voce prioritaria. (Affaritaliani) |
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