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Ultimo aggiornamento: 03.12.2008 ore 07:41
CONSUMI - 2,7%, LA CRISI E' STRUTTURALE. IMPRESE SEPOLTE DA 780 MLD DI DEBITI Stampa E-mail
04/07/2008
03 Lug. - E' sempre più allarme consumi. A maggio, secondo l'indicatore della Confcommercio, si è registrato un calo del 2,7% delle quantità acquistate rispetto allo stesso mese del 2007. E' il settimo segno rosso consecutivo. Per Confcommercio "questo dato fa sfumare definitivamente l'ipotesi di uscire entro breve da una crisi ormai strutturale, profonda" e rafforza la previsione di crescita italiana che nel 2008 sarà "prossima allo zero". E' dall'inizio dell'anno che l'indicatore continua a segnare cali continui.

consumi9.jpgUn trend che è una ulteriore conferma del fatto che gli italiani stanno tirando sempre più la cinghia, facendo acquisti sempre più contenuti. Nei primi cinque mesi dell'anno la flessione è stata dell'1,9%, contro un +1,1% dello stesso periodo del 2007. D'altro canto con l'inflazione alle stelle, con i mutui sempre più cari e la benzina a peso d'oro è difficile che gli italiani non modifichino le loro abitudini di vita. E così via l'auto, sacrifici sul cibo e risparmi sui beni voluttuari come il biglietto per il cinema o per la partita di calcio.
MENO AUTO, MOTO E BENZINA Le tabelle registrano le difficoltà che tutte le famiglie conoscono bene.

Il settore più sacrificato è quello della mobilità: misura gli acquisti di auto, moto, benzina e biglietti aerei e a maggio sprofonda del 13,5% (-8,1% dall'inizio dell'anno). Gli italiani rinunciano all'acquisto di auto (il calo è di oltre il 20%) di moto (-13%) ma segnano un calo anche i carburanti (-1%). Come dire, l'auto rimane in garage.
ADDIO CINEMA E LIBRI La tendenza delle famiglie è a comprimere una parte dei consumi ritenuti meno necessari. Ne fanno le spese cinema ed eventi sportivi, libri e cd: il comparto dei beni e servizi ricreativi cala del 4,9% rispetto al maggio 2007 e del 5,1% nei primi cinque mesi. SI RISPARMIA SUGLI ALIMENTARI I sacrifici delle famiglie arrivano anche al settore alimentare per il quale si parla di "pesante riduzione". All'aumento dei prezzi che per questo comparto è del 5%, le famiglie reagiscono riducendo la spesa. Le quantità diminuiscono così del 3,3% a maggio e del 3,1% nei primi cinque mesi dell'anno.
MENO SCARPE E VESTITI E BENI PER LA CASA Non va meglio per scarpe e vestiti: la contrazione rispetto al maggio 2007 e del 2,3%. Ci sono poi i beni e i servizi per la casa. E' un settore composto da tante voci - dalla bolletta elettrica agli elettrodomestici, dai casalinghi all'arredamento, dall'affitto ai televisori - che registra complessivamente una evoluzione negativa (-1,6%): l'unico micro-comparto che non registra cali, spiega comunque la Confcommercio, è quello degli elettrodomestici. La Confederazione parla poi di "sostanziale stagnazione" per "alberghi, pasti e consumazioni fuori casa". L'indice indica nel mese un +0,4% (+0,3% nei primi cinque mesi).
BENE LA TELEFONIA A registrare un segno positivo rimangono solo i servizi per la comunicazione per i quali ''la domanda pur confermandone la componente più dinamica della spesa delle famiglie, comincia a mostrare qualche sintomo di rallentamento''. Infine crescono anche le ''quantita'' acquistate di beni e servizi per la cura della persona. L'indice di Confcommercio segna a maggio un +2,8% ma l'evoluzione - rileva l'ufficio studi dei commercianti - ''è determinata esclusivamente dalla domanda per prodotti farmaceutici e terapeutici''.
fabbrica_aratro a.jpgPER LE IMPRESE ITALIANE E' ALLARME. SEPPELLITE DAI DEBITI. All'indomani della decisione della Bce di alzare i tassi di Eurolandia al 4,25%, per le imprese è allarme debiti. Nel 2007, secondo un'analisi effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sui dati di Banca d'Italia, l'esposizione verso il sistema bancario si attesta intorno ai 779 miliardi di euro. Dal 2000 al 2007 i finanziamenti concessi alle imprese, considerando il complesso dei crediti rilevati da via Nazionale, sono aumentati del 72,4% (48,6% in termini reali al netto degli effetti inflazionistici) con un incremento notevole nell'ultimo anno (+10,6%).
Il dato appare ancora più allarmante per lo stato di salute dell'economia del Paese se si pensa che più delle metà dei finanziamenti concessi al 2007 dal sistema creditizio viene elargito proprio alle imprese (50,6%), una cifra pari a circa il 51% del Prodotto interno lordo Italiano.
L'analisi della propensione media agli investimenti evidenzia, invece, una maggiore concentrazione di massa creditizia per impresa nelle province di Milano (414,1 mila euro), Roma (306,3 mila), Brescia (272,1 mila) e Parma (254,7 mila) dove le aziende risultano maggiormente strutturate. L'analisi per singole realtà locali evidenzia come, tra il 2000 e il 2007, siano state soprattutto le imprese del Centro Italia ad aver richiesto maggiori finanziamenti al sistema creditizio (+79,7%), seguite da quelle localizzate nel Nord-est della penisola (+79,1%).
A livello territoriale sono le aziende localizzate nella provincia di Rimini (+158,4%) a primeggiare in questa particolare classifica, seguita dalle imprese ubicate a Grosseto (+124,8%), Siena (+121,3%), Pescara (+119,5%) e Ragusa (+118,2%).
Sono invece le imprese del Nord-Ovest e del meridione d'Italia ad ottenere minori finanziamenti registrando in alcuni casi delle performance negative (Torino -15,1 e Siracusa -1,4%). Quanto ai flussi degli investimenti le imprese italiane chiedono gran parte dei finanziamenti in campo edile o delle costruzioni, e in effetti negli ultimi anni il settore immobiliare ha conosciuto una forte espansione mentre ora è in decisa frenata per effetto del credit crunch seguito alla crisi dei mutui ipotecari subprime americani.
Viene destinato, infatti, a questo segmento produttivo, l'edilizia appunto, in media il 46,4% degli impieghi totali concessi. Il 24,4% invece si riferisce ad investimenti di tipo strettamente immobiliare; in questo caso le risorse vengono utilizzate o per l'acquisto degli spazi dove realizzare la produzione o la gestione, ovvero per mero interesse speculativo. Infine, quote inferiori vengono destinate all'acquisto di attrezzature e mezzi di trasporto (17,2%) o ad investimenti di tipo finanziario (12%). «Con l'aumento del tasso di sconto da parte della Bce per le imprese italiane si prospetta una stagione molto difficile. A queste condizioni - affermano i ricercatori di Obiettivo Credito del Centro Studi Sintesi - il rischio di insolvenza si fa più elevato.
Questo non solo a causa dei maggiori tassi di interesse che renderanno maggiormente oneroso il costo del debito pregresso e l'accesso a nuovo credito, ma soprattutto a causa del calo generalizzato dei consumi delle famiglie e dell'aumento delle materie prime che comporteranno ad una contrazione dei profitti aziendali se non a delle vere e proprie perdite». E con il petrolio in viaggio verso i 200 dollari al barile c'è da scommettere che il percorso sarà via via più accidentato.

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