Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 20.07.2008 ore 07:27
ll 78,5% degli italiani nutre pessimismo e sfiducia nella situazione economica dei prossimi 12 mesi Stampa E-mail
25/01/2008

25 gen. - Gli italiani confermano la loro grande capacità di adattamento alla difficile situazione economica e alla precaria condizione socio-esistenziale caratterizzata da una crescita complessiva dell'inflazione del 23,7% (nel periodo 2001-2005) e dalla perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni pari al 20,4% per gli impiegati, al 14,1% per gli operai, al 12,1% per i dirigenti e all'8,3% per i quadri.

preoccupazione280x200.jpgLe famiglie quindi, per far quadrare i conti, per pagare le rate per il mutuo, per far fronte alle spese di affitto, luce, gas e riscaldamento, sono costrette sempre più a fare i conti con la "quarta" se non addirittura con la "terza settimana". Non e' un caso se, rispetto alle rilevazioni effettuate lo scorso anno dall'Eurispes, gli italiani sono sempre più pessimisti: il 69,5% nel 2008 contro il 51,9% nel 2007, con un incremento di ben 17 punti percentuali, esprime infatti pareri negativi in merito al quadro economico nazionale.

Questa la fotografia del nostro Paese che emerge dal Rapporto Italia 2008, presentato oggi dall'Eurispes.

Il 78,5% degli italiani nutre pessimismo e sfiducia nella situazione economica che si prospetta nei prossimi dodici mesi. Se per il 30,8% il quadro economico italiano restera' così com'e', per il 47,7% esso e' destinato addirittura a peggiorare. Questo sentimento di pessimismo e' il più alto registrato dai sondaggi dell'Eurispes nel corso degli ultimi 6 anni, dal 2003 al 2008.

Secondo il 90,3% degli italiani nel corso dell'anno appena passato i prezzi nel nostro Paese sono aumentati. Si tratta quindi di un'opinione assolutamente diffusa e condivisa, cresciuta rispetto ai risultati del sondaggio realizzato dall'Eurispes nel 2007 di ben 19 punti percentuali (si attestava infatti al 71,3%). Il confronto con il 2007, inoltre, vede ridursi drasticamente dal 25,4% al 7,5% il numero di quanti non rilevano una variazione dei prezzi considerandoli in linea con quelli dell'anno precedente. Le categorie di consumo colpite in particolare dagli aumenti sono, secondo l'opinione dei cittadini, in primis la benzina e il carburante per le auto (95,5%) e i beni alimentari (94,5%). Il 32,1% degli italiani registra segnali di peggioramento economico del proprio nucleo familiare, seppur lievi, (rispetto al 25,7% del 2007) e il 13,7% ritiene si sia trattato di un peggioramento di più marcata entita' (rispetto all'11% del 2007). Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane (38,2%) riesce ad arrivare alla fine del mese. La limitazione maggiore concerne le uscite fuori casa (nel 70,6% dei casi) e, per non rinunciare alla piacevolezza dello stare in compagnia con gli amici, la pizzeria o il ristorante vengono sempre più spesso sostituiti da cene a casa di amici (62%).

Nonostante le previsioni pessimistiche e le modeste doti di fiducia sulle sorti economiche del nostro Paese, per il 2009 si scorgono timidi segnali di ripresa della propensione al risparmio: l'8,9% dei cittadini e' certamente convinto di riuscire a risparmiare qualcosa nel corso del prossimo anno ed il 23,6% nutre l'intenzione, pur non essendo sicuro, di riuscirci.

"E' evidente che il solco tra societa' e classe politica diventa sempre più profondo e tende ad allargarsi di giorno in giorno.

Più o meno cortesemente, come separati in casa, ci si saluta quando si entra o si esce, consapevoli di non avere ormai più niente in comune", ha sottolineato il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara. "Cio' che serve e che i cittadini chiedono e' una politica che si assuma la responsabilita' di decidere, di compiere scelte, di elaborare progetti, di immaginare il futuro. Una politica che si riappropri del suo ruolo, che riscopra se stessa ed i suoi compiti, e tra questi il principale e il più importante: quello di dirigere e nello stesso tempo servire la societa'. Una politica che restituisca alle Istituzioni e allo Stato autorevolezza e credibilita', ma soprattutto che si difenda dall'idea che il destino di milioni di cittadini possa essere affidato alla globalizzazione o alla "mano invisibile" del mercato". "L'Italia e' anche un Paese in ostaggio. Un Paese - prosegue Fara - ormai prigioniero della propria classe politica che ha steso sulla societa' una rete a trame sempre più fitte impedendone ogni movimento, ogni possibilita' di azione, ogni desiderio di cambiamento e di modernita', riducendo progressivamente gli spazi di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadini". (Italpress).
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