| NON SEMPRE I LAVORATORI PUBBLICI SONO INTOCCABILI. CENTINAIA DI TAGLI L'ANNO |
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| 13/05/2008 | |
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13 Mag. - I dipendenti pubblici, si dice, sono intoccabili, inamovibili, illicenziabili. Ma allora come si spiega che ogni anno nelle amministazioni italiane diverse decine, forse addirittura centinaia di persone perdono il posto? Non esistono cifre ufficiali e aggiornate, perché nessuno ha
mai fatto un censimento nazionale dei licenziamenti per giusta causa avvenuti
nel settore pubblico. Ma basta chiedere ai singoli enti per capire che
l'intoccabilità dello statale è una leggenda metropolitana.
Dove si licenzia. All'Agenzia delle Entrate negli ultimi sette anni sono stati licenziati 87 fra impiegati e funzionari. Perlopiù si erano macchiati di reati penali come corruzione o concussione, ma non mancano i licenziamenti per assenze non giustificate (due casi soltanto nel 2007, uno a Roma e uno in Lombardia) o per scarso rendimento. All'Agenzia del Territorio (una volta si chiamava catasto) contando soltanto i licenziati per assenteismo si arriva a 5 persone in due anni. Tre di questi, peraltro, non avevano mandato certificati falsi né avevano eluso i tornelli all'ingresso: semplicemente, erano stati in malattia per più di diciotto mesi, e in base al contratto dopo un anno e mezzo di assenza si può essere licenziati. La maggior parte dei funzionari puniti comunque sono quelli condannati per reati seri, soprattutto per corruzione. Si licenzia persino al Comune di Roma, che pure è stato recentemente additato dai giornali come il paradiso dei burocrati fannulloni. I lavoratori cacciati sono stati 33 in sei anni, perlopiù dipendenti finiti sotto processo per reati penali. Fra questi, cinque in verità erano stati assolti (per prescrizione), ma l'amministrazione Veltroni ha deciso di mandarli via ugualmente. Qualche mese fa il Dipartimento Funzione pubblica ha provato a fare un rilevamento a campione su quanto è avvenuto nel comparto della sanità fra il 2005 e il 2006. Su 215 Asl interpellate, si sono contati 49 licenziamenti, di cui 17 per assenze ingiustificate. Anche il sindacato ha compiuto una sua indagine parziale. Raccogliendo i dati fra le amministrazioni statali e locali, la Cisl ha individuato 127 persone cacciate nell'arco di un biennio, molti dei quali per assenteismo. Come è ovvio, queste cifre approssimative non bastano a esaurire il discorso. Se anche i licenziati fossero diverse centinaia all'anno, sarebbe una percentuale bassa rispetto a 3 milioni e 400 mila dipendenti pubblici. Ed è evidente che tanti disonesti e tanti scansafatiche continuano a farla franca. Si tratta di capire perché questo succeda e dove si può intervenire. "Le leggi già ci sono" ha detto più volte in questi giorni Renato Brunetta, nuovo ministro della Pubblica amministrazione. Se in alcune amministrazioni già oggi si licenzia, vuol dire che gli strumenti normativi per farlo esistono. Semmai ci si dovrebbe rivolgere ai dirigenti delle altre amministrazioni, quelle dove le misure punitive non vengono adottate mai, neppure quando è evidente che ce ne sarebbe bisogno.
Alcuni interventi legislativi e contrattuali però sono stati
proposti negli ultimi anni. Un nodo da risolvere, per esempio, è quello del
rapporto fra processo penale e licenziamento. Secondo la costituzione, anche
chi è stato condannato per corruzione con sentenza definitiva non può essere
licenziato se prima non è stato sottoposto a procedimento disciplinare. Ma
siccome i processi nelle aule di giustizia vanno per le lunghe, spesso il
condannato si salva perché nel frattempo il procedimento disciplinare va in
prescrizione. Per rimediare a questa disfunzione, l'ex ministro Luigi Nicolais
(il predecessore di Brunetta) aveva presentato un disegno di legge che
allungava i tempi della prescrizione e accelerava le procedure. Il
provvedimento è stato anche approvato da una delle due camere, ma il cammino si
è interrotto con la fine della legislatura. (Pietro Piovani)
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