| Italiani preoccupati per le tasse: la legge elettorale interessa solo al 13,6% |
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| 01/02/2008 | |
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1 Feb. - Mai come in queste ore il Palazzo si arrovella sulla legge elettorale. Ma a nove italiani su dieci non interessa nulla. Lo dice un sondaggio effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli. Le segreterie dei partiti però si sbizzarriscono, tirano in ballo «mattarellum», «porcellum», «tatarellum». Tutte ricette che si tirano dietro una gamma vastissima
di ingredienti e quindi, no, meglio un pizzico di maggioritario in più;
macché l’importante è che la soglia di sbarramento sia del 10%; mai,
l’Italia ha bisogno della proporzionale corretta; no, l’ideale è un po’
di collegi uninominali con un recupero proporzionale.
Si guarda
all’estero e via con i modelli stranieri: meglio il sistema tedesco;
però anche un francese corretto... Ma funziona meglio l’inglese, o di
qua o di là. Insomma, il solito guazzabuglio. E la bozza Bianco che
scontenta tutti, e il referendum sul premio di maggioranza, e le
candidature multiple, e le liste bloccate. Di fatto ogni partito pensa
a sé: come garantirmi più seggi? Corro solo o in compagnia? E via a far
di conto su proiezioni, intenzioni di voto, sondaggi. La stabilità. Il
fine ultimo è la stabilità. E tutti a dare la patente migliore a un
sistema elettorale piuttosto che a un altro. In realtà basta solo che
non si faccia il salto della quaglia ogni due per tre. I governi sono
sempre caduti perché qualcuno ha cambiato casacca, ha cambiato idea, ha
cambiato partito. Sia con il maggioritario sia con il proporzionale.
Ma dei complessi meccanismi elettorali cosa ci capisce la gente? Poco o niente. Ma soprattutto non gliene importa nulla. Poco più di un italiano su dieci si angustia sul «porcellum»: solo il 13,6 per cento piazza la riforma elettorale come «preoccupazione più importante in questo periodo».
I cittadini hanno altro a cui pensare. Le tasse, per
esempio. Quelle cose che erodono i salari e che fanno tirare la cinghia
finché fa male. Strano? Per poco meno del 50 per cento degli
intervistati ciò che assilla sono le imposte che continuano ad
aumentare. E poi c’è l’economia (33,2 per cento): la crescita a ritmi
di lumaca, i consumi che non decollano. E poi il lavoro: mica tutti
hanno un’occupazione, un reddito, uno stipendio su cui contare per
costruirsi il futuro (33,2 per cento). Altro che clausole di
sbarramento. Persino l’ambiente allarma di più (17,9 per cento). Basta
vivere in Campania e guardare fuori dalla finestra per capire che la
politica dovrebbe occuparsi di come togliere di mezzo tonnellate di
rifiuti più che azzuffarsi sul blocco delle liste. E ancora: turba di
più il costo della vita (25,6 per cento) e l’immigrazione incontrollata
(31,2 per cento). Curioso popolo il nostro. I politici, invece,
s’incaponiscono per trovare la soluzione migliore per guadagnarsi un
posto in Parlamento.
Altro quesito del sondaggio: «Ma se la legge elettorale era così importante, il governo non poteva cambiarla subito, senza aspettare due anni?». Logica assurda per i partiti, non per gli italiani visto che quasi otto su dieci (77,5 per cento) sostengono questa tesi. Eppoi c’è Marini. Riuscirà a metter su un governo, che sia «di scopo», «tecnico», «politico», di «larghe intese» o «a tempo»? Anche su questo tema gli elettori hanno le idee chiarissime. Per il 74,5 per cento degli intervistati il «Franco esploratore», «anche se riuscirà a fare un governo avrà di nuovo una maggioranza piccolissima, come quello di Prodi, e quindi non riuscirà a governare». Sul disperato tentativo di Marini sono in pochi a puntare. Ma in politica, almeno in Italia, vige il «mai dire mai». E non è detto che le carte si mischino e rimischino e rimischino fino a quando il gioco non riesce. E infatti, il 61,9 per cento degli italiani ha «paura che se si formerà un governo, non sarà solo per fare la riforma elettorale e Marini cercherà di durare molto di più». La casta è smascherata da tempo ma non se n’è ancora accorta. (Il Giornale) |
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