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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 19:39
LIBERTA’ DI STAMPA: MAGLIA NERA ALL’ASIA CENTRALE Stampa E-mail
02/05/2008

2 Mag. - Alcuni giorni fa, Freedom House ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa. Dello spazio ex sovietico, ha promosso i paesi baltici e quelli dell'Europa orientale, ma ha bocciato senza appello la situazione in Asia centrale e nei paesi del Caucaso.

censura_280x200.jpgDa domani, sarà disponibile sul sito ufficiale di Reporters sans Frontieres il rapporto "Il pericolo di informare in Europa", un'inchiesta che dimostra come i giornalisti nella Ue siano spesso nel mirino di gruppi criminali, di organizzazioni paramilitari o mafiose e di movimenti terroristici e religiosi estremisti.
"Su 195 paesi e territori esaminati nel rapporto, tre dei 10 peggiori - Bielorussia, Uzbekistan e Turkmenistan - sono nell'ex Unione sovietica", spiega Freedom House.
I paesi dell'Asia centrale e del Caucaso ex componenti dell'Unione sovietica non vivono un buon momento dal punto di vista della libertà di stampa. Aggressioni ai giornalisti, chiusure di testate scomode, arresti, minacce sono all'ordine del giorno, a leggere i rapporti delle principali organizzazioni che si occupano dei diritti umani.
Secondo Freedom House la maglia nera regionale è il Turkmenistan del presidente Gurbanguly Berdymukhamedov che, nonostante abbia promesso innovazione e libertà, di fatto non s'è sbarazzato dell'eredità del suo autocratico predecessore Saparmurat Niyazov.
Il Turkmenistan è 193mo su 195: solo Myanmar-Birmania e Corea del Nord sono paesi peggiori per il lavoro dei giornalisti.
Soltanto un'agenzia straniera è accreditata ad Ashgabat. Si tratta della russa Itar-TASS. Gli altri corrispondenti, compreso quelli di Radio Free Europe, sono costretti a lavorare in maniera non ufficiale. Per quanto riguarda i cronisti locali, la mancanza di libertà è pressochè‚ assoluta. Il governo mantiene il monopolio assoluto di tutti i mezzi d'informazione. Anzi, il ministro della
Non hanno motivo di rallegrarsi di una posizione meno cattiva nella classifica di Freedom House i giornalisti dell'Uzbekistan.
Il paese di Karimov è scivolato al 189mo posto. Vittime illustri della censura assoluta del regime uzbeko la britannica Bbc, Radio Free Europe e Voice of America, che non hanno potuto trasmettere dal paese centro-asiatico. La corrispondente della tedesca Deutsche Welle Natalya Bushuyeva s'è trovata in una situazione ben peggiore: Š stata condannata a tre anni di carcere. Non sono mancate contro i giornalisti minacce, aggressioni e campagne di delegittimazione sistematica. Il caso più pesante è tuttavia quello di Umida Niyazova, giornalista indipendente, che è stata arrestata a gennaio e condannata a maggio a sette anni di carcere per la ridicola accusa di contrabbando. Solo una mobilitazione internazionale ha costretto il regime a liberarla.
Non serve scorrere troppo verso l'alto la classifica, per trovare la Bielorussia di Alexander Lukashenko, il presidente che Europa e Stati uniti definiscono "l'ultimo dittatore d'Europa".
Basta salire di una posizione: la 188ma. Nel 2007 Lukashenko ha
"soppresso i pochi media indipendenti e rafforzato le trestrizioni su internet", spiega Freedom House.
Pessima la situazione anche in Azerbaigian (168mo), Tagikistan (168mo) e Kazakistan (170mo assieme alla Russia). Sullo "score" di quest'ultimo ha pesato la chiusura dei media controllati da Rakhat Aliyev, l'ex genero del presidente Nursultan Nazarbayev, che si considera una vittima del potentissimo capo dello stato di Astana. In Azerbaigian, invece, la chiusura di due giornali in lingua russa e l'arresto di almeno otto giornalisti, ha fatto scendere di due posizioni la valutazione di Freedom House.
Qualche miglioramento, invece, è stato registrato in Tagikistan, ma "la situazione è rimasta (nel 2007) ampiamente morente dopo gli sforzi del governo, coronati da successo nel 2004-2006, di costringere il giornalismo indipendente ai margini". Non troppo più avanti il Kirghizistan: si trova al 156mo posto, anche a causa delle diverse aggressioni subite da giornalisti e delle ripetute confische di copie di giornali dai contenuti non graditi ai vertici del paese. Poco più su, al 144mo posto, l'Armenia.
Considerata parzialmente libera è invece la stampa della Georgia (128ma posizione), per quanto il 2007 non sia stato un anno positivo, a causa anche del temporaneo stato d'emergenza dichiarato dal presidente Mikhail Saakashvili nella fase che l'ha costretto a elezioni anticipate, poi vinte. Alla 110ma posizione c'è poi l'Ucraina, anch'essa "parzialmente libera" per Freedom House. Parzialmente libera, ma un vero paradiso rispetto agli altri paesi della regione. (mps)


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