| La Stampa: Intervista a F.M.Newport direttore di Gallup "I sondaggi sbagliati? Colpa delle lacrime" |
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| 10/01/2008 | |
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10 gen. - La stampa Semprini - «I sondaggi del
New Hampshire sono vittime delle lacrime di Hillary Clinton che hanno
condizionato la scelta dell’elettorato, in particolare femminile,
causando a poche ore dal voto uno spostamento di consensi in suo favore
impossibile da intercettare dagli esperti a causa dei tempi stretti in
cui è avvenuto»
Che cosa è andato storto in New Hampshire? «I sondaggi sono stati chiusi al più tardi domenica, ovvero prima che si verificasse il ritorno di fiamma per Hillary da parte degli elettori del New Hampshire. Dalle prime verifiche sembra che gli iscritti democratici e gran parte degli indipendenti ci abbiano ripensato non prima di lunedì». Che cosa gli ha fatto cambiare idea? «Le lacrime di Hillary Clinton, la commozione mostrata nel corso della conferenza stampa di lunedì mattina mentre parlava della passione che anima la sua battaglia per la presidenza, nonostante tutte le difficoltà. Questo a nostro avviso ha condizionato soprattutto l’elettorato femminile e una consistente parte di indecisi». Nessun errore tecnico quindi? «Escludo "buchi" nei sondaggi ovvero fattori che ne abbiano inficiato la validità, mentre direi piuttosto che si è trattato di un "moving target", ovvero di un repentino cambiamento in corsa avvenuto dopo la chiusura dei sondaggi. Ne è riprova il fatto che il campione femminile intervistato subito dopo il dibattito di sabato si è espresso a grande maggioranza in favore di Obama, e questo è emerso chiaramente anche in tutti gli altri sondaggi indipendenti. Del resto l’ampia aderenza dei risultati del voto repubblicano alle nostre previsioni dimostra che dal punto di vista tecnico e metodologico non sono stati commessi errori, né sulla scelta del campione, né sul tipo di questionario sottoposto agli intervistati». E’ mai successo nulla di simile nel recente passato? «Di solito i primi Stati più degli altri sono a rischio, anche se in New Hampshire i sondaggi sono quasi sempre stati in linea con i risultati delle urne». Questo significa che potrebbe accadere di nuovo? «Direi piuttosto che gli elettori democratici hanno dimostrato maggiori incertezze di quanto era emerso dai sondaggi. La loro volubilità in New Hampshire è stata condizionata nel giro di poche ore dalle lacrime di Hillary. Da qualche altra parte potrebbe succedere qualcosa di simile, ma per noi il fattore determinante per cogliere i cambiamenti sono i tempi». E’ da escludere un passo falso di Obama? «Non abbiamo notato nulla negli ultimi interventi che avvalori questa ipotesi. Anche nel dibattito di sabato non sembra ci siano state gaffe o errori che abbiano compromesso la posizione del senatore dell’Illinois, facendo cambiare idea agli elettori». Cosa succederà ora nella corsa per la nomination democratica? «Potremmo assistere a un effetto domino in favore della Clinton. Il ritorno in carreggiata della candidata potrebbe avere una spinta tale da condizionare la scelta degli elettori in Carolina del Sud, Michigan, Nevada e Florida, ovvero i quattro appuntamenti cruciali prima del Super martedì del 5 febbraio, quando andranno alle urne una ventina di Stati. Nei sondaggi nazionali inoltre la sorpresa del New Hampshire ha riportato la senatrice saldamente in testa ai sondaggi». Dove rischia di più Hillary e dove Obama? «La Carolina del Sud è senza dubbio la sfida più difficile per la Clinton perché la metà degli elettori democratici è afro-americana. Non è detto però che la vittoria sia certa per Obama anche in quegli Stati dove è favorito nei sondaggi, perché come accaduto in passato per altri candidati neri, gli intervistati esprimono una preferenza ma poi votano diversamente».
La partita è ancora aperta quindi? «Il voto di martedì ha rimesso tutto
in discussione: c’è una sostanziale parità tra Obama e Clinton con un
leggero vantaggio della senatrice. Un primo bilancio potrà essere tracciato al termine del Super martedì, già allora si potrebbe capire chi porterà a casa la nomination democratica». (Francesco Semprini - La Stampa)
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