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Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 02:00
OSSERVASALUTE 2007: ITALIA SEMPRE PIU' DIVISA NELLA GESTIONE DELLA SALUTE Stampa E-mail
26/02/2008
27 Feb. - Progressiva divaricazione e assenza di specifici percorsi di convergenza: è così che appare la sanità italiana con un sistema sempre più eterogeneo nelle performance economico-finanziarie, come testimoniato da spesa sanitaria, avanzi e disavanzi, modalità di allocazione delle risorse, equilibri/squilibri economici delle aziende, nelle varie Regioni.
osservasalute280x200.jpgLe differenze che allontanano sempre di più le Regioni seguono talvolta un chiaro gradiente Nord – Sud (come per la spesa sanitaria rispetto al PIL, col valore massimo registrato in Campania – dati 2004 – pari al 9,89% più che doppio del valore minimo, registrato in Lombardia, pari a 4,46%), altre volte (come per la spesa procapite) il confine tra Regioni a Statuto speciale e quelle a Statuto ordinario.

E l’Italia è divisa anche sul fronte dell’assetto istituzionale e organizzativo del SSN, situazione che indica una progressiva perdita di quell’unitarietà di approccio che ha rappresentato uno dei fondamenti essenziali nella costituzione del SSN.

È la situazione che emerge dalla quinta edizione del Rapporto Osservasalute (2007), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all'Università Cattolica. Pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 287 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere ed Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

Qualche esempio? La distribuzione del personale amministrativo nelle aziende, indicativa della capacità di gestione delle risorse disponibili in modo appropriato: una forte eterogeneità nell’incidenza di questa tipologia di personale tra Regione e Regione: infatti se in media circa l’11,82% dei dipendenti delle ASL e Aziende Ospedaliere italiane ricopre il ruolo amministrativo, si registra però una variabilità troppo elevata che oscilla da un minimo di 9,22% in Molise a un massimo di 15,51% in Valle d’Aosta, con una differenza di 6,29 punti percentuali, variabilità non spiegabile in base alla numerosità dei residenti in Regione.

E non è tutto, un altro dato che fotografa l’Italia divisa è quello sui disavanzi regionali: il SSN mostra ancora un disavanzo strutturale complessivo (pari a 43 € per persona, ovvero quasi 2,5 miliardi di € totali e con un incremento tra 2003 e 2006), non equamente distribuito, regioni del Sud, come la Calabria sono in avanzo, ma confrontando il dato con la spesa pro-capite questo avanzo, come accade per la Basilicata e in parte per le Marche, è probabilmente indice di “sottospesa”, a svantaggio dei cittadini. Alcune Regioni in difficoltà si sono rimboccate le maniche, producendo buoni risultati in termini di rientro da situazioni spesso disastrose. Tra queste spiccano la Provincia Autonoma di Bolzano e la Regione Molise. Non così Lazio e la Sicilia dove gli incrementi del disavanzo tra il 2003 e il 2006 sono rispettivamente di 159 e 141 euro.

Lo squilibrio macroeconomico dipende chiaramente da squilibri “strutturali” ancora presenti sia nelle ASL che nelle AO. Anche se la perdita media delle AO è inferiore rispetto a quella delle ASL questa situazione di squilibrio continua a persistere negli anni considerati nel Rapporto (2001-2005). Solo nelle Regioni a Statuto speciale (tutte tranne la Sardegna) il dato medio è stato positivo nel 2005 e in alcuni anni precedenti.

Solo la Lombardia, tra le Regioni a Statuto ordinario, mostra una situazione di pareggio sia per le ASL che per le AO. Nel Lazio nel 2005 la perdita delle ASL è stata in media di oltre 160 milioni di euro, il risultato peggiore a livello nazionale.

“Questi dati dimostrano ancora una volta la presenza di differenze estremamente marcate tra regioni – ha commentato il prof. Americo Cicchetti, ordinario di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica. La differenza si avverte tra le Regioni che negli anni hanno accumulato competenze tecniche per il governo del sistema unitamente a lungimiranza politica (vedi Emilia Romagna e Lombardia), quelle che invece pur partendo tardi hanno rimediato portando avanti coraggiosi piani di riequilibrio strutturale del sistema (come al Sud la Puglia) e quelle che invece non hanno mai affrontato seriamente le questioni essenziali del controllo della domanda e della ristrutturazione del sistema d’offerta.

Lazio e Sicilia sono un esempio dell’incapacità di avviare politiche di riequilibrio strutturale. Nel Lazio l’azione è stata tardiva, caratterizzata da un deficit di analisi dei fenomeni (soprattutto quelli economici) e dall’incapacità di distinguere - coraggiosamente e senza pregiudizi ideologici - la componenti ‘sane’ del sistema (pubbliche o private che siano) da quelle palesemente inefficienti ed inefficaci”.

“Queste disparità esistono anche nell’Assistenza territoriale – ha dichiarato il prof. Gianfranco Damiani, docente dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica – cosicché la visione della media nazionale effettivamente presenta dei limiti interpretativi. Le maggiori differenze si notano tra le regioni del Centro Nord e quelle del Sud. Tuttavia non è sempre possibile evidenziare un gradiente e spesso il fenomeno oggetto d’analisi ha una distribuzione a macchia di leopardo, o con realtà, anche, locali che possono spiccare indipendentemente dalla localizzazione regionale

Ciò è probabilmente attribuibile a una diversa velocità di sviluppo e modifica dei servizi sanitari territoriali in una logica di integrazione ospedale territorio.

È altresì importante segnalare un miglioramento sul fronte dell’assistenza territoriale: un trend in crescita a livello nazionale del numero dei pazienti trattati in ADI, nonostante comunque permangano notevoli disomogeneità”. (Osservasalute.it)

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