| Le BORSE europee: crollo degli ottimisti a Novembre dal 78% al 43% |
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| 20/11/2007 | |
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20 Nov. - La
discesa dei mercati azionari non è finita. L'Europa deve fare i conti
con la forza dell'euro e le tensioni inflazionistiche, mentre gli Stati
Uniti non riescono a voltare pagina dopo la crisi dei mutui subprime.
L'economia non sostiene il listino giapponese.
Ancora volatilità nei
rapporti valutari. - A novembre scendono bruscamente i gestori ottimisti sui mercati
azionari internazionali. Secondo l'ultimo sondaggio condotto da
Morningstar tra le principali case di investimento italiane ed estere,
la fase di turbolenza non è finita, perché resta da quantificare
l'impatto della crisi dei mutui americani e l'entità del rallentamento
economico in occidente. L'Europa fa i conti con il super-euro e l'inflazione - Nell'ultimo mese, gli ottimisti sulle Borse europee sono scesi dal 78% di ottobre al 43%, mentre i pessimisti sono cresciuti dal 4 al 24%.
I
gestori considerano buono il quadro economico, ma ammettono che
l'espansione della crisi dei mutui subprime (quelli di bassa qualità)
americani ha lasciato il segno. In particolare, le esportazioni verso i
principali mercati sono destinate a rallentare, con l'eccezione
dell'area asiatica. Pesa la forza della divisa comunitaria che continua
a macinare record nei confronti del dollaro. Innervosisce i mercati
anche il rischio di un aumento dell'inflazione come conseguenza del
rincaro del prezzo del petrolio, delle materie prime e di alcuni beni
alimentari. Per quanto riguarda le valutazioni azionarie, i gestori
sono divisi tra chi le considera ragionevoli e chi pensa non siano
molto distanti dai massimi.
Il giudizio su Piazza Affari non si discosta in modo significativo da quello generale. Un fund manager su due è convinto che salirà nei prossimi sei mesi, mentre il 27,8% stima una discesa. In generale, è opinione comune che il listino italiano non riuscirà a fare meglio di quelli europei.
Ottimismo ai minimi su Wall Street - Dal sondaggio di novembre emerge una divisione pressoché paritaria tra
i gestori che prevedono un aumento della Borsa statunitense (un terzo
del totale), coloro che si attendono un calo (un altro terzo) e coloro,
infine, che pensano possa stabilizzarsi attorno agli attuali livelli
(33%).
La percentuale di ottimisti è scesa di 26 punti percentuali
rispetto ad ottobre. E' opinione condivisa che le crisi del mercato
immobiliare e del credito siano destinate a pesare a lungo
sull'economia, provocando un rallentamento maggiore di quanto
inizialmente previsto. I gestori sono, comunque, cauti nel pronunciare
il termine "recessione", perché la debolezza del dollaro sostiene gli
utili delle multinazionali e le esportazioni, mantenendo buoni livelli
di occupazione. Come l'Europa, gli Stati Uniti devono fare i conti con
una crescente inflazione, legata ai prezzi dell'energia e delle
commodity.
Il Giappone è ancora malato - Rispetto a ottobre si è nuovamente spento l'ottimismo sulla Borsa di
Tokyo. I gestori che prevedono un apprezzamento nei prossimi mesi sono
scesi dal 68,2 al 47,6%. L'economia continua a dare segnali di
debolezza ed è vulnerabile alla contrazione dei consumi americani, dal
momento che gli Stati Uniti sono il principale mercato commerciale per
il Giappone. Inoltre, il possibile rafforzamento dello yen potrebbe
influire negativamente sugli utili aziendali. In questa situazione, la
Banca centrale ha deciso di lasciare i tassi invariati a livelli molto
bassi, ma la fase di normalizzazione, dicono i gestori, è solo
rimandata e il prossimo anno potrebbero esserci nuove strette, sulla
scia di un orientamento di politica fiscale più accomodante. Sul fronte
delle valutazioni azionarie, i fund manager sono divisi tra coloro che
considerano i titoli nipponici poco attraenti e coloro che li stimano
sottovalutati. E' un fatto però che, come spiega Kevin Grice,
economista di American Express "gli investitori domestici rimangono
cauti sulle azioni, mentre gli esteri stanno perdendo la pazienza dopo
le scarne performance del listino dall'inizio del 2006".
Banche centrali, occhi puntati sull'inflazione - Nella riunione dell'8 novembre la Banca centrale europea ha lasciato i
tassi invariati al 4% e ha ribadito che l'obiettivo di medio periodo è
quello di tenere sotto controllo l'inflazione, che si prevede rimanga
sopra il target del 2% nei prossimi mesi.
I gestori pensano che
l'istituto di Francoforte starà ancora fermo per un po' di tempo,
considerata l'alta volatilità dei mercati e le tensioni nel settore
creditizio.
Conclusa tale fase di incertezza, secondo alcuni fund
manager i tassi torneranno a salire; mentre secondo altri scenderanno.
Per quanto riguarda i prezzi delle obbligazioni, il 45% degli
intervistati stima un calo nei prossimi sei mesi, contro il 25% che
prevede un incremento. La curva dei rendimenti è diventata leggermente
più inclinata ad ottobre, tuttavia il differenziale tra breve e lungo
termine è ancora ridotto. Per questa ragione prevale la preferenza per
la parte corta della curva.
Il discorso è diverso negli Stati Uniti. Per il 38% dei gestori, i prezzi delle obbligazioni saliranno nei prossimi sei mesi, contro il 28,6% che prevede una discesa. La maggior parte dei fund manager stima un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve per evitare la recessione, cui potrebbe seguire un rialzo nel medio periodo finalizzato a contenere l'inflazione. Anche nell'area dollaro, il suggerimento è quello di preferire la parte breve della curva, meno sensibile a un aumento del costo della vita.
Dollaro vicino a una svolta? - A novembre, sono aumentati i gestori che prevedono un indebolimento
dell'euro sul dollaro, passando dal 19% di ottobre al 30%. La maggior
parte degli intervistati, comunque, è convinta che ci sarà una
stabilizzazione del rapporto di cambio attorno agli attuali livelli.
Per Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni Sgr, "è
probabile che nel breve termine l'euro continui ad apprezzarsi,
mantenendosi in un range compreso fra 1,45-1,50. Tuttavia, nel
medio-lungo periodo il cambio dovrà assestarsi sotto 1,50 per
scongiurare una crisi del sistema finanziario internazionale". Il
biglietto verde, però, potrebbe deprezzarsi ulteriormente nei confronti
delle valute asiatiche e, secondo alcuni gestori, anche l'euro potrebbe
scendere perché gli investitori lo venderanno per comprare le divise
giapponese e cinese. (Fondionline.it)
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