| ITALIA ULTIMA IN UE-15 PER LA SICUREZZA SUL LAVORO |
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| 29/04/2008 | |
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29 Apr. - Calano i morti e gli incidenti ma l'Italia resta il fanalino di coda nell'Eurozona in quanto a sicurezza sul lavoro. Il quadro emerge dai dati dell'Inail e di Inca Cgil di Bruxelles diffusi in occasione della "Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro" e in vista delle celebrazioni del primo maggio. Secondo l'Istituto nazionale per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nel 2007 si sono verificati
900 mila incidenti in cui hanno perso la vita 1.260 lavoratori.
Un dramma che
ha anche un rilevante costo sociale: l'Inail lo quantifica in 45,5 miliardi di
euro, il 3,21 per cento del pil.
Nonostante il fenomeno continui a destare
estrema preoccupazione, le morti bianche sono notevolmente diminuite rispetto
agli anni del boom economico. Nel 1956 - ha ricostruito l'Inail – i morti del
lavoro erano 3.900, tre volte tanto quelli di oggi mentre il picco degli
infortuni mortali si e' avuto nel 1963, quando morirono 4.644 persone. Inoltre
nel 2007 sono solo il 7,6 per cento del totale le aziende dove si e' verificato
almeno un incidente mentre sono lo 0,48 per cento le imprese che hanno
registrato cinque o piu' infortuni.
L'Italia, tuttavia, resta la maglia nera nell'Eurozona in materia di sicurezza sul lavoro: secondo l'Osservatorio per le politiche sociali in Europa di Inca Cgil di Bruxelles, nel 2005 nel nostro Paese si sono registrate ben 918 morti sul lavoro, quasi un quarto del totale di incidenti mortali registrati nell'Unione e pari a 4.011 unita'.
"Ogni anno - sottolinea l'Inca -
nell'Europa dei 15 si contano ancora 4 milioni di infortuni e oltre 4 mila
morti per incidenti sul lavoro.
Le categorie maggiormente colpite sono i
precari, i lavoratori piu' anziani e i migranti. Anche in Italia il fenomeno e'
in costante diminuzione da un anno all'altro, ma - conclude l'Inca - una morte
per incidenti su quattro nell'Eurozona avviene ancora nel nostro Paese".
Il Bel Paese e' anche lo Stato dell'Unione in cui si registra il maggior numero
di stressati da lavoro: il 27 per cento del totale contro una media europea del
22 per cento. (Velino)
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