| MATRIMONI MISTI: 12,3% in Italia il record al Trentino (20,2%) |
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| 03/12/2007 | |
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3 Dic. - A Caravaggio, nel bergamasco, il sindaco leghista, Giuseppe Prevedini, ha deciso che gli stranieri che vogliono sposarsi a Caravaggio devono
presentare anche il permesso di soggiorno.
«C'è una legge che mi impone di
denunciare i clandestini e un'altra che dà loro la facoltà di sposarsi: non vi
pare assurdo?». Messa così tanto logica non pare; solo che Giuseppe Prevedini,
sindaco leghista di Caravaggio, marzullianamente parlando, si è fatto la
domanda e si è dato la risposta: ha emesso un provvedimento in base al quale lo
straniero che vuole sposarsi nel comune bergamasco deve presentare anche il
permesso di soggiorno.
«Abbiamo voluto colmare un vuoto di legge e sollevare da
responsabilità i nostri ufficiali d'anagrafe» spiega Prevedini. Ma la mossa non
sembra dettata solo da amore per il diritto. Ne è convinto ad esempio Marcello
Saponaro, consigliere regionale dei Verdi eletto in provincia di Bergamo che
bolla la decisione come «illegittima e xenofoba».
Caravaggio è uno dei più solidi feudi leghisti della
Lombardia: qui il Carroccio governa dal '97 in solitudine, alle comunali di un anno fa
ha raccolto il 64% dei voti e le nozze negate ai clandestini sono in assonanza
con altri provvedimenti presi da sindaci leghisti in giro per il Nord. «Come
faccio a pretendere dai miei cittadini - rilancia il sindaco - rispetto per le
leggi e per le istituzioni se poi consento ad altri di aggirare le stesse
leggi?». A Caravaggio hanno scoperto la «falla» legislativa nelle norme che
regolano il matrimonio degli stranieri; fino a ieri in tutta Italia, a uno
straniero intenzionato a «impalmare» un'italiana (o viceversa) era praticamente
sufficiente presentare all'ufficiale di stato civile il passaporto o un
documento equivalente rilasciato dal suo consolato. Pronunciato il «sì», dopo
due anni lo straniero acquistava la cittadinanza italiana. Ma questo avrebbe
consentito a clandestini attraverso matrimoni «di comodo» di accasarsi in Italia
saltando le procedure di regolarizzazione. Caravaggio ci ha messo una pezza imponendo agli stranieri
l'esibizione del permesso di soggiorno al momento del matrimonio. «È una norma
di tutela sociale - precisa Ettore Pirovano, senatore leghista e vicesindaco di
Caravaggio - perché molti anziani potrebbero essere raggirati con la promessa
di sposare, magari dietro compenso, una giovane proveniente dall'estero».
Difficile dire d'altra parte che gli abitanti di Caravaggio siano stati
travolti dalla passione per le straniere: negli ultimi tre mesi i casi sospetti
sono stati appena tre. «Ma è una questione di rispetto della legge» ribadisce
Pirovano.
Nel comune bergamasco, 15 mila abitanti, il 7% dei quali
extracomunitari (percentuale in linea con il resto della Lombardia, ma
inferiore a quella di territori vicini) non sono nuovi i provvedimenti che non
sono propriamente degli striscioni di benvenuto verso gli stranieri. «Se
qualcuno di loro chiede la residenza - dice ancora il sindaco - mandiamo i
vigili a controllare che nel loro appartamento tutti gli impianti siano
perfettamente a norma e verifichiamo il numero delle persone che vive in
ciascun appartamento. E siccome molti stranieri non pagano la tassa sui
rifiuti, abbiamo pronta una nuova ordinanza che obbliga i proprietari degli
alloggi a saldare il conto al posto degli inquilini». Tutto questo sempre per
amor di legalità, non per xenofobia: «Sono razzista solo nei confronti dei
cretini» replica secco Prevedini. A mettere un freno ai matrimoni di comodo, fenomeno
documentato da innumerevoli operazioni di polizia, ci avevano già provato
altri: la questura di Treviso aveva emesso tempo fa una circolare chiedendo ai
sindaci di monitorare il fenomeno, mentre il sindaco di Morazzone (Varese)
aveva deciso di segnalare ai carabinieri ogni matrimonio con un
extracomunitario. Facile comunque aspettarsi ricorsi contro l'ordinanza. «Non
spetta al sindaco modificare le leggi - è la critica del consigliere dei Verdi
Marcello Saponaro -: il provvedimento è di pura propaganda e colpisce quella
parte di stranieri che è talmente integrabile da voler sposare cittadini
italiani. E poi, chi lo stabilisce se un matrimonio è di comodo? Come può il
sindaco mettere il naso in una sfera privata come la libertà di amare? Mio
fratello si è appena sposato in Messico e là nessuno gli ha chiesto il permesso
di soggiorno ». (Corriere Della Sera)
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