| MAL D'AMORE: gli uomini che perdono la moglie corrono un rischio di morte più alto del 21% |
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| 08/12/2007 | |
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8 dic. - Lucio Battisti, con le parole di Mogol, cantava che
non si muore per amore. Eppure, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista
The Lancet e curata dai ricercatori dell'università di Utrecht, in Olanda,
sembra che il cuore spezzato aumenti il rischio di morire di ben cinque volte.
A fornire la prova scientifica di ciò che i poeti di tutto il mondo sostengono
da sempre, è un studio condotto dall'equipe della dottoressa Margaret Stroebe,
dedicato proprio ai pericoli del mal d'amore.
A giocare il ruolo più subdolo sarebbe lo stress psicologico
provocato dal distacco, unito all'adozione di stili di vita insani per
distogliere la mente dalla sofferenza.
Non c'è bisogno di un medico per
riconoscere nel ricorso all'alcol, al fumo e alla droga i sintomi di una
sofferenza difficile da placare. Stordirsi è generalmente il rifugio più
immediato, seducente e molto pericoloso per la salute.
I problemi maggiori li incontra chi rimane vedovo: secondo
gli esperti olandesi, gli uomini che perdono la moglie corrono un rischio di
morte più alto del 21%, mentre le donne del 17.
Il periodo più
delicato è quello immediatamente successivo alla tragedia, quando la mente è
frastornata e il corpo debilitato, tanto da trascurare le più elementari regole
di sopravvivenza. Malnutrizione, ricorso all'alcol e comportamenti al limite
dell'autolesionismo - come la tendenza a guidare in modo spericolato - sono
l'anticamera di rischi ben più gravi.
Con il passare del tempo i rischi si
fanno più sopportabili ma solo a distanza di anni si può parlare di scampato
pericolo.
Al di là dei problemi legati allo stile di vita e
all'alimentazione, comunque, resta la variabile nera del suicidio. Per ragioni
ancora tutte da sondare, i vedovi sono molto più esposti a pensieri di questo
tipo rispetto alle donne, che generalmente hanno meno difficoltà a rifarsi una
vita.
Ma se è possibile ripartire da zero dopo la morte o la
perdita della persona amata, questo non è pensabile a seguito della perdita di
un figlio. Uno studio danese del 2003 dimostra infatti come i genitori di
piccoli deceduti siano i soggetti più a rischio. Più piccolo è il bambino e più
frequente e logorante è il desiderio di darsi la morte, specie durante i primi
trenta giorni di lutto. (Repubblica.it)
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