| OLTRE L'80% DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE BOCCIA LA CLASSE POLITICA. |
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| 08/04/2008 | |
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8 Apr. - Il mondo delle piccole-medie imprese italiane, «spina dorsale» del
sistema economico nazionale, boccia senza appello la classe politica
che ha governato il nostro Paese in questi anni. È in sintesi il
risultato di un sondaggio realizzato dall’Università Cattolica di
Milano nel periodo 25 febbraio-25 marzo 2008, su un campione di 1200
imprese con fatturato compreso tra 20 e 400 milioni di euro, equamente
divise sul territorio italiano.
L’Asam - l’istituto di indagini
dell’Ateneo milanese - ha sottoposto via e-mail ai titolari delle
aziende un questionario di dieci domande, tutte incentrate sulla
capacità della classe politica di rispondere in modo efficace ad
altrettanti temi ritenuti fondamentali per lo sviluppo.I dati dell’inchiesta sono stati elaborati e raggruppati in quattro macro-aree corrispondenti alle regioni di Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Sud (isole comprese).
Scendendo nel dettaglio, sulla capacità di esprimere
una classe dirigente in grado di guidare il Paese il giudizio è
praticamente «bulgaro»: la classe politica è stata stroncata dal 98%
delle Pmi nel Nord-Ovest, 96% nel Nord-Est, ma anche dall’83% del
Centro e dall’81% del Sud.
Sul tema delle infrastrutture, cui il
sistema produttivo è da sempre sensibile, la batosta tramortisce: oltre
il 90% del campione, indipendentemente dalla dislocazione geografica,
ha ritenuto la classe dirigente incapace di sviluppare un adeguato
sistema infrastrutturale che possa migliorare la competitività.
Ma il
giudizio senza appello nei confronti del governo uscente arriva alle
domande sulla capacità di introdurre sgravi fiscali alle aziende e di
semplificare gli obblighi burocratici: sul primo punto le Pmi sono
deluse per l’85% nel Nord-Ovest, il 90 al Nord-Est, il 91% al Centro e
addirittura il 95% al Sud; sul secondo la sfiducia è al 70% nel
Nord-Ovest, 65% nel Nord-Est, per risalire al 70% delle imprese del
Centro e al 72% del Sud.
L’unico apprezzamento, evidentemente rivolto al governo Berlusconi che intervenne con la «legge Biagi», riguarda la capacità di introdurre misure di flessibilità del lavoro, con un’approvazione dell’operato che raggiunge l’80% al Nord-Ovest, il 70% nel Nord-Est, il 76% al Centro e il 77% al Sud. (Il Giornale) scritto da raffaele, aprile 08, 2008 tutti bocciano ,tutti parlano e poi quando vanno in politica fanno le stesse cose che adesso commentano.Purtroppo questo malcostume investe tutti settori e tutta l'Italia.Se ognuno facesse bene il suo lavoro forse sarebbe meglio..... |
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