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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 08.09.2008 ore 02:07
OLTRE L'80% DEI CINESI NON E' CONTRARIO ALLA CENSURA IN INTERNET Stampa E-mail
02/04/2008

2 Apr. - Secondo l'ultima ricerca di Pew Internet sulla situazione dell'internet in Cina, i cinesi non sono del tutto contrari alla censura. Più dell'80 per cento degli interrogati ha dichiarato di essere d'accordo sul controllo e l'85% si dice favorevole fatto che sia il governo a occuparsene.

censored280x200.jpgDiamo così per scontato il valore della libertà di parola, di informazione e quindi anche di navigazione che in pochi si chiedono prima di condannare la censura, se è del tutto sbagliata. Invece non per tutti è un male assoluto: il centro di ricerca Pew Internet and American society è andato a chiederlo alle vittime dei controlli della rete, vale a dire i cinesi. Il risultato parla chiaramente: più dell'80 per cento degli interrogati ha dichiarato di essere d'accordo sul controllo esercitato sull'internet e l'85 per cento si dichiara d'accordo sul fatto che sia il governo a occuparsene. Risposte sincere o dettate da un prudente conformismo?

Difficile dirlo. Fatto sta che la ricerca è stata effettuata in modo accurato ma è sfuggita al controllo governativo. In Cina esiste una legge secondo la quale sia le tematiche che gli interpellati devono essere supervisionati. Sara forse per questo che così tanti hanno risposto di accettare di buon grado ogni controllo? Tuttavia, assicurano gli autori dello studio, dati interessanti e realistici emergono comunque, anche se domane più esplicite e rivelatrici non sono state chieste.

La percezione della rete, del suo significato e dei possibili usi, è il nocciolo della questione. Il controllo sulla libertà di navigazione è percepito dai cinesi come non limitante, probabilmente perchè i cittadini non considerano l'internet come una fonte di apprendimento, informazione e istruzione. A differenza di un abitante di New York, un abitante Pechino - secondo gli autori della ricerca - si sente confortato dall'idea di non perdersi nel marasma delle informazioni, o di non incappare in virus informatici. Insomma, meglio essere guidati (anche se dal governo) che entrare e navigare allo sbaraglio. E quest'ipotesi è dimostrata anche da alcuni dati: nel 2003 il 52 per cento degli intervistati si fidava delle informazioni e dei contenuti online. Oggi è solo il 26 per cento a credere a ciò che legge.

Ma di che cosa hanno paura i cinesi? Il 61 per cento degli intervistati teme la navigazione compulsiva, insomma la dipendenza. Il 43 per cento pensa che la rete porti a cattive amicizie e il 42 per cento la ritiene un pericolo la privacy personale. Quasi tutti, invece, pensano che internet non sia luogo adatto ai bambini (il 93 per cento).

Il governo cinese da anni esercita restrizioni su siti e servizi. Molti quotidiani online non sono accessibili come anche i blog che trattano di politica. Wikipedia, Technorati e altri servizi informativi sono bloccati da firewall. Inoltre, tutto quello che potrebbe danneggiare la solidarietà, promuovere superstizioni, incitare alla violenza, denigrare la cultura cinese o avvicinare alla pornografia, è bandito (Visionpost)

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