| LAVORO: IL 50% DEGLI IMPRENDITORI DEL NORDEST UTILIZZA LEGGE BIAGI |
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| 23/06/2008 | |
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24 giu - Negli ultimi cinque anni, da quando
cioe' e' stata introdotta la legge Biagi, circa il 40% degli
imprenditori nordestini e' ricorso alle forme contrattuali
introdotte dalla nuova normativa. Secondo il 70% del
campione, inoltre, l'applicazione della riforma sul lavoro
permette una riduzione del costo della manodopera.
Lo si
evince dall'indagine sulla ''Legge Biagi nel Nord Est: lo
stato dell'arte di una riforma dibattuta'' promossa dalla
Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata dalla
Fondazione Nord Est che si e' svolta nei primi quindici
giorni di febbraio e ha visto protagonista un campione
significativo composto da 1.000 titolari di imprese attive
nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto
Adige.
Le aziende selezionate appartengono a tutti i settori
economici (industria, commercio, servizi alle imprese,
servizi alle persone) e contano piu' di 10 dipendenti in
organico.
I risultati della rilevazione dimostrano come il ricorso
alle forme contrattuali introdotte dalla cosidetta ''Legge
30'' non abbia riguardato una percentuale elevata di imprese.
Va sottolineato, tuttavia, che le differenti forme
contrattuali previste dalla Riforma Biagi sono utilizzate in
modo diseguale a seconda del tipo di contratto preso in
considerazione.
In particolare, le formule del job sharing e
del job on call sono adottate rispettivamente appena dall'1 e
dal 4% delle aziende, ma la percentuale sale al 18% nel caso
dei Co.Co.Pro e raggiunge il 40% per l'interinale.
Gli imprenditori decidono di ricorrere all'utilizzo delle
forme di lavoro tipiche della ''Legge 30'' soprattutto per
esigenze di tipo organizzativo, ma appare determinante anche
il fattore costo, specie nel caso dei contratti di
apprendistato e di inserimento.
Per quanto riguarda invece la
sottoscrizione dei Co.Co.Pro, nel 63% dei casi la motivazione
si riconduce a un'esigenza aziendale, ma per ben il 22,9% (il
dato piu' rilevante) e' da attribuire a motivazioni personali
del lavoratore.
''Sono sempre piu' importanti gli
investimenti in ricerca e innovazione per rilanciare la
produttivita' del lavoro - dichiara Rinaldo Panzarini,
direttore generale Cariparo - Oltre al costo, sara' la
qualita' del lavoro il campo su cui si giochera' la sfida
competitiva aziendale. Flessibilita' del lavoro e
meritocrazia dovranno essere i fattori chiave su cui puntare
per migliorare la produttività''.
''Ad oggi, in Cariparo - conclude il direttore generale -
abbiamo applicato per i nuovi inserimenti l'apprendistato
professionalizzante con 162 contratti pari al 5,2%
dell'organico. Questo tipo di contratto, che spesso e'
propedeutico ad un inserimento a tempo indeterminato, punta
ad una formazione di carattere trasversale, basata su
competenze organizzative ed economiche''. (Asca).
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