| MANNHEIMER: IL 25% NON HA ANCORA SCELTO E L'8% SI AFFIDA AI "CONSIGLI" |
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| 16/03/2008 | |
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16 mar. - Dalle pagine del Corriere Renato Mannheimer analizza i dati relativi agli indecisi. - In occasione delle politiche del 2006, il 18% degli
elettori dichiarò di avere deciso la propria opzione solo nel corso
dell'ultima settimana. Tra costoro, ben il 10% affermò di avere scelto
il giorno stesso della consultazione.
Prima di quel momento si erano sempre definiti in dubbio: alcuni — la maggior parte — tra forze diverse all'interno della stessa area politica; altri — grossomodo il 3% — addirittura tra uno schieramento e l'altro.
Anche per la consultazione del prossimo 13-14 aprile si registra una grande quantità di indecisi, molti dei quali sceglieranno all'ultimo minuto. Come si sa, grossomodo il 25% dell'elettorato sostiene ancora oggi di non aver proprio idea su quale partito votare (ma molti di costoro finiranno, com'è loro solito, per astenersi), mentre una porzione all'incirca doppia, vale a dire il 50%, è anch' essa perplessa sulla scelta, ma ha già maturato un orientamento di massima, anche se non ancora definitivo.
Gli indecisi si trovano in entrambi i settori dello schieramento politico, tuttavia, con una accentuazione nel centrosinistra.
Qui si rileva un numero maggiore di votanti tentati dal centro o dalla sinistra, fino a giungere al 60-70% di indecisi che prendono in considerazione anche un altro partito.
Esiste, tuttavia, una categoria un po' «speciale» di indecisi, costituita da coloro che, per formulare la loro scelta, attendono le indicazioni di una sorta di «grande elettore», una persona o, talvolta, un' istituzione di riferimento.
Che decide spesso sulla base delle possibilità di vittoria dell'una o dell'altra forza politica e/o valutando i vantaggi (in termini di potere o di risorse), immediati o futuri, che si possono ricavare dall'elezione.
Ne ha molto opportunamente sottolineato l'esi stenza e l'importanza Mauro Calise in un recente articolo su Il Mattino di Napoli, definendo questo comportamento il «voto micro personale».
Calise sottolinea come, secondo i suoi studi, anziché diminuire nel tempo, questa modalità di voto abbia visto una maggiore diffusione proprio negli ultimi decenni. Essa è presente su tutto il territorio nazionale, ma, com'è facilmente intuibile, è assai più frequente al Sud, ove, in certe zone, avrebbe coinvolto addirittura il 90% dell'elettorato per alcuni partiti.
Si tratta di un comportamento più attuato nel caso di elezioni locali, ma la cui diffusione si è accresciuta di recente, ancora una volta specie nel Sud, anche per le elezioni politiche nazionali.
Quanti sono oggi questi voti eterodiretti, vale a dire determinati dalle indicazioni di qualcun altro?
E' arduo fare una stima precisa, poiché si tratta di comportamenti che non sempre vengono facilmente dichiarati.
Attraverso una serie di quesiti, tuttavia, è possibile stimare che grossomodo l'8% dell'elettorato attui spesso il voto eterodiretto.
A costoro va forse aggiunto quel 14% che afferma di averlo sperimentato comunque «qualche volta».
In parte si tratta di persone che «si fidano» semplicemente delle indicazioni di un conoscente o di un parente. Ma non è certo un caso che le risposte affermative da parte degli intervistati sul loro personale coinvolgimento nel voto eterodiretto si riscontrino in misura molto maggiore al Sud.
Qui si tratta spesso di veri e propri comportamenti organizzati, che possono incidere anche significativamente sul risultato elettorale, arrivando talvolta perfino a determinare il risultato, specie sul piano locale e regionale (cruciale per l'assegnazione dei seggi al Senato).
Con decisioni spesso prese, come si è detto, negli ultimi giorni. E quindi difficilmente intercettabili dai sondaggi. Renato Mannheimer
scritto da anerandros, marzo 17, 2008 Grande "Manna", quindi dai tuoi dati si evince che il partito di chi si affida ai consigli rischia di superare lo sbarramento per entrare in senato.......interessante. |
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