| MINORI: RAPPORTO EURISPES-TELEFONO AZZURRO - MINORI TECNOLOGICI, SOLI ED IMPAURITI |
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| 18/11/2008 | |
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19 nov. -
I piccoli italiani sono sempre
piu' 'tecnologici': il 73,4% dei bambini ha un computer, il 60,6% ha,
in casa, una console portatile/videogioco, il 58,6% dispone di un
telefono cellulare, il 56,3% utilizza, oltre al pc, anche il
collegamento ad Internet,
E' quanto emerge dal 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza, realizzato dall'Eurispes e dal Telefono Azzurro. La televisione suscita ancora un forte fascino: il 10,9% la guarda per piu' di quattro ore al giorno, il 31,9% fino ad un'ora, il 31,5% da una a due ore, il 13,7% da due a quattro ore e, significativamente, solamente il 4,7% afferma di non guardarla. A seguire, e in stretta connessione con l'uso della tv, il lettore dvd viene utilizzato fino ad un'ora dal 33,3% dei bambini, da una a due ore dal 26,5% di essi, mentre il 19,8% dichiara di non utilizzarlo. Il 21,1% dei piccoli non impiega il proprio tempo libero davanti ai videogiochi, contro il 32,4% che vi trascorre massimo un'ora e il 19% da una a due ore. Il computer viene utilizzato quotidianamente dal 38,4% dei bambini per circa un'ora, dal 16,7% fino a due ore al giorno e si attesta al 22,9% la quota di piccoli che non ne fanno uso. Il 39,1% non utilizza lettori di musica Mp3, contro il 9,3% che li ascolta da una a due ore al giorno. Una percentuale ancora piu' elevata di bambini, pari al 45,3%, rivela di non navigare in Internet, contro il 22,1% che lo fa al massimo per un'ora al giorno e il 10,7% che visita la Rete da una a due ore al giorno, mentre il 5,5% dei piccoli la utilizza fra le due e le quattro ore e il 5,4% per piu' di quattro ore al giorno
Si naviga in Rete soprattutto per ricercare informazioni (58,7%), giocare (56,5%), scaricare musica (49,2%), ricercare materiale per lo studio (45,5%), fruire di filmati su YouTube (44,6%), comunicare attraverso chat (33,1%), partecipare a giochi di ruolo (24,1%), leggere blog (22,2%), partecipare a forum di personale interesse (18,9%) e acquistare prodotti on-line (11,1%). Il 57,5% dei bambini possiede un cellulare, contro il 36,6% che non ne dispone ancora. Il 40% dichiara di possedere un cellulare, il 7,1% un video-telefonino, il 5,9% di averne piu' di uno, il 3,1% un cellulare Umts e l'1,4% uno smart-phone. Avere un telefonino e' normale gia' nell'eta' compresa tra gli 8 e i 9 anni (34,9%), seguita da quella subito superiore, tra i 10 e gli 11 anni (23,3%). D'altra parte il 17,6% dei bambini dichiara di aver ricevuto il cellulare in un'eta' compresa tra i 6 e i 7 anni, mentre il 10,1% ha avuto il cellulare prima dei 6 anni. I bambini usano il cellulare soprattutto per chiamare i genitori (73,7%), ma anche per scattare fotografie (61,3%), chiamare gli amici ed inviare sms (58,6%), giocare (56%), per girare filmati (49,5%), per fare squilli (44,9%), per inviare mms (33,2%), per scaricare loghi e suonerie (26,3%), per guardare programmi televisivi (16,5% ) e per navigare in Rete (12,8%).
I piccoli sono consapevoli del fatto che i videogiochi violenti non sono adatti per loro (38,5%), il 22,4%, invece, li reputa divertenti. Un bambino su cinque (20,9%) afferma che giocare con videogiochi violenti porta a comportarsi in modo violento. Segue il gruppo di quanti sostengono che i videogiochi violenti servano per scaricare la rabbia (8,5%) mentre il 4,8% ritiene che facciano provare un senso di forza e potenza. Il 59,8% e' poco (20,6%) o per nulla (39,2%) turbato se vede immagini di zombie e mostri sullo schermo (contro il 32,3% che si dice, invece, abbastanza o molto infastidito). Il 53,8% dei bambini si dice poco (17,4%) o per nulla (36,4%) spaventato da immagini di guerra (contro il 38,3% che si dice, invece, molto e abbastanza turbato). Inoltre, il 49,7% del campione dice di mostrare poco (17,2%) o nessun (32,5%) fastidio nei confronti di immagini di sangue e ferite (contro il 42,6% che sostiene il contrario). Il 47,9% dei bambini invece mostra poco (15,1%) o per nulla (32,8%) fastidio se sullo schermo vede persone che litigano in maniera accesa (contro il 42,9% che si dice molto o abbastanza infastidito); il 47,8% dei bambini e' poco (16,9%) o per nulla (30,9%) infastidito da scene di violenza (contro il 45,2% che afferma il contrario); il 46,6% e' poco (14,6%) o per nulla (32%) turbato se assiste a volgarita' e parolacce (contro il 44,3% che sostiene il contrario); il 46,5% mostra poco (13,3%) o per nulla (33,2%) fastidio se vede sullo schermo immagini di sesso (contro il 45,3% che si dice molto o abbastanza turbato
Per il 59,9% dei bambini il bullismo e' una prepotenza contro un compagno piu' debole che si ripete spesso; per il 17,7% si tratta di un'azione che va contro la legge. In pochi manifestano una posizione piu' 'indulgente': per il 7,3% si tratta di un gioco tra compagni, per il 6% di un litigio o una presa in giro.Oltre un quarto dei piccoli e' stato ripetutamente vittima di brutti scherzi (27,8%), seguono le provocazioni e le prese in giro (26,6%) e le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% e' stato invece continuamente escluso ed isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subi'to furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%). Sono soprattutto i maschi ad aver subi'to ripetutamente minacce (15,4% contro 7%), percosse (14,8% contro 8,2%), provocazioni e/o prese in giro (29,5% contro 23,8%), brutti scherzi (29,9% contro 25,9%), offese immotivate (27,4% contro 23,8%), furti di oggetti/cibo (14,8% contro 12,3%). Le bambine invece si trovano con piu' frequenza a dover subire l'esclusione e isolamento dal gruppo (20,2% contro 14,9%). Fra i bambini che sono stati vittima di atti di bullismo la percentuale piu' elevata riferisce di essere stata presa di mira da un bambino della sua eta' (17,8%); in altri casi e' responsabile un ragazzo piu' grande (9,7%), un gruppo di maschi (6,2%), una coetanea (5,3%), un gruppo misto (4,5%)
Circa un bambino vittima di bullismo su quattro dichiara quindi di aver adottato un atteggiamento passivo di fronte agli atti di prepotenza; un bambino su cinque ha invece reagito attivamente da solo, a parole o con uno scontro fisico. La maggior parte (29,1%) ha pero' preferito chiedere un aiuto esterno ai propri coetanei o, piu' spesso, ad un adulto, in ambito scolastico o famigliare. Le maggiori differenze tra bambini e bambine si riscontrano nel fatto che, prevedibilmente, i maschi vengono alle mani con il bullo piu' spesso rispetto alle femmine (14,1% contro 5,5%), mentre le femmine avvertono i loro genitori con maggior frequenza (11,1% contro il 5,7% dei maschi). La rabbia e' il sentimento che piu' comunemente i giovanissimi (31%) avvertono quando si trovano a dover affrontare una situazione di prepotenza ai danni di propri coetanei. Molti bambini affermano, inoltre, di provare pena per la vittima (28,8%) e paura (18,1%). Sostengono di provare divertimento e invidia per il bullo, invece, rispettivamente il 2,2% e l'1,9% dei bambini interpellati. Come si comporta chi assiste ad episodi di bullismo? Il 17,7% dei bambini afferma che, innanzi ad azioni di prepotenza, i propri compagni di scuola si spaventano mentre nel 16,5% dei casi il comportamento adottato e' quello di chiedere aiuto ai piu' grandi. Il 15,2% dei bambini dichiara che tra compagni si manifesta spesso un atteggiamento di disapprovazione che li spinge ad aiutare la vittima. All'incirca un bambino su dieci (9,5%) sostiene, al contrario, che i propri compagni si divertono innanzi a scene di bullismo, il 5,1% che vige l'indifferenza mentre il 4% sostiene che i compagni disapprovano il gesto ma non agiscono per contrastarlo. Solo il 2,4% afferma che i propri compagni reagiscono dando man forte al bullo.
Segue il gruppo di minori a favore di una punizione per il bullo (17,7%) e di quanti credono sia necessario agire in gruppo per sostenere la vittima ogni qualvolta si verifichino episodi di prepotenza gratuita (10,6%). Solo il 3,3% pensa che il fenomeno possa essere fermato convincendo la vittima a reagire. I bambini a cui e' capitato di assistere ad episodi di bullismo a scuola sono meno di un terzo del totale (30%); il 66,3% dichiara invece di non aver mai assistito a questi episodi. Quando si trovano di fronte ad episodi di bullismo, generalmente gli insegnanti intervengono rimproverando i responsabili (26,1%), prendendo provvedimenti disciplinari (19,6%), parlandone con i genitori (16,6%). Nel 9,2% dei casi i docenti espongono il problema al Dirigente scolastico. Comunque, il 6,3% dei bambini afferma che gli insegnanti non si accorgono di nulla, il 2,8% riferisce invece che non intervengono. Piu' della meta' dei minori (56,2%) riferisce che a scuola gli insegnanti hanno parlato di bullismo. Significativa, d'altra parte, la percentuale dei casi in cui l'argomento non e' stato affrontato (39,9%). I bambini che riferiscono di aver sentito parlare di bullismo dai loro insegnanti a scuola sono decisamente numerosi al Sud (72,3%) ed al Centro (64,8%). RAPIMENTI E PERSONE SCONOSCIUTE IN TESTA ALLA CLASSIFICA DEI TIMORI - La paura di essere rapito si attesta in cima alla classifica con il 22,6%. Il 16,3% dei bambini ha poi paura di essere avvicinato da persone sconosciute, il 16,2% di essere coinvolto in attentati terroristici, il 13,9% di perdersi, il 13,5% di assistere a scene violente, il 12,6% di rimanere solo in casa e di essere picchiato da altri bambini/ragazzi.
Infatti, essi rivelano che nelle loro citta' c'e' traffico (abbastanza 32,5%, molto 26,1%) e inquinamento (abbastanza 29,3%, molto 26,8%). I piccoli hanno una buona considerazione degli altri. In particolare, credono che il loro parere venga preso in considerazione (abbastanza 38,9%, molto 16,9%) e che gli abitanti siano solidali tra loro (abbastanza 43,3%, molto 27,2%). Infatti, secondo quanto affermato dalla maggioranza dei piccoli, le persone non vivono isolate (per niente 53,6%, poco 29,5%) e non ci sono soggetti pericolosi (per niente 21,1%, poco 33%). Inoltre, essi dichiarano che nelle loro citta' ci sono spazi in cui muoversi liberamente anche senza il controllo di adulti (abbastanza 32,5%, molto 16,7%). I bambini sono soddisfatti della presenza, nelle loro citta', di spazi verdi (abbastanza 36%, molto 24,9%), di parchi giochi (abbastanza 36,5%, molto 21,8%), di attrezzature sportive (abbastanza 38,3%, molto 30,5%) e di iniziative culturali (abbastanza 34,1%, molto 21%). Al contrario, essi dichiarano di non avere a disposizione biblioteche (51,6%, di cui per niente 19,4% e poche 32,2%) in cui poter leggere e arricchirsi culturalmente e spazi in cui sono presenti postazioni Internet disponibili a tutti (58,1%, di cui per niente 27,7% e poco 30,4%).
La 'citta' dei bambini' ideale dovrebbe avere, secondo i diretti interessati, tanti luoghi in cui giocare e incontrarsi (26,3%) e un ambiente urbano meno inquinato (25,9%). Ci dovrebbero essere maggiori occasioni di sport e divertimento (13,4%), ma anche eventi culturali (11,8%), piu' parchi e spazi verdi (11,2%) e un numero maggiore di vigili e poliziotti in grado di garantire la sicurezza nelle strade (8,9%). Per quanto riguarda gli adolescenti, i telefonini (96,2%) e i computer (93%) risultano essere strumenti indispensabili nella vita quotidiana dei ragazzi. Solo il 3,2% e il 5,4% affermano di non avere rispettivamente il telefonino o il pc. Cosi' come e' oramai diffusa la navigazione sul web: nell'81,9% dei casi, i pc sono collegati ad Internet, mentre l'85,2% dei ragazzi ascolta musica con il proprio lettore mp3. Non conoscono ancora grande diffusione i televisori al plasma: il 66,5% degli adolescenti in ca non ne ha.
Inversione di rotta nel caso delle console portatili e dei videogiochi: ne possiede almeno una il 69,5% dei maschi a fronte del 39% delle ragazze. Il 31% degli adolescenti utilizza il cellulare fino ad un'ora al giorno, il 15,3% da 1 a 2 ore, l'11,2% da 2 a 4 ore e addirittura il 30,8% dedica piu' di 4 ore della propria giornata all'uso del cellulare. Il 42,4% guarda la tv da 1 a 2 ore al giorno, il 24,7% la segue mediamente da 2 a 4 al giorno e addirittura il 9% la guarda per piu' di 4 ore. I ragazzi trascorrono una parte consistente della propria giornata in Rete: il 26,5% naviga fino ad un'ora al giorno, il 22,5% da 1 a 2 ore, il 16,5% da 2 a 4 ore ed il 12,9% per piu' di 4 ore al giorno. I giovani ascoltano poi musica con il proprio lettore mp3 fino ad un'ora al giorno nel 39,2% dei casi; lo stesso tempo viene dedicato al gioco con la console nel 26,1% dei casi. Il 32,2% e il 28,9% preferisce trascorrere rispettivamente fino ad un'ora e tra una e due al giorno guardando un film con il proprio lettore dvd. Il 33,8% degli adolescenti ha incominciato ad utilizzare Internet tra i 9 e gli 11 anni, l'8,9% addirittura tra 6 e 8 anni. Il 45,9% afferma invece di aver incominciato a connettersi quando aveva un'eta' compresa tra 12 e 15 anni
Un adolescente su due (50%) comunica tramite posta elettronica; il 51,9% preferisce la lettura dei blog. Meno frequenti la partecipazione ai giochi di ruolo (16,6%) e la partecipazione ai forum (18,3%). Internet viene poi usato dai ragazzi per giocare con i videogiochi (38,9%) e per fare acquisti on line (21,7%). L'11,5% degli adolescenti e' stato molestato o ha dichiarato di aver ricevuto proposte oscene da un coetaneo; nel 7,7% dei casi l'autore delle molestie era un adulto conosciuto in Rete. L'8% degli adolescenti ha incontrato in chat un adulto che si dichiarava suo coetaneo. Al 18,5% dei giovani e' capitato di incontrare dal vivo coetanei conosciuti in Rete, mentre al 3,6% e' successo di conoscere dal vivo adulti conosciuti su Internet. Frequentare chat e community per conoscere persone e' il modo utilizzato dal 42,9% degli adolescenti, contro il 55,2% che non l'ha mai fatto. Ma come reagiscono i ragazzi se qualcuno conosciuto in Rete li infastidisce o li molesta? Il 58,4%, per troncare ogni contatto con il soggetto conosciuto in Rete evita la chat, il forum o il sito dove l'ha conosciuto (13%) o comunque decide di non rispondere (45,4%). La soluzione adottata dal 19,8% degli adolescenti e' quella invece di invitare il molestatore a non dare piu' fastidio. Pochi preferiscono parlarne con un adulto (3,1%) o con un coetaneo (1,9%). Il 2,2% e' invece convinto che non possa accadere nulla e continua la conversazione.
Anche il corpo docente risulta preparato 'abbastanza' e 'molto' nel 48,1% e nel 10,2% dei casi. Solo il 3,8% degli adolescenti non e' in possesso di un cellulare, il 95,9% ne ha uno. In particolare, il 59,2% ne possiede uno tradizionale, il 14,5% ha un telefonino Umts, il 12,6% e' provvisto di un video-telefonino e il 7,9% dispone di piu' di un tipo di cellulare. Il 36,9% ha avuto il primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, seguiti da quanti hanno un cellulare dall'eta' di 12-13 anni (26,9%) e da chi invece ce l'ha da quando di anni ne aveva 8-9 (22%). Il 4,9% dei ragazzi dichiara, inoltre, di aver ricevuto un cellulare tra i 6 e i 7 anni, il 4,4% tra i 14 e i 15 anni, il 3,4% in eta' prescolare e solo lo 0,2% dopo aver compiuto i 16 anni. A quali usi e' destinato un cellulare nelle mani dei ragazzi? Si usa soprattutto per inviare sms (94,9%), chiamare genitori (94,5%) e amici (92,8%). Altri usi comuni sono le fotografie (86,6%), gli squilli (83,6%), i filmati (73,7%), gli mms (55,2%) e i giochi (46,7%). Meno frequente l'abitudine di scaricare loghi e suonerie (11,4%), l'uso di Internet (8,2%) e la visione di programmi televisivi (6,8%).
La percentuale di quanti affermano di non aver giocato con videogiochi non adatti alla loro eta' (55,1%) supera di ben 11,3 punti percentuali quella relativa al gruppo di quanti sostengono, al contrario, di averci giocato. La maggior parte dei giovani (34,2%) pensa che i videogiochi violenti non siano adatti ai bambini; segue il gruppo di quanti ritengono che la violenza del videogioco possa indurre effetti negativi sul comportamento (27,8%). Un giovane su 5 circa (20,1%) reputa divertenti i videogiochi violenti. L'11,6% degli adolescenti pensa che il videogioco violento possa servire a fare scaricare la rabbia mentre il 5,5% che induca nel giocatore un senso di forza e potenza. Riguardo ai contenuti dei media, il 79,4% afferma di provare poco (31,5%) o nessun (47,9%) fastidio nei confronti di mostri e zombie (contro il 19,4% che afferma il contrario); il 70,2% e' disturbato poco (29,9%) o per nulla (40,3%) da scene di sesso sullo schermo (contro appena il 28,2% che ritiene di essere turbato da immagini del genere); il 67,3% e' turbato poco (30,9%) o per nulla (36,4%) da immagini di persone che litigano in maniera accesa (contro il 21,2% che afferma il contrario); sangue e ferite provocano poco (30,2%) o nessun (35%) fastidio secondo il 65,2% dei ragazzi (contro il 33,2%); volgarita' e parolacce inducono disturbo solo al 35,4% degli adolescenti, mentre il restante 62,7% afferma di provare poco (27,9%) o nessun (34,8%) fastidio innanzi a scene del genere. Il 61,2% dei giovani ha poi affermato di provare poco (29%) o nessun (32,2%) fastidio innanzi a immagini di guerra contro il 37,2% che si dice molto o abbastanza turbato. PREPOTENZA FREQUENTE TRA I GIOVANI - Il bullismo rappresenta una prepotenza che si ripete spesso (82,1%) contro un compagno piu' debole. Il 10,9% dei ragazzi ritiene che si tratti di un'azione illegale. In pochi minimizzano la gravita' di questi comportamenti: il 3,7% parla di un litigio o una presa in giro tra compagni, l'1,9% di un gioco tra compagni. Le forme di prevaricazione sperimentate con maggior frequenza sono le provocazioni e/o prese in giro ripetute (21,6%), le offese immotivate ripetute (17,9%), i brutti scherzi (14,4%). Gli atti di bullismo di cui i ragazzi si dicono piu' raramente vittime sono le percosse (2,8%) ed i furti di denaro (4%). Gli adolescenti che riferiscono di aver subi'to atti di bullismo indicano come responsabile soprattutto un proprio coetaneo di sesso maschile (11,2%). Il 7,3% parla invece di un ragazzo piu' grande, il 7% di un gruppo di maschi. Seguono una coetanea di sesso femminile (5,3%) ed un gruppo misto (3,8%). I maschi hanno subi'to atti di bullismo soprattutto da parte di un coetaneo maschio (14,9%), di un ragazzo piu' grande (11,3%), o di un gruppo di maschi (9%). Le femmine indicano invece quasi con la stessa frequenza un ragazzo della loro eta' (8,1%) ed una ragazza della loro eta' (7,6%); segue un gruppo di maschi (5,2%). Quasi un adolescente su quattro, vittima di bullismo, afferma di non aver reagito (24%). Il 17,7% ha detto al bullo di smetterla, il 14,6% e' venuto alle mani con il bullo; meno elevata la quota di chi ha avvertito un insegnante o il dirigente scolastico (7,8%), i propri genitori (6,5%) o ha chiesto l'aiuto di altri compagni (5,8%). VITTIME PREDILETTE DEI BULLI SONO GAY, STRANIERI, DISABILI E 'SECCHIONI' - Omosessuali, stranieri, disabili e 'secchioni', queste le vittime predilette dei bulli. I ragazzi che non sanno difendersi sono i piu' esposti agli episodi di bullismo (28,9%). Altri elementi di vulnerabilita' vengono individuati dai ragazzi nell'essere omosessuale (18,1%) e nell'appartenere ad un'altra cultura (15,3%), seguono l'essere diversamente abile (8,4%) e l'andare benissimo a scuola (5,7%). Sono invece poco rilevanti, a giudizio degli intervistati, la scarsa avvenenza (2,1%) ed un fisico gracile (2,2%). Secondo il 12,5% nessun ragazzo in particolare sarebbe piu' a rischio di altri. Oltre un terzo dei ragazzi intervistati (36,9%) afferma di aver assistito ad episodi di bullismo nella propria scuola, il 62,3% dichiara invece il contrario. La piu' alta percentuale di ragazzi che hanno assistito ad atti di bullismo a scuola si trova nelle Isole: 48,1%, ovvero quasi la meta' del campione considerato. Valori piu' bassi si registrano al Centro (38,7%), al Sud (38,4%) e al Nord-Est (38,1%), mentre al Nord-Ovest i ragazzi testimoni di bullismo scolastico sono meno numerosi (27%). Qual'e' il comportamento degli insegnanti? La decisione prevalente riguarda i provvedimenti disciplinari, come note o sospensioni (29,8%). Il 18,8% dei docenti rimprovera il responsabile, mentre il 13,9% non si accorge di nulla ed un altro 8,9% non interviene. In altri casi gli insegnanti parlano con i genitori dei bulli (9,5%) o si rivolgono al dirigente della scuola (8,7%). sostenga di non essersi mai sentito in pericolo, il 38,3% di essi confessa di essere stato protagonista di una situazione in cui si e' sentito messo a rischio o ha dovuto fronteggiare una situazione di emergenza. Il 39,2% dei bambini non si e' sentito al sicuro andando in giro per la citta', il 23,8% restando a casa, il 14,5% non sa o preferisce non rispondere, il 10,1% a scuola, il 7,6% ha risposto 'altro' (in vacanza, al mare, al supermercato) e il 4,8% si e' sentito in pericolo navigando in Internet. Il 42% dei bambini ha risposto di essersi rivolto ai genitori o comunque ad una figura adulta degna di fiducia, il 14% ha conservato il segreto, decidendo di non parlarne con nessuno, il 9,5% ha preferito contare sulle proprie forze, difendendosi da solo, il 6,9% ha confidato l'accaduto ad un amico e una minoranza (il 3,2%) ha chiamato un numero di emergenza. Come si comportano i bambini se uno sconosciuto in macchina offre loro un passaggio? Il 49,8% non accetterebbe e andrebbe via, il 22,7% aumenterebbe il passo, ignorando lo sconosciuto, il 16% direbbe all'uomo di aspettare e andrebbe a chiamare un genitore, il 5,9% non sa come si comporterebbe in una situazione simile o preferisce non rispondere al quesito, il 2,9% accetterebbe il passaggio e salirebbe in macchina.
Nel 25,8% dei casi si tratta di realta' scolastiche che ospitano quattro (4,6%) o piu' (21,2%) bambini di diversa nazionalita' per classe. I valori calano lievemente per le aule in cui a seguire le lezioni vi sono da uno a tre alunni provenienti da altri paesi (uno 19,1%, due 12,6%, tre 4,1%). Sono piu' di quattro i bambini di nazionalita' straniera nelle aule scolastiche nel Nord-Ovest (42,7%) e nelle Isole (34,6%), seguite da quelle delle regioni del Nord-Est (21,9%). Nel Centro Italia, invece, e' particolarmente elevata la percentuale di aule nelle quali non vi e' alcun bambino proveniente da altri paesi europei o extra-europei (51,2%). Si discostano, con il 5,3% in meno, le regioni del Sud e le Isole, entrambe con una percentuale pari al 45,9%. Il 66% delle volte i bambini di nazionalita' diversa da quella italiana, dopo aver superato l'iniziale e fisiologico periodo di adattamento, si sentono perfettamente a loro agio in classe. A tale dato, va aggiunta la percentuale del 12,5% dei casi in cui il bambino non avverte affatto i problemi legati all'integrazione e, fin dal primo momento, non incontra alcun ostacolo nel relazionarsi con gli altri compagni. Percentuali decisamente meno elevate caratterizzano, invece, situazioni in cui i bambini stranieri faticano ad integrarsi con i compagni (8,3%) o, viste le difficolta' incontrate, decidono di abbandonare la scuola (1,4%). LA SCUOLA COME LABORATORIO DI INTEGRAZIONE - Tra alunni italiani e stranieri l'amicizia e' il legame prevalente. La maggioranza ha dichiarato di aver instaurato un rapporto di amicizia (54,8%) e di provare simpatia (12,6%) o interesse (2,5%). Ma ci sono anche casi in cui il processo di integrazione si scontra con sentimenti meno cosmopoliti: il 3,4% dei bambini intervistati si dimostra indifferente nei confronti dei compagni stranieri, oppure prova fastidio (1,3%), paura o antipatia (1%). Inoltre, il 17% del campione varia il suo comportamento e la natura dei sentimenti in funzione dei diversi casi particolari. Nel 52,6% dei casi la scuola organizza iniziative che facilitano l'accoglienza e l'inserimento dei bambini provenienti da altri paesi e solo nel 10,9% delle volte si e' constatata una carenza di questo tipo. Appare, poi, particolarmente elevata la percentuale dei piccoli intervistati che dichiara di non sapere se all'interno della scuola vengano portati avanti progetti in tal senso. CON LE NUOVE TECNOLOGIE CRESCONO I 'CYBERBULLI' - La reazione piu' comune degli adolescenti, quando assistono ad un episodio di bullismo, e' la rabbia (40,7%), seguita dalla pena per la vittima (26%). Il 13,3% riferisce di provare disapprovazione, il 6,7% paura, il 5,8% indifferenza. Sono pochissimi i ragazzi che affermano di provare ammirazione (0,1%) o invidia (0,3%) per il bullo, oppure di divertirsi (1,9%). Ben il 21,4% degli adolescenti afferma che i propri compagni si divertono, il 15,5% che disapprovano senza intervenire, il 12,1% che rimangono indifferenti, l'11,4% che disapprovano e aiutano la vittima. Nel 7,7% dei casi i compagni si allontanano per non essere presi di mira, nel 6,8% si spaventano, nel 4,7% chiedono aiuto, nel 2,5% danno man forte ai bulli. La strada piu' efficace per fermare il bullismo e' punire i bulli (29,5%); al secondo posto si colloca una soluzione che fa leva sul sostegno offerto dal gruppo alla vittima (22,2%); al terzo la richiesta di aiuto agli adulti (17,6%). Il 13,9% dei ragazzi suggerisce di parlare con il bullo e convincerlo a non farlo piu'; per il 5,6% occorre invece dire alla vittima che deve reagire. Sms o e-mail offensive o minatorie, creazione di siti Internet sui quali vengono diffuse immagini o filmati compromettenti per la vittima: sono i mezzi utilizzati dai bulli che agiscono attraverso le nuove tecnologie, i cyberbulli. La maggior parte dei ragazzi non ha mai utilizzato Internet o il cellulare per inviare o diffondere messaggi, foto o video offensivi o minacciosi (93,7%), mentre il 5,4% ha dichiarato di averlo fatto raramente (3%), qualche volta (1,7%) o spesso (0,7%). Piu' diffusa la pratica di diffondere informazioni false su un'altra persona: il 13,2% degli adolescenti ha affermato di compiere raramente (9,6%), qualche volta (2,3%) o spesso (1,3%) azioni di questo tipo. Il 10,8% utilizza la Rete per escludere una persona da un gruppo on line CONTRO I BULLI ADOLESCENTI CHIEDONO AIUTO A COETANEI O GENITORI - Il 49,7% dei 'cyberbulli' preferisce il cellulare, mentre il 40,3% sceglie di sfruttare la Rete. In particolare, il 19% dei cyberbulli agisce sulle chat o attraverso i siti di instant messaging (9,5%); l'8,2% tramite blog (3,8%), forum (2%) e e-mail (2,4%); il 3,6% fa il prepotente attraverso giochi di ruolo on line. Le vittime del cyberbullismo lamentano di aver ricevuto o di essere venuti a conoscenza dell'esistenza di informazioni false sul proprio conto, trasmesse tramite Internet o il cellulare (22,5%); all'8,5% sono stati recapitati messaggi offensivi o minacciosi, mentre il 4,1% afferma di essere stato escluso da gruppi on line. La maggior parte non ha idea di chi possa essere a perpetrare simili azioni nei loro confronti (37,6%). Tali azioni vengono portate avanti piu' spesso da persone che la vittima conosce poco (19,7%) o, piu' raramente, da amici e compagni di scuola (11,4%). A chi si chiede aiuto? I ragazzi confidano piu' spesso l'accaduto ad un coetaneo (25,5%), oppure, cercano l'aiuto dei genitori (21,5%). Molti invece preferiscono non farne parola con nessuno (22,1%). Poca fiducia viene riservata, inoltre, agli insegnati (il 7,2%) e ai fratelli o alle sorelle (5,7%).
Questi ultimi dichiarano invece di assumere alcol spesso (8,3% contro 7,4%) o addirittura tutti i giorni (2,4% contro 0,4%). La maggior parte degli intervistati dichiara di aver bevuto per la prima volta un bicchiere di birra/vino tra gli 11 e i 14 anni (45,7%), il 24,8% dopo i 15 anni, mentre ha vissuto in tenera eta' questa esperienza il 17,8% dei giovani. Solo il 5,5%, dichiara di non aver mai bevuto un bicchiere di birra o vino. Gli alcolici si bevono prevalentemente in occasioni di feste e ricorrenze (49,6%) o quando si e' in compagnia di altre persone (27,9%). Bevono perche' ne hanno voglia o durante i pasti rispettivamente il 16,3% e il 3,9% dei giovani. L'83,1% dei ragazzi sostiene di non essersi mai messo alla guida di un motorino o di un'auto dopo aver bevuto alcolici. E' capitato raramente o qualche volta rispettivamente al 6,8% e al 5,2%. Da non sottovalutare il 3,1% di giovani ai quali e' capitato spesso di guidare dopo aver consumato bevande alcoliche. Piu' prudenti le ragazze: l'88,3% non ha mai guidato dopo aver bevuto, contro il 76,6% dei coetanei maschi. LA PAURA PIU' GRANDE TRA I GIOVANI E' DI ESSERE VIOLENTATI - I maschi dichiarano, con maggior frequenza, di non aver mai accettato un passaggio dal conducente di un veicolo che avesse bevuto alcolici (67,2% contro 62,1). Per contro il 13,5% delle ragazze e il 10,6% dei ragazzi affermano di averlo fatto solo qualche volta, mentre il 4,3% delle prime contro il 3,9% dei secondi dichiara di farlo spesso. L'84,3% degli adolescenti non e' mai stato aggredito da un coetaneo, rispetto al 10,5% che ammette di esserlo stato, seppur raramente, e il 3,5% che dichiara di essere stato vittima di aggressioni da parte di altri ragazzi solo qualche volta. Lo stesso si puo' dire per le aggressioni subite da parte di un familiare: 85,8% e' la percentuale di quanti hanno risposto 'mai', contro l'8,7% che risponde 'raramente' e il 3% 'qualche volta'. Le aggressioni da parte del partner, di adulti sconosciuti o conosciuti sono ancora piu' insolite: il 93,3% non e' mai stato oggetto di aggressioni da parte di adulti conosciuti; il 92,6% non e' mai stato aggredito dal partner e il 92% non ha mai ricevuto attacchi da parte di soggetti sconosciuti. La paura piu' grande? Essere violentati. La paura piu' frequente risulta quella di essere vittima di violenze sessuali (17%), seguita dal timore di essere importunati da sconosciuti (11%) e di essere rapiti (9,7%). Le paure piu' lontane dai ragazzi sono, invece, quella di essere picchiati da altri coetanei (il 62% non l'ha mai provata) e quella di essere coinvolti in attentati terroristici (il 60,6% non l'ha mai provata). PER GLI ADOLESCENTI MATERNITA' NON VUOL DIRE RINUNCIARE AL POSTO DI LAVORO - La maggioranza degli adolescenti riferisce di non essersi mai sentita in pericolo (51,6%). Il 47,2% dei ragazzi ha pero' vissuto una situazione di pericolo mentre la percentuale dei bambini non superava il 38,3%. In situazioni di pericolo solo il 29,7% dei ragazzi chiama i genitori o un altro adulto di fiducia. Il 23,1% degli adolescenti parla con un amico. Nel 22,1% dei casi i ragazzi si difendono da soli. Il 17,1% si chiude in se stesso e non ne parla con nessuno. Sporadici sono i casi in cui il soggetto si affida alle autorita' competenti chiamando i numeri di emergenza (1,7%). Per il 79,4% degli adolescenti, uomo e donna dovrebbero collaborare il piu' possibile nella gestione della famiglia o mantenere una parziale distinzione dei ruoli (11,1%). Soltanto il 2,6% pensa che i compiti domestici che spettino all'uomo e alla donna debbano rimanere distinti. L'86% delle ragazze ritiene necessario che uomo e donna collaborino, contro il 71,2% dei ragazzi. Il 79% degli adolescenti ritiene che una donna e' in grado di svolgere qualsiasi tipo di attivita' lavorativa ed il 75,9% si dice per niente (56,5%) o poco (19,3%) d'accordo sul fatto che il successo professionale sia importante piu' per l'uomo che per la donna. Inoltre, il 67,5% e' favorevole al fatto che le donne occupino posizioni di rilievo nella politica e nei vertici aziendali. Maternita', poi, non vuol dire rinunciare al proprio posto di lavoro per il 62,2% degli adolescenti che si dichiarano molto (30,8%) o abbastanza (31,4%) d'accordo con tale risposta, sebbene il 64,5% si esprima a favore di una completa realizzazione femminile nell'ambito della famiglia. Alla donna, inoltre, spetta il compito di prendersi cura della casa (47,7%). BUONE MANIERE, L'86% DEI RAGAZZI CEDE IL POSTO A SEDERE AD UNA DONNA - Le ragazze sentono di poter essere brave a svolgere qualsiasi tipo di mestiere (86,6% contro 69,7%) e di poter ambire ad occupare posizioni importanti nel mondo della politica e delle aziende (80,1% contro 51,9% del sesso opposto). I ragazzi, invece, vedono l'universo femminile maggiormente proiettato in un'ottica casalinga. Il 55,6% sostiene, cosi', che la cura della casa e' un compito che spetta prevalentemente alla donna (contro il 41,2% delle ragazze), la quale si sente realizzata soprattutto nell'ambito della famiglia (69,4% contro 60,6%). Uomini ai fornelli e donne alla presidenza della Repubblica? Gli adolescenti dicono si'. Nel 90,4% dei casi, non e' considerato 'strano' che un uomo si metta ai fornelli, ne' che si dedichi alla pulizia della casa (65,1%). Nessuna riserva, poi, per la possibilita' che una donna si arruoli nell'esercito o aspiri a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica (rispettivamente il 70,3% e il 76,5% degli intervistati). Inoltre, il 59,2% non trova inusuale che un uomo studi danza e l'80,8% che una donna giochi a calcio. Sono gli adolescenti, piu' delle ragazze, ad avvertire anomalo il fatto che un uomo studi danza (46,3% contro 33,9%) o che una donna possa diventare Presidente della Repubblica (28,4% contro il 17,5% delle adolescenti che condividono la stessa opinione). L'82,6% dei giovani ritiene che cedere il posto a sedere o il passo ad una donna sia un comportamento cortese da adottare; solo l'8,4% crede che si tratti di un dovere, mentre, per il 2,4%, e' un atteggiamento superato o addirittura una forma di discriminazione indiretta verso le donne (1,5%). Riguardo alla consuetudine che sia l'uomo a pagare il conto al ristorante, l'81,2% degli adolescenti pensa sia un comportamento gentile da mettere in pratica, oltre che un dovere (13%). Solo per il 2,6% si tratta di un'usanza superata che puo' costituire, in alcuni casi, un atteggiamento di discriminazione nei confronti delle donne (1,5%).
E' immorale e contro natura, invece, per l'11,6% ma solo l'1,9% afferma che andrebbe perseguita. Una coppia omosessuale ha diritto a sposarsi con rito civile per il 47,6% dei giovani, d'altra parte, la maggior parte (52,8%) ritiene che per una coppia stabile di omosessuali non sia un diritto adottare un bambino. Il 56,7% dei giovani nutre abbastanza (43,6%) o molta (13,1%) speranza di trovare un lavoro sicuro ed economicamente soddisfacente (contro il 42,2% che al riguardo ha poche speranze o addirittura nessuna speranza). Il 65,1% e' molto (21,4%) o abbastanza (43,7%) convinto che il futuro riservi la possibilita' a ciascuno di trovare il lavoro che piu' piace (contro il 34% che sostiene il contrario). L'82,2% si dice molto (30%) o abbastanza (52,2%) sicuro di vivere in futuro una vita sentimentale felice. Spera di realizzare i propri sogni, infine, oltre la meta' dei giovani (66,9%). La speranza di un mondo migliore? Un sogno. Rispetto alla societa', il 52,4% degli adolescenti nutre poche (41,7%) o nessuna (10,7%) speranza di vivere in futuro in un mondo migliore e il 68% ritiene che vi siano poche (51,1%) o nessuna (16,9%) possibilita' di cambiare la societa' grazie all'impegno mostrato da ciascuno. |
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