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Ultimo aggiornamento: 03.12.2008 ore 07:41
MANNHEIMER: IL 25% GLI INDECISI. MOLTI ALLA FINE SI ASTERRANNO Stampa E-mail
13/04/2008

13 Apr. Secondo l'analisi di Renato Mannheimer Oggi è il gran giorno degli indecisi, che rappresentano, ancora alla vigilia delle elezioni, il 25% dell'elettorato (ma molti si asterranno). Su di loro si concentrano in queste ore le attenzioni dei leader.

punto-interrogativo280x200.jpgMa la generica dizione di «indecisi» comprende più categorie di persone: se ne possono individuare almeno cinque tipi. Il più numeroso (grosso modo il 60% degli indecisi) è costituito dai disinteressati alla politica. Sanno delle elezioni, ma se ne sentono estranei, poiché non riguardavano la loro quotidianità. Tanti finiranno col non votare. Giacomo M., operaio veneto: «Io non ci ho mai capito niente. Ho altro a cui pensare. Domenica sto a casa».

Ma per alcuni il senso del dovere civico finisce col prevalere. Francesca F., impiegata abruzzese: «A scuola dicevano che bisogna assolutamente votare. Allora, negli ultimi giorni, ho provato a guardare un po' di politici alla televisione. Ce n'è uno che mi pare più carino. La volta scorsa ho deciso proprio nella cabina (nel 2006 si è comportato così il 5% degli elettori) ma credo che lo voterò». Una seconda categoria (all'incirca il 25%) ha già un orientamento di massima, centrodestra o centrosinistra, ma è comunque perplesso. Spesso l'abitudine a votare il «proprio» partito, che rispecchia interamente le opinioni personali, cozza contro la pur condivisa adesione ad una logica bipolare. Augusto B., avvocato a Roma: «Io ho sempre votato a sinistra. Ho provato a capire dai giornali qual è il voto davvero "utile". Ma ho visto che la cosa cambia di regione in regione. Mi consulterò con un amico esperto ».

Anche qui c'è chi è attratto dall'astensione: Maria C., casalinga a Belluno: «Nel 2006 ho scelto Prodi, che poi mi ha deluso. Adesso dovrei votare Veltroni che però non mi convince del tutto. Non so ancora se andrò alle urne. Intanto ascolto ciò che dice alla televisione». Ci sono poi gli arrabbiati (10% degli indecisi), persone letteralmente disgustate dalla politica e dai suoi protagonisti. Ludovico G., architetto in provincia di Napoli: «Sono tutti uguali. Ce n'è uno che mi sembra un po più onesto degli altri. O voto lui o mi astengo. Sto facendo una ricerca su Internet per saperne di più e scegliere ». La quarta categoria di indecisi (5% circa) è rappresentata da chi è uso al voto «eterodiretto» e segue le indicazioni di una terza persona, ritenuta più esperta o, più spesso, capace di individuare la scelta più vantaggiosa.

L'ultimo gruppo è il più modesto numericamente (meno dell'1%). Sono gli «analisti imparziali». Persone spesso molto interessate alla politica e che tuttavia non si sentono necessariamente appartenenti né tanto meno identificate con uno schieramento. Cercano di valutare pregi e difetti di ciascuno per scegliere poi «razionalmente ». Anna F., consulente a Milano: «Ho letto tutto e di tutto. Quasi quasi faccio come suggerisce Sartori: voto uno al Senato e l'altro alla Camera ». Nel loro insieme, gli indecisi sono i veri protagonisti di queste ore. Dal loro orientamento dipende, ancora una volta, l'esito finale delle consultazioni.

Commenti (8) >>
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scritto da Ulysse, aprile 14, 2008

Anch'io sono dell'avviso che un calo forse meno significativo ci sarà rispetto al 2006, ma mi domando con quale criterio si voti disgiuntamente tra camera e senato, se per mettere al riparo la propria coscienza o creare dei problemi al paese ed alla sua governabilità. in una fase di declino che ha bisogno di ricredere in se stesso. E' un atteggiamento tipico del nostro non decisionismo italiota che ci permette di vivacchiare,nella recondita speranza che qualcuno ci risolva il problema. Capisco che non tutti siamo fidelizzati politicamente e per certi aspetti potrebbe essere anche meglio nella capacità di discernimento a chi assegnare la propria fiducia in base a proposte oggettive, ma un comportamento che rischia di non dare vincitori è ancor peggio che astenersi dal voto non avendo trovato risposta nella proposta politica de principali contendenti.
Insomma quasi quasi apprezzo quel 4% che al momente risulterebbe astensionista dalle indicazioni dell'affluenza, piuttosto che dare un voto disgiunto che potrebbe avere una sua logica solo rispetto ad una legge elettorale che avendo soglie di sbarramento differenziate rischia di tener fuori dal Senato larga parte dei partiti minori senza aver dato consistenza e governabilità alla camera alta.
Un aspetto preoccupante comunque emerge nell'idecisione che nessuna delle principali proposte ha totalmente convinto e sopratutto in un clima di difficoltà oggettiva di alcuni strati della popolazione, la riconfermata consapevolezza che il simbolo della democrazia che è il votare, resta ininfluente davanti all' autoreferenzialista protezionistica della "casta" , la consapevolezza maturata nel tempo che tutto cambia e nulla cambia, che non sono nuove facce spesso impreparate in nome di un "nuovismo" e ricambio generazionale forzato e non costruito nel tempo, bensì traumatico, rischia di essere fagocitato nell'ingranaggio perverso.
E quindi non è accentuando il rischio di ingovernabilità che si migliorino le cose.
Si dice che è meglio una cattiva verità che l'incertezza, eebbene lo è ancor più quando si tratta del futuro di un paese assegnarne la guida con chiarezza.
Il problema è che dovremmo introdurre meccanismi elettorali come il mid-term americano che prevede un ricambio parziale delle camere a metà percorso del mandato ovvero con la possibilità data all'elettorato di poter confermare o ritirare la fiducia ai propri rappresentanti parlamentari espressione dei propri partiti, che diventa politicamente una conferma o critica dell'operato dell'Esecutivo ovvero del Presidente e del suo governo che non sostanziandosi in una dimissione dello stesso è comunque una risposta e valutazione chiara del suo operato e quindi la necessità di correttivi che lo stessa sarà tenuto ad affronatre ove non avesse la maggioranza parlamentare. Un ottimo sistema che gratifica il principio dei pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato.
Detto questo l'invito a chi ancoira tra noi non abbia votato di evitare questa melliflua metodologia che rischia di non far approdare il nostro paese a nuovi e più ambiti traguardi.
sono di Roma e sulle 5 schede ho votato lo stesso simbolo ovunque per convincimento, ma con la consapevolezza di dover dare una precisa identità al risultato finale. Insomma evitiamo che si dica: "chi è causa del suo mal pianga se stesso".....

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scritto da calco, aprile 13, 2008

andate e votate, utilizzate il vostro diritto al voto e, prendetevi la vostra responsabilità!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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scritto da sweetie, aprile 13, 2008

scusa ma dove hai visto questi exitpol?

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scritto da leone, aprile 13, 2008

mi fa piacere che l'affluenza cali è un ottimo segnale per il PDL, gli indecisi oggi sono quasi tutti di sinistra, noi di destra siamo motivatissimi dall'incazzatura di due anni di prodi.
cmq i primi exitpol danno il pdl in vantaggio di 8 punti

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scritto da lafinestrazzurra, aprile 13, 2008

io sono rappresentate di lista, e in mattinata c'è stato un calo vistoso di affluenza rispetto a due anni fa.(pari al 15%)



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scritto da Silvestro, aprile 13, 2008

1,2% in meno alla prima rilevazione... Mi sembra un bel calo. Vedrete alla seconda sarà tra 2 e 3%. E stasera tra 4/5%. Confermo la mia previsione, 78/80 % di votanti

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scritto da Gab, aprile 13, 2008

L'affluenza mi pare abbastanza alta però
L'italiano è per eccellenza quello che vuole dire la sua sempre e comunque
Nel bene e nel male

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scritto da Nick, aprile 13, 2008

>>> Voto uno alla camera e l'altro al senato

Ecco perchè in italia abbiamo delle testoline del genere.

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